Rocaille Guide: la Toscana liberty di Galileo Chini

GUIDA ROCAILLE TOSCANA LIBERTY

Come per altre città d’Italia (Roma, PalermoPescaraMilano) e del mondo (PragaTbilisi) sono andata alla ricerca di quei “frammentati e disordinati barbagli dell’epoca felice” che possano in qualche modo far rivivere l’atmosfera della Belle Epoque.

Questa Guida Rocaille segue in particolare le tracce di un artista toscano, Galileo Chini, che ha molto lavorato nella sua regione, lasciando numerose opere. L’itinerario presentato dunque è incompleto ed include cinque luoghi in Toscana e uno in Emilia, le Terme Berzieri, che sono state eccezionalmente incluse nell’itinerario data la vicinanza. In queste terme fu anche girata una breve scena del film Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci con Robert de Niro e Dominique Sanda. 

L’articolo è stato scritto da Sarah Passacantilli (@secondaryimagination), con la collaborazione di Lucrezia Cortopassi (@saluti_da). 

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Galileo Chini, artista toscano

Galileo Chini (1873 – 1956) fu un artista poliedrico: ceramista, decoratore, illustratore, urbanista, pittore, scenografo e grafico. Un personaggio dalla dimensione espressiva cosmopolita che lo colloca, per interessi e vocazione, in un quadro internazionale o, più precisamente, intercontinentale. Questo rende le etichette artistiche spesso attribuitegli inesatte e svianti – in via comunque del tutto comprensibile, dal momento che il reticolato critico italiano dell’epoca non riusciva fisiologicamente a superare l’orizzonte concettuale della definizione di “artista liberty”.

È però necessario andare oltre questa geologia dell’immaginario italiano novecentesco e dirigersi verso il nucleo tellurico del genius loci di quel triangolo che ha il suo vertice in Salsomaggiore Terme e la base tra Viareggio, Borgo San Lorenzo e Antella, frazione di Bagno a Ripoli.

Galileo Chini all’Antella

La vita 

Galileo Chini nacque a Firenze nel 1873. Di origini modeste, frequentò dopo la morte del padre un corso di arti decorative alla Scuola d’Arte di Santa Croce e, saltuariamente, la Scuola Libera di Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Non conseguì un diploma, ma la Scuola fu un’esperienza cruciale e che gli consentì di avvicinarsi al Circolo degli Artisti frequentato anche da Plinio Nomellini, Telemaco Signorini, Sem Benelli e Giuseppe Graziosi. Ad esclusione di queste due esperienze accademiche, fu completamente autodidatta. Lavorò nella ditta di restauri dello zio paterno Dario fino al 1897 e successivamente nelle botteghe fiorentine di Amedeo Buontempo e Augusto Burchi.
Qui apprese tecniche di origine medievale già celebri internazionalmente tra gruppi artistici come quello dei Preraffaeliti, che avvicineranno Chini alla cultura artistica europea divulgata da pochissimo in Italia da riviste di settore come Emporium (fondata nel 1895 dal critico d’arte Vittorio Pica e considerata la risposta nostrana all’inglese The Studio), Arte Utile di Alfredo Melani, L’arte decorativa Moderna e Ver Sacrum.  Tra i suoi lavori di carattere neo-medioevale più significativi vi sono il Castello Torlonia a Serra Brunamonti in Umbria, il Palazzo Budini-Gattai e la sala di Casa Volpi a Palazzo Davanzati a Firenze (oggi una location per eventi), la Cappella Conti Guidi a San Francesco in Volterra.

Nel 1896, in risposta alla cessione della Società Ceramica Ginori di Doccia all’industriale Augusto Richard, fondò a Firenze con Giovanni Vannuzzi, Vittorio Giunti e Giovanni Montelatici la manifattura “Arte della Ceramica” (a cui sarà affiancata la dicitura “Fontebuoni” una volta che la produzione sarà spostata da Via Arnolfo a Firenze in località Fontebuoni), vicina per ideali al movimento inglese Arts&Crafts, basato su una rivalutazione dell’impegno creativo individuale e della tradizione artigianale locale in contrapposizione all’emergente e spersonalizzante industrializzazione dei processi. Il simbolo della piccola ditta era un melograno con le mani intrecciate, simbolo di fecondità e fratellanza. La produzione in ceramica, che vantava repertori figurativi tratti dalla tradizione preraffaelita e dalle opere Art Nouveau squisitamente europee, valse all’emergente manifattura dei prestigiosi premi nazionali ed internazionali, come la medaglia d’oro all’Esposizione Nazionale d’Arte di Torino nel 1898, il Grand Prix all’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1900, e riconoscimenti alle esposizioni di Gand, Bruxelles, St. Louis e San Pietroburgo. Nello stesso periodo Chini sposò Elvira Pescetti, da cui ebbe due figli, Isotta ed Eros. Nonostante il successo, nel 1904 abbandonò la Manifattura per divergenze con gli altri soci.

Dell’eredità di Chini, oltre la sua casa vacanze, rimane oggi la discendente diretta della sua ditta di ceramiche, inizialmente sotto il nome di Manifattura Chini, rinnovata poi con il contributo della ditta Pecchioli (www.pecchiolifirenze.com), ancora oggi Made in Tuscany e sotto la direzione di Vieri Chini e dei figli Mattia e Cosimo.

dettaglio del dipinto di Galielo Chini a Villa Pecori-Giraldi

1. Villa Pecori-Giraldi – Museo Chini
Piazzale Lavacchini, 1, Borgo San Lorenzo (FI)
chinimuseo.it

Con il cugino Chino, Chini fondò nel 1906 a Borgo San Lorenzo la Manifattura Fornaci San Lorenzo, il cui simbolo era una graticola (arnese su cui fu arso vivo il Santo omonimo) sormontata dal giglio di Firenze e dalla scritta “Chini & C. Mugello Italia” o soltanto “Mugello”. Oltre alle ceramiche, la Manifattura realizzava vetrate artistiche ispirate alle opalescenze dei lavori di Emile Gallè e ai riflessi metallici ed iridescenti dei Favrile Gass, la cui tecnica fu sviluppata per la prima volta da Louis Comfort Tiffany, primo direttore creativo della famosa azienda di gioielli Tiffany&Co., fondata dal padre Charles.

Chini progettava inoltre mobili in legno, con decorazioni in piastrelle e vetri e arredo d’interni, e collaborava con architetti importantissimi come Adolfo Coppedè e Annibale Rigotti. Sono del 1910 le committenze per la decorazione delle Terme Tamerici e dell’Hotel La Pace a Montecatini. La modernità sottile dell’impresa artistica di Chini risiedeva nella distribuzione dell’opera d’arte (non industrializzata) su larga scala e l’abolizione della distinzione accademica tra arti maggiori e arti minori laddove, antecedentemente, il legame espressivo tra diverse pratiche artistiche era appannaggio esclusivo di circoli intellettuali ristretti ed elitari come quello che si dipanava intorno D’Annunzio (si pensi a Ximenes e De Carolis): in altre parole, i suoi lavori introdussero lo stile Art Nouveau e lo stile delle secessioni mitteleuropee nelle case borghesi; le sue opere murali trovarono ampio respiro nei luoghi pubblici o sedi di incontri sociali quotidiani come terme, banche, hotel, dettandone lo stile e la ricercatezza.
Chini era anche pittore: una sua opera, La Primavera, comprende diciotto pannelli e quattro di questi si trovano nel bellissimo Museo Boncompagni-Ludovisi di Roma.

Oggi è possibile ammirare le ceramiche, gli oggetti in grès, i vasi e le vetrate policrome della Manifattura Fornaci proprio a Borgo San Lorenzo, e più precisamente a Villa Pecori-Giraldi dove ha sede il Chini Museo. La Villa, dalla facciata di gusto rinascimentale con una torre merlata, nacque sul luogo di un’antica costruzione dell’illustre famiglia dei Giraldi per poi diventare, nel 1748, di proprietà del Conte Antonio Pecori. Sarà poi donata nel 1979 dalla famiglia Pecori-Giraldi al comune di Borgo San Lorenzo.

La scelta della sede del Chini museo non è casuale: nella seconda metà dell’Ottocento furono proprio i capostipiti della famiglia Chini ad occuparsi della decorazione delle sale interne. A Pietro Alessio ed il figlio Pio sono state attribuite le decorazioni parietali a motivi floreali e geometrici; Leto Chini si occupò dei dipinti del salone di rappresentanza, di ispirazione medievale, e Tito Chini del restauro della villa; a Galileo Chini è invece attribuibile il ciclo decorativo con San Giorgio che uccide il drago ed una maiolica con il Volto di Cristo coronato di spine. All’interno sono esposti anche i caminetti con rivestimento a piastrelle delle Fornaci San Lorenzo; vi si accede tramite una saletta con scala elicoidale che conduce al piano superiore con le pareti decorate da un motivo a finta tappezzeria.

facciata Terme Berzieri

2. Terme Berzieri di Salsomaggiore
Piazza Berzieri, Salsomaggiore (PR)
www.termedisalsomaggiore.it

“A chi vi giunge per la prima volta, il Siam suscita un’impressione strana. Quei templi dalle mura bianche, dalle porte in oro, dalle finestre in mosaico vetrario e madreperla, dai tetti in ceramica policroma e dorata, sostenuti mediante ossatura di legni preziosi o laccati, con Budda e con Santi di bronzo dai colori di patina fosforescente, con statue di stranissimi simboli, per noi incomprensibili, sono cose che oltrepassano ogni descrizione. [..] I siamesi hanno tendenze artistiche e sono intelligentissimi cultori della musica e del teatro in particolare. Il loro re fu un appassionato raccoglitore di arte antica siamese di grandissimo valore. […] Le feste proseguirono per parecchi giorni, e così anche noi europei avemmo modo di addentrarci in quello che è il vero spirito dell’Oriente”. – G. Chini

Nel giugno 1911 Chini partì per Bangkok, ingaggiato dal re Rama V per decorare l’Ananta Samakhom Throne Hall, la sala del Trono del palazzo reale, dopo che lo stesso aveva visto ed apprezzato il suo allestimento per la “Sala del Sogno” alla Biennale di Venezia del 1907. Nei suoi diari descrive un luogo denso ed ammaliante in cui riconosce qualcosa di sé, un se stesso anteriore remotamente familiare; d’altronde un certo soffio artistico dal gusto orientale aveva già animato come un respiro lontano ma potente gli elementi decorativi della sua produzione ceramica dei primi anni del 1900. Lo stesso viaggio verso Bangkok – in particolare la tappa di Colombo, che visitò insieme alla nipote dell’artista preraffaelita Watts – non fece che amplificare la meraviglia di Chini verso l’Oriente, che si tradurrà in un rinnovo del suo linguaggio artistico. È proprio a Colombo, ed in particolare al Tempio Celeste, che nacque l’ispirazione per una scena che realizzerà per la prima della Turandot di Puccini. Già Gauguin e Bernard avevano subito l’influenza di ambienti intrisi di un primitivismo esotico e mistico, luoghi di fuga sentimentale “lontano dalla lotta europea per il denaro”, ma per molti artisti – specialmente italiani – il fascino di tali destinazioni tropicali rimaneva una fantasticheria. Figure orientali di danzatrici, notturni dorati, interni di templi in penombra, personaggi di corte in sfarzosi costumi, piante tropicali, draghi pirotecnici ed enigmatici mandarini rappresentano ufficialmente un abbandono del suo periodo simbolista per uno stile lirico più “interiore” e nostalgico. La festa per l’incoronazione del nuovo re Rama VI che lo aspetta a Bangkok rappresentò l’ispirazione maggiore per la decorazione della sala del trono.

Poco riconosciuta ma altrettanto importante è stata l’interruzione del suo soggiorno siamese nel 1912, anno in cui Chini tornò brevemente in Italia a causa di una malattia che colpì la moglie ed il cugino; in questo periodo si aggiornò sulle novità europee e preparò l’allestimento per la Biennale di Venezia del 1914, con dipinti dalle influenze orientali. Un momento cruciale, dopo il quale ottenne uno degli incarichi più importanti della sua vita: la realizzazione della facciata e degli interni dello stabilimento termale Berzieri di Salsomaggiore, un esempio unico di Art Decò termale, attivo ancora oggi e definito “le terme più belle del mondo”. Insieme ai suoi collaboratori più stretti come Francesco Aloisi e Guido Calori, realizzò un’opera monumentale, dal costo di circa 23 milioni di lire dell’epoca che fu inaugurato solo nel 1923. La varietà delle decorazioni fu talmente ingente da costringere Chini a rinnovare gli impianti di produzione delle Fornaci San Lorenzo. Vetrate, figure zoomorfe, danzatrici in costume, maioliche, i due dipinti raffiguranti l’Autunno e la Primavera sono solo alcune delle opere che Chini realizzò con estrema acribia ricreando in parte l’atmosfera complessiva dei luoghi poetici siamesi. Stupende anche le opere di Giuseppe Moroni, come il trittico raffigurante la dea Igea con le sue ancelle. Da visitare anche lo shop dello stabilimento, dal gusto Art Nouveau, in cui è possibile acquistare prodotti a base di acqua termale pura di Tabiano.

Hotel I Pini a Lido di Camaiore
Caffè Margherita, Viareggio
Ph: Lucrezia Cortopassi per @saluti_da

3. Casa vacanze a Lido di Camaiore – Hotel I Pini
Via Roma Capitale, 265, Lido di Camaiore (LU)
www.clubipini.com

Galileo Chini era uno spirito libero, dotato di una sensibilità straordinaria e di un’indipendenza intellettuale tale da permettergli di adottare, nel corso della sua vita, delle scelte stilistiche profondamente diverse tra loro. Analogamente, se in gioventù i numerosi viaggi, i prestigiosi riconoscimenti e la partecipazione ad esposizioni di importanza internazionale lo rendevano mondano e bon vivant, non deve meravigliare la sua scelta elitaria, di ritorno dal Siam, di costruire in un piccolo paese della Versilia, quello che diverrà il suo rifugio, un luogo tranquillo in cui ritirarsi. D’altro canto il trionfo individualista che aveva radici nel desiderio di scoprire luoghi incontaminati in cui appartarsi lontano dal glamour e dalle folle cittadine non era estraneo a molti artisti ed intellettuali dell’epoca: basti pensare a Monet a Giverny, d’Annunzio a Gardone Riviera, Sartorio a Fregene, Bonnard a Le Cannet.

Già verso la fine del 1800 Chini trascorreva a Lido di Camaiore le sue estati, in una piccola residenza in affitto a Via del Fortino; ma soltanto dopo che l’amico Plinio Nomellini gli suggerì di acquistare insieme una rigogliosa pineta, nella seconda decade del ‘900, iniziò a progettare e costruire proprio in quel bosco di pini quella che sarà la sua Casa Vacanze, di cui curerà anche gli interni e le decorazioni. La facciata è semplice ed ha echi secessionisti, mentre le griglie ed i cancelli racchiudono un giardino colmo di piante esotiche dai richiami squisitamente orientali, tanto che in un angolo costruisce una piccola pagoda.

Nonostante la scelta di ritirarsi, Chini frequentò tutti gli artisti e i personaggi più in vista della zona. Nelle foto scattate nella Casa Vacanze, all’ombra dei pini sorseggiavano tè e discutevano d’arte Plinio Nomellini, Eleonora Duse, Giacomo Puccini che qui compose parte della Turandot. Dello stesso periodo è la collaborazione chiniana con l’architetto Alfredo Belluomini per la riqualificazione della “passeggiata di Viareggio”, la zona arenile i cui edifici erano stati distrutti da un incendio nel 1917. Di questo periodo sono il Bagno Balena, il Gran Caffè Margherita e Villa Argentina, oggi sede di eventi e mostre.
La sua ultima mostra, una retrospettiva curata dal Comune di Pietrasanta è del 1956. 

Oggi la Casa delle Vacanze è la Residenza d’Epoca Hotel I Pini, ristrutturato nel rispetto della struttura originaria, e che conserva al suo interno in perfetto stato molti dei dipinti (come gli alberi della vita all’interno del salone e quelli a tema marino), affreschi con paesaggi versiliani e degli oggetti d’arredamento realizzati da Chini. 

Interni di Villa Argentina
Ph: Villa Argentina FB

4. Villa Argentina
Via Amerigo Vespucci, 44, Viareggio (LU)
www.villaargentinaviareggio.it

Villa Argentina, posizionata nei pressi della pineta di Viareggio, è un gioiello in stile liberty e modernista; deve il suo nome alle origini argentine della sua prima proprietaria, Francesca Racca Oytana, appassionata d’arte, che con la figlia Josefina Racca rilevò la struttura ampliando il nucleo originario su progetto di Alfredo Belluomini. Sulla facciata esterna è possibile ammirare i lavori di Galileo Chini, ovvero delle ceramiche decorate con putti e motivi floreali, prodotte dalle Fornaci di Borgo San Lorenzo.

Nel dopoguerra fu trasformata in una pensione, per poi essere chiusa ed infine abbandonata negli anni ’80, dopo il suo fallimento. Soltanto grazie alla Provincia di Lucca, dopo un lungo e delicato restauro, nel 2015 è stata restituita alla città di Viareggio rispettando il suo profilo originario. Al suo interno lascia senza fiato la Sala degli Stucchi con il ciclo pittorico Matrimonio Persiano dell’artista sardo Giuseppe Biasi; esternamente si può godere di un rigoglioso giardino con piante rare ed esotiche (tra cui l’albero dei coralli, il cui fiore è simbolo dell’Argentina).
La Villa è oggi sede di eventi e mostre; da poco è possibile celebrare al suo interno matrimoni ed unioni civili. È visitabile su richiesta.

Sala della Mescita alle Terme Montecatini
Ph: termemontecatini

5. Hotel La Pace e Terme Tamerici di Montecatini
Terme di Montecatini SPA
Viale Verdi, 41, Montecatini Terme PT
www.termemontecatini.it

Le Terme Tamerici devono il loro nome alle piante che furono trovate nel 1843 nei pressi della vena d’acqua che qui sgorgava. I primi proprietari furono i membri della famiglia Schmitz; nel 1902 l’impianto termale, dall’aspetto semplice e dimesso, veniva già utilizzato per i primi bagni. Nel 1909 fu restaurato sotto la direzione di Giulio Bernardini ed Ugo Giusti, che lo ampliarono creando il complesso di edifici dal sapore medievale che vediamo ancora oggi al centro del parco termale di Montecatini Terme, insieme alle Terme Torretta e Tettuccio.

Lo stabilimento è ricco di vetrate policrome e decorazioni in ceramica e grès realizzati da Chini. L’ambiente più distintivo del complesso è la Sala della mescita: Chini ne disegnò le piastrelle del pavimento ed i rivestimenti murali, oltre alle decorazioni del Padiglione circolare che sembra sia stato di ispirazione per il padiglione della villa La Capponcina di Firenze, residenza storica di D’Annunzio.

Sempre a Montecatini, Chini ha affrescato il Salone delle Feste dell’Hotel La Pace e ne ha realizzato la porta d’ingresso, in ferro e vetro.

6. Cimitero Monumentale dell’Antella
Via Montisoni 14, Antella, Bagno a Ripoli (FI)
Orari: Lun – Ven 8:00-20:00; Sabato 8:00-13:00
www.misericordia-antella.it

Il 23 agosto 1956 Chini morì a Firenze. È sepolto nel Cimitero Monumentale dell’Antella (frazione di Bagno a Ripoli), che lo stesso Chini, insieme a Tito e Leto, ha decorato con le sue pitture murali e le sue ceramiche su commissione della Confraternita della Misericordia. È il secondo cimitero monumentale della Toscana, dopo quello delle Porte Sante a Firenze: tuttavia è ancora poco conosciuto.
Costruito nel 1855 su iniziativa di Don Giuseppe Schiappini, fu affidato a diversi architetti tra cui Ugo Giovannozzi, Vittorio Moranduzzo e Giacomo Roster, quest’ultimo responsabile della costruzione del loggiato di ingresso con archi di volta sormontati da teschi. Illustri esponenti della nobiltà fiorentina (i membri delle famiglie Antinori, Capponi, Mori, Medici Tornaquinci), artisti di chiara fama (Augusto Burchi, Giovanni Corchi ed Elio Costa, Pio Fedi ed i fratelli Natali), letterati e politici costruirono qui numerose cappelle; nonostante questo la peculiarità del cimitero risiedeva nella volontà della confraternita di dar vita ad uno stile omogeneo che donasse onore artistico alle cappelle comuni, oltre quelle delle personalità di spicco dell’epoca.

Galileo Chini iniziò a lavorare alle decorazioni del cimitero nel 1908, prima della partenza per il Siam: tra i suoi lavori primeggia la cupola dell’arco centrale di ingresso, affrescata con una corona di angeli con vesti dorate che ricordano i primi lavori dell’artista, dal gusto medievaleggiante, e che accolgono simbolicamente il visitatore nel regno dei cieli. Ancora di Chini sono la Cappella di San Guido, la cui volta è decorata con dolcissimi cherubini che si stagliano su di un cielo stellato, la Cappella di San Matilde, la Cappella di Sant’Ambrogio con le vetrate artistiche e la cappella di San Michele Arcangelo, per la quale ha disegnato e realizzato la lunetta in maiolica. Di Tito Chini è la Cappella Galletti: il dipinto che la decorava, con Sant’Eufemia divorata dalle fiamme dell’estasi, è stato celato da un’altra opera per volontà dei proprietari attuali della cappella e non è purtroppo più in vista.

Nella Cappella dedicata a San Silvestro è sepolta invece la figlia di Galileo Chini, Isotta, che morì giovane: è raffigurata di spalle ai piedi della croce, inginocchiata insieme alle Pie Donne nel dipinto che sormonta l’altare. È questa una delle sue opere più cupe ed espressionistiche, ed è qui che è stato poi sepolto lo stesso Chini nel 1956 insieme alla moglie Elvira.

Non passano inosservati i lavori di altri artisti che hanno contribuito ad arricchire il Monumentale come Amalia Dupré (suoi sono gli angeli e la Madonna all’ingresso), Francesco Collina (autore della Pietà), Raffaello Romanelli e Venturino Venturi.
Tra le sepolture illustri sono poi da ricordare Fanny Targioni Tozzetti, musa di Giacomo Leopardi, che le dedicò il ciclo di Aspasia; il calciatore del Grande Torino Romeo Menti, che morì nella tragedia di Superga; Gaetano Piccioli, ristoratore prediletto di D’Annunzio; Jane Clairmont Clara May, amante di George Byron.

Fonti:
Fabio Benzi, Gilda Cefariello Grosso, Giuseppe Cordoni, Galileo Chini 1873-1956, Electa, 1987;
Maurizia Bonatti Bacchini, Galileo Chini e l’Oriente – Venezia Bangkok Salsomaggiore, Public Promo Service, 1995. 

 

 MUSEO CHINI A VILLA PECORI-GIRALDI: 

Ph: Chini Museo

TERME BERZIERI DI SALSOMAGGIORE:

CASA VACANZE A LIDO DI CAMAIORE: 

VIAREGGIO LIBERTY:

Caffé Margherita
Ph: Lucrezia Cortopassi per @saluti_daBagno Balena
Ph: Lucrezia Cortopassi per @saluti_daPh: Lucrezia Cortopassi per @saluti_da
Ph: Lucrezia Cortopassi per @saluti_da
Villa Argentina

CIMITERO MONUMENTALE DELL’ANTELLA: 


Born and living in Naples with Tuscia and Umbrian origins. Passionate about Anatomy and Pulmonary Physiology, her area of work and research. Interested in craftsmanship tecniques, 19th and early 20th Century art and literature and cabinets of curiosities.

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