Rocaille Guide: Palermo liberty

GUIDA ROCAILLE DI PALERMO LIBERTY

Come per altre città d’Italia (Pescara, Milano) e del mondo (Praga, Tbilisi) ho cercato di seguire un itinerario per mettere insieme ciò quei “frammentati e disordinati barbagli dell’epoca felice”.

Quando si parla di liberty a Palermo si pensa subito ai Florio: la mitica famiglia di origine calabrese che partita da una piccola bottega agli inizi dell’800 arrivò, nell’arco di un secolo, a diventare la più ricca e famosa della Sicilia e non solo.
Il capostipite Paolo Florio, emigrato a Palermo in cerca di fortuna, aprì una spezieria in via dei Materassai (Ballarò) che divenne in poco tempo talmente redditizia da trasformarlo da semplice negoziante a fornitore e grossista. Grazie all’intervento di suo fratello Ignazio e poi del figlio Vincenzo, l’attività si ingrandì fino ad intraprendere vere e proprie intermediazioni finanziarie che portarono la famiglia ad acquistare: lo stabilimento enologico nel 1834 e nel 1855 la filanda di cotone a Marsala; nel 1840 la Società dei battelli a vapore siciliani che diventerà nel 1881 la Navigazione Generale Italiana; nel 1841  la società per la fusione del ferro e del bronzo Fonderia Oretea, dando impulso all’industria metallurgica in Sicilia. Nello stesso anno Ignazio Senior, nipote del fondatore Paolo, comprerà le tonnare di Favignana e Formica e nel 1874 le intere isole di Favignana, Levanzo, Marettino e Formiche. A Favignana fece costruire Villa Florio (1878), su progetto di Giuseppe Damiani Almeyda, che oggi è sede del Comune. 

La loro evoluzione rimane un esempio della trasformazione socio-economica di una regione, la Sicilia, che stava lentamente passando da una realtà imperniata sul latifondo all’avvento del capitalismo. Non solo, essa si configura anche come emblema della formazione di una nuova classe sociale, la borghesia imprenditoriale, che usò lo stile liberty come linguaggio della propria affermazione economica. Ai Florio, infatti, si deve la committenza delle opere di architettura liberty più importanti di Palermo, a firma di Ernesto Basile, ma anche di Giuseppe Damiani Almeyda e Carlo Giachery.
Per approfondimenti rimando al testo L’età dei Florio di Romualdo Giuffrida e Rosario Lentini, (con la prefazione di Leonardo Sciascia e due saggi rispettivamente di Sergio Troisi e di Gioacchino Lanza Tomasi) edito da Sellerio, da cui ho tratto la maggior parte delle informazioni relative ai Florio e le arti. 

Trovate tutte le altre Guide Rocaille –> Qui 

rocaille-blog-palermo-orto-botanico-botanical-garden-18L’orto botanico di Palermo durante la mia visita nel 2017. Post qui.

1. Prima del liberty: l’Orto Botanico, la Palazzina Cinese e il Giardino Inglese

Prima che iniziasse la parabola dei Florio, ai primi anni dell’800, Palermo era ancora una città dall’impianto medievale, disordinato e dalle vie strette, che trovava il suo centro nell’incrocio dei Quattro Canti, tra il vecchio Cassaro e la via Maqueda.
La modernità inizia nel 1789, quando l’architetto francese Léon Dufourny costruisce l’ingresso del Gymnasium dell’Orto Botanico (a cui ho dedicato un post qui). Si tratta a tutti gli effetti di revival: l’uso dell’ordine dorico fu scelto come simbolo di connessione con la cultura originaria del luogo, in particolare in riferimento dei templi greci di Paestum e di Segesta. 

Vero capolavoro di architettura eclettica, e unico esempio di un edificio intero in stile chinoiserie italiano, è la Palazzina Cinese (a cui ho dedicato un articolo qui), edificata anch’essa ai primi anni dell’ottocento, da Venanzio Marvuglia, che aveva collaborato proprio con il Dufourny nei padiglioni dell’Orto botanico. Un vero e proprio divertissemant architettonico, concepito per il re Ferdinando IV in esilio. 

Con l’Orto Botanico a sud e la Palazzina Cinese a nord, a metà Ottocento la città risulta definita ai suoi estremi e inizia così a rimodellarsi fino a prendere la forma moderna. E’ in questa fase che risale la creazione del giardino ottocentesco di Palermo: il Giardino Inglese, su viale della Libertà e oggi parco pubblico. Fu progettato da Giovan Battista Filippo Basile, padre di Ernesto, nel 1851, secondo la moda dell’epoca di seguire le forme e le irregolarità del terreno, creando così un aspetto più naturale, tipico del giardino all’inglese e opposto al giardino all’italiana. Per rendere l’atmosfera ancora più suggestiva e più esotica furono inserite piante provenienti da tutto il mondo, trapiantate dall’Orto botanico. Al suo interno si trovano un tempietto in stile arabo-normanno e una serra in vetro e ferro battuto (in stato di abbandono, e occasionalmente vittima di vandalismo).

Fonte: it.wikipedia.org/

Interni della Palazzina Cinese

2. Casa Florio all’Arenella (I quattro pizzi)
Discesa Tonnara 4B
Sito: www.casaflorio.org

La casa all’Arenella risale alla prima fase di sviluppo dei Florio. La struttura ha origini molto antiche e fu usata effettivamente come tonnara fino a quando fu acquistata nel 1830 da Vincenzo Florio, figlio di Paolo. Chiese all’amico architetto Carlo Giachery di seguire il progetto di trasformazione da edificio a fine industriale a residenza per i fine settimana. Nasce così questa palazzina in stile neogotico chiamata “I Quattro Pizzi”, per via delle quattro guglie che la sovrastano.

Si tratta dell’unico edificio in questo stile costruito da Giachery, che si interessava soprattutto di architettura industriale, tanto che qualche anno dopo, nel 1852, sempre per il complesso dell’Arenella, gli fu commissionato anche il mulino a vento e poi anche la nuova sede della Fonderia Oretea nei pressi del porto (1854). 

La palazzina dei quattro pizzi divenne poi il luogo di vacanza dei Florio, che qui ospitarono molte personalità illustri tra cui lo zar Nicola II e la Zarina di Russia. La zarina, cagionevole di salute, rimase a Palermo più a lungo del marito e si innamorò talmente di questo posto da farlo riprodurre fedelmente a Snamenka, vicino a San Pietroburgo, sulle rive del golfo di Finlandia, nel parco della sua residenza estiva di Peterhof che, in memoria di Palermo, chiamò  “Renella”. 

La Tonnara rimase in funzione sino ai primi del Novecento: essendo poi cambiata la rotta dei tonni, chiuse definitivamente l’attività di pesca. Finito il periodo aureo, Vincenzo Junior si ritirò definitivamente nella casa dell’Arenella insieme a Lucie, sua seconda moglie, e alla figlia di lei Renée Henry Paladino. Il figlio di Renée fu chiamato Vincenzo, Cecè, e divenne il pupillo di Vincenzo Florio, che non ebbe figli suoi e lo nominò suo erede universale. La casa dell’Arenella, insieme al famoso premio Targa Florio, erano le ultime proprietà che rimanevano ancora alla famiglia, fino alla morte della signora Silvana Paladino, vedova di Cecè, avvenuta il 12 gennaio 2016. 
Casa Florio, oggi aperta al pubblico, è l’unica proprietà dei Florio ad essere diventata museo. 

Interni di Casa Florio all’Arenella

3. Villa Igiea
Salita Belmonte, 43
Sito: www.roccofortehotels.com

Villa Igiea è il capolavoro del liberty palermitano e di Ernesto Basile, nonché uno degli esempi più felici dell’art nouveau in Europa. La sua esistenza si deve ai Florio: è Ignazio (figlio di Vincenzo) a ricomprarlo da un ammiraglio inglese per farne un sanatorio, si dice, per la sua primogenita Giovanna, poi morta in giovane età. Gli darà il nome dell’altra figlia, Igiea, e affidò il progetto di ristrutturazione ad Ernesto Basile con il fine di trasformarlo in albergo (1899-1900). 

Tra padre e figlio, Vincenzo Senior e Ignazio Senior, c’è una generazione di mezzo e tutto il grande cambiamento della città. Tra il 1861 e il 1891 vengono avviate le più grandi costruzioni del periodo ovvero i due teatri: il Teatro Massimo, su progetto dell’architetto Giovan Battista Filippo Basile, e il Politeama, con architetto Giuseppe Damiani Almeyda. Entrambe le costruzioni si avvalgono del metallo forgiato dalla Fonderia Florio. Palermo intanto ospita anche l’Esposizione Nazionale del 1891, un’occasione importantissima di aggiornamento culturale. Per i padiglioni effimeri in stile neomoresco viene chiamato Ernesto Basile, che fa la sua entrata ufficiale, dopo la prematura morte del padre.

L’Hotel Igiea è il suo capolavoro: se all’esterno si presenta con una facciata severa di tipo monumentale, all’interno il salone liberty è uno spazio arioso, unitario ma ritmato dal susseguirsi di arcate in cui architettura e arredamento si fondono perfettamente. Basile infatti dirige anche gli arredi in legno, collaborando con la ditta Ducrot e soprattutto con il pittore decoratore Ettore De Maria Bergler, che aveva già lavorato con suo padre per la decorazione di Teatro Massimo. Bergler decora tutte le pareti con donne immerse nei fiori, che dimostrano di conoscere Mucha e Maurice Denis, in un’eterna danza che fa venire in mente la descrizione di Proust sul salone da pranzo del Grand Hotel di Balbec. 

Il Gruppo Acqua Marcia, che gestiva l’albergo sin dagli anni ’90 insieme ad altri sei alberghi di lusso siciliani (Grand Hotel et Des Palmes e Hotel Excelsior Hilton di Palermo, Excelsior Grand Hotel di Catania, Hotel Des Etrangers & Spa di Siracusa, San Domenico Palace Hotel di Taormina) ha dichiarato il fallimento nel 2017. Alla base del dissesto della società pare ci sia stata una gestione non proprio limpida da parte del presidente Francesco Bellavista Caltagirone, che è stato accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato. Per saldare i debiti tutti i sei hotel e molti dei loro arredi più preziosi sono finiti all’asta, tra questi il celeberrimo Ritratto di Donna Florio, dipinto da Boldini, che è stato comprato, per 1 milione e 133mila euro, dai marchesi Marida e Annibale Berlingieri per la loro residenza di Palazzo Mazzarino a Palermo. L’hotel, invece, è stato acquistato all’asta dalla Rocco Forte Hotels nel 2018 e sarà riaperto nella primavera nel 2021. 

La mia visita e le foto dell’hotel risalgono all’estate 2017, poco prima della chiusura.

 

4. Villino Florio all’Olivuzza 
Viale Regina Margherita, 38

Tra le residenze che i Florio costruirono e comprarono in località Olivuzza vicino la Zisa, Il Villino è oggi l’unica restaurata e visitabile. Ignazio Senior, che divenne anche senatore nel 1883, aveva ormai attuato la trasformazione da commerciante grossista a imprenditore finanziario. La sua posizione sociale era assai cresciuta, in particolar modo dopo il matrimonio con la nobildonna Giovanna d’Ondes Trigona, che proiettò la famiglia nel ceto aristocratico-borghese. Per ufficializzare questo nuovo status, Ignazio creò un vero e proprio quartiere Florio in cui avrebbero abitato lui con la moglie e i figli Ignazio Junior e Vincenzo Junior. Queste abitazioni, all’epoca collegate da un grande parco che si estendeva dalla via Olivuzza (oggi corso Finocchiaro Aprile) alla via dei Lolli (oggi via Dante), successivamente lottizzato, erano diverse per stile: Palazzo Maniscalco-Basile, in stile neogotico-veneziano, Palazzo Florio-Wirz, in stile neogotico-catalano, Palazzo Florio-Fitalia e il Villino.

Il Villino Florio all’Olivuzza era destinato al fratello minore Vincenzo: realizzato da Basile tra il 1899 e il 1903, è una fantasia eclettica art nouveau in cui l’architetto opera un vero e proprio sincretismo di stili. Lo scalone barocco, la copertura spiovente in stile cottage, le torrette medievali, il bugnato rinascimentale ne fanno un unicum paragonabile solo allo stile Coppedè romano. I meravigliosi interni originali firmati Ducrot sono andati purtroppo distrutti in un incendio del 1962. Comprendevano il camino, il soffitto in noce, maniglie e mobili. Subirono danni anche i dipinti e gli affreschi parietali di Ettore De Maria Bergler (1850-1938) e Giuseppe Enea (1853-1906).

Recentemente restaurato, ha ospitato gli uffici del Dipartimento Regionale per l’Architettura e l’Arte Contemporanea ed è una delle sedi di rappresentanza della Regione Siciliana e sede dell’UNESCO in Sicilia. Le sue sale, di tanto in tanto, vengono aperte alla città con eventi culturali e mostre. Tra il 2015 e il 2016 è stato realizzato il ripristino filologico della piccola porzione del giardino che ha portato all’abbattimento di alcuni alberi secolari, causando non poche critiche da parte della cittadinanza.

Fonte: palermo.italiani.it
Sala da pranzo del Villino nel 1961, foto di Giuseppe Cappellani tratte dal catalogo “In volo sul secolo breve”. Fonte: qui
Ignazio Florio jr, la moglie Franca e i primi due figli, Giovanna (1893-1902) e Ignazio infante (1898-1903)

5. Palazzo Florio-Fitalia e Palazzo Florio-Wirz:
il declino dei Florio e del liberty

Gli ultimi decenni dell’800 coincidono con l’apice dello splendore economico dei Florio. Con la morte di Ignazio Senior nel 1891 inizierà lentamente la crisi di tutte le attività, per poi proseguire con i figli Ignazio e Vincenzo che cederanno e venderanno le molte attività intraprese dal padre. I due fratelli vissero comunque nel lusso, al centro della mondanità siciliana e interazionale, interessandosi entrambi ad attività ricreative quali le imprese teatrali, Ignazio, e la Targa Florio, Vincenzo. 

Nelle loro residenze all’Olivuzza tenevano salotti e feste, ospitando personaggi come il Kaiser Gugliemo II, Vittorio Emanuele III e il re Edoardo VII di Inghilterra, oltre che decine di altri principi, intellettuali, politici e grandi dame di tutta Europa. La moglie di Ignazio, Francesca Jacona della Motta di San Giuliano ma nota come Franca, fu ritratta da Boldini e definita da Gabriele D’Annunzio come l’Unica.

La coppia risiedeva a Palazzo Florio-Fitalia, sontuoso palazzo che aveva pavimenti di legno intarsiato, pareti affrescate da Antonino Leto e Nicolò Giannone, porte in legno e vetro in perfetto stile liberty. Il pavimento della camera da letto, acquistato da Ignazio all’esposizione universale del 1900 per donarlo alla moglie, rappresentava su piastrelle di Vietri un letto di petali di rosa del pittore napoletano Filippo Palizzi.
Negli anni Venti, in pieno declino economico, la famiglia lo affittò (a patto che l’edificio venisse sottoposto a una puntuale manutenzione) e poi lo vendette a Girolamo Settimo, principe di Fitalia, che nel ’29 lo donò alla Curia. Palazzo Florio diventa allora la sede della congregazione delle figlie di San Giuseppe, che nel 2014 lo danno in affitto al circolo Unione (di cui, nel 1908, fu presidente proprio Vincenzo Florio). Da quello che ho potuto leggere sul web, nel marzo del 2014 venne occupato da 25 famiglie senza casa. 

Per quanto riguarda gli altri villini: il Palazzo Maniscalco-Basile (ex Wilding-Branciforti), che si distingue per la loggetta in ghisa realizzata dalla Fonderia Oretea nel 1847, è l’unico ancora privato; affianco si trova il Palazzo Florio-Wirz, di cui non sono riuscita a trovare notizie recenti, ma vedendolo da fuori è in condizioni di degrado. 

La stirpe dei Florio finì in modo triste: Vincenzo non ebbe figli e, morta la sua prima moglie Annina Alliata poco dopo il matrimonio, si risposò con una elegante donna francese, Lucie Henry.
Il primogenito di Ignazio, l’erede della dinastia chiamato come il padre Ignazio “baby boy”, morì inspiegabilmente a otto anni. A nove anni morì la figlia maggiore, Giacobina. Rimase la figlia Giulia, che sposò il marchese Achille Belloso Afan de Rivera, dal quale ebbe 5 figli. Tra questi Costanza Igea, venuta a mancare recentemente ( 15 settembre 2020), si è dedicata per tutta la vita a tenere viva la memoria familiare e ha scritto anche il libro L’ultima leonessa. La vita di Giulia Florio, mia madre (2020, Sperling & Kupfer).
Sulla storia dei Florio è uscito recentemente il romanzo I leoni di Sicilia scritto da Stefania Auci per la casa Editrice Nord nel 2019, che ha avuto notevole successo. Sulla storia economica e artistica invece è importante il già citato L’età dei Florio.

Fonti:
archivio.blogsicilia.it
magazine.leviedeitesori.com
palermo.mobilita.org
Incontro tra Franca Florio con il kaiser Guglielmo II e la kaiserin Augusta Victoria. Fonte: qui

6. Chioschi “Ribaudo” e “Vicari”
Piazza Verdi

Nel 1891 fu inaugurata a Palermo l’Esposizione Nazionale, la quarta in Italia dopo Firenze, Milano e Torino. Si trattava dunque di un evento molto importante e in cui la città dove mostrare il meglio. Nello stesso anno muore Giovanni Battista Basile e vede l’entrata in scena del giovane figlio Ernesto: sarà lui a creare tutte le strutture effimere per l’esposizione, tra cui il padiglione Florio, che ospitava al suo interno i prodotti dell’attività enologica e delle tonnare.
Mentre questo padiglione e tutte le altre costruzioni effimere furono poi smantellate, rimasero i due chioschi che Basile fece in stile liberty-eclettico in piazza Verdi: Ribaudo (1894) e Vicari (1897), entrambi prodotti dalla Fonderia Oretea dei Florio. 

Il chiosco Ribaudo è molto particolare per l’unione del ferro battuto alla muratura, per gli elementi decorativi in stile liberty e per gli interessanti accoppiamenti cromatici. Da notare l’utilizzo del marmo di Billiemi e la cupoletta ottogonale tipica delle torri brasiliane, a ricordo del passaggio di Basile in terra carioca.

Il chiosco Vicari, invece, vuole essere un omaggio a quella che è l’arte islamica e, in particolare, alla creatività Andalusa, con spunti d’architettura coloniale vittoriana. 
All’epoca vendevano bibite refrigeranti e fungevano da biglietteria e da edicola; oggi vendono tabacchi e valori bollati. 

Il chiosco Ribaudo in piazza Politeama, invece, è datato al 1916 e può considerarsi l’ultimo edificio di Basile in stile art nouveau. 

La struttura effimera progettata da Ernesto Basile per l’Esposizione Nazionale del 1891-2. Fonte: qui

7. Antica Focacceria San Francesco
Via Alessandro Paternostro 58
Sito: www.anticafocacceria.it

Nel 1834, dopo 25 anni passati come maestro di cucina al servizio dei Principi di Cattolica, Salvatore Alaimo riceve in dono la cappella sconsacrata di un antico palazzo nel cuore di Palermo. Sulla porta d’ingresso appende una tavola di legno con un’incisione che recita “Focacceria” e decide di cucinare per il popolo. La sua idea è quella di consentire anche alla povera gente di mangiare carne e inventa la “focaccia maritata”. Anche Giuseppe Garibaldi, quando nel 1861 si ferma a Palermo, per una decina di giorni mangia alla Focacceria. Alla fine dell’800 anche Pirandello, Sciascia e Guttuso si incontrano abitualmente alla Focacceria, che diventa così un caffè letterario, una sorta di circolo culturale.

Nel 1901 l’architetto Ernesto Basile, mentre siede insieme al noto Vincenzo Florio a un tavolo della Focacceria, disegna su una tovaglia l’attuale logo, il prospetto del locale, i tavoli in ghisa e le sedie in ferro battuto.
Il locale, gestito dagli eredi di Alaimo, mantiene la struttura liberty di Basile e così appare ancora oggi, sede centrale di un serie di punti in tutta Italia. 

8. Grand Hotel et des Palmes
Via Roma, 398

E’ uno storico albergo di Palermo che nacque come residenza privata della famiglia Ingham-Whitaker nel 1874. Inizialmente l’edificio era composto da un corpo basso di due piani con un giardino d’inverno esotico che arrivava fino al mare, poi fu creato un passaggio segreto che permetteva di arrivare all’antistante Chiesa anglicana.
Sul finire del XIX secolo la casa venne ceduta al cavaliere Enrico Ragusa che, nel 1907, diede incarico all’architetto Ernesto Basile di trasformarlo in un albergo di lusso e che divenne il più prestigioso hotel della città dalla Belle Époque fino agli anni ’70. 

Nell’edificio hanno soggiornato diversi personaggi illustri tra cui: Richard Wagner nel 1881 vi terminò la composizione del Parsifal e Raymond Roussel, che proprio qui si suicidò. Le circostanze della sua morte sono piuttosto misteriose: su questo caso Leonardo Sciascia scrisse un racconto inchiesta dal titolo Atti relativi alla morte di Raymond Roussel nel 1971, il primo libro che pubblicò per l’appena nato editore Sellerio. In epoca moderna: Renato Guttuso, Fabrizio Clerici, Carla Fracci, Luchino Visconti e Burt Lancaster durante le riprese del Gattopardo, Fred Buscaglione, Maria Callas, Primo Carnera, Patty Pravo, il tenore Giuseppe Di Stefano, Giorgio De Chirico, Tino Buazzelli, Francis Ford Coppola, Al Pacino e Vittorio Gassman (che proprio lì visse i giorni antecedenti alla morte) lasciando, durante le loro visite, tracce nei ricordi del personale e della cronaca locale. 

Anche questo hotel faceva parte del Gruppo Acqua Marcia. Dopo un lungo restyling, che ha rivelato autentiche meraviglie, e grazie ad un attento restauro in collaborazione con la Soprintendenza, l’albergo ha riaperto al pubblico nel dicembre 2020 con una nuova gestione. 

Fonti:
www.balarm.it
magazine.leviedeitesori.com
La camera di Wagner all’Hotel des Palmes

9. Le Terrazze di Mondello
Viale Regina Elena, Mondello (PA)
Web: www.alleterrazze.it

La zona di Mondello, oggi splendido luogo di villeggiatura, fino al 1912 era un piccolo borgo di pescatori soffocato dalla malaria. Grazie all’interessamento del principe Francesco Lanza di Scalea, l’area viene bonificata e diventa lido della Belle Époque. Secondo l’accordo con la società italo-belga “Les Tramvays de Palerme”, che avrebbe gestito l’area, si sarebbero costruiti trecento villini, uno stabilimento balneare, un Kursaal, una chiesa, un grande albergo, una centrale elettrica e un parco pubblico, oltre alla creazione di una linea tramviaria per i collegamenti.

Lo Stabilimento balneare di Mondello, realizzato su progetto dell’architetto Rudolf Stualker, è un’ampia piattaforma unica nel suo genere: ad un corpo centrale con quattro frontoni e, negli spigoli, muri a forma di torri con pinnacoli in pietra e in ferro, si affiancano due corpi ad elevazione per le colonie con relativi servizi. Oggi è un bellissimo ristorante che offre anche la possibilità di ospitare eventi.

Fonte:
artsandculture.google.com

 

10. Altre strutture liberty, tra miserie e splendori

Sempre legate ai Florio sono degne di nota, in questo percorso del liberty sopravvissuto, anche una serie di altri luoghi che si sono trasformati, nel migliore dei casi, quando non proprio decaduti:

  • L’Istituto Florio-Salamone (Via Angiò 27): le origini dell’Istituto risalgono al 1655, quando padre Francesco Drago della Compagnia di Gesù fondò una confraternita di ciechi sotto il titolo dell’Immacolata Concezione. Dopo l’espulsione dei Gesuiti, l’attività riprese nel 1805. E a Palermo sorse, nel 1871, la Scuola municipale per i ciechi, della quale diventò presidente, a fine secolo, Ignazio Florio. L’imprenditore poi donò un fabbricato di sua proprietà, affinché si costituisse la definitiva sede dell’Istituto per ciechi. A lui intitolato, l’Istituto aprì battenti in via Carlo d’Angiò, nella Villa del Pigno. Nel 1894 nacque un nuovo ente dall’accorpamento dell’Istituto Florio con un’altra attività benefica, quella di Francesca Salamone di Mistretta.
    La villa, su un’area di quindicimila metri quadrati, si presenta con diversi corpi di fabbrica, dei quali quello centrale è il più antico, risalente alla fine del XVIII secolo. La Sala dei Concerti dell’Istituto dei Ciechi, dedicata all’avvocato Antonino Morvillo, assessore all’Istruzione della Città di Palermo, nonché primo presidente dell’istituto, fa parte dell’ampliamento architettonico di Villa del Pigno, datato 1912, può sicuramente annoverarsi tra i frammenti del liberty palermitano ancora esistenti. 
    Fonti:
    leviedeitesori.com
    antoninoschiera.blog
  • Ha rischiato invece una brutta fine lo Stand Florio per il tiro al piccione (Via Messina Marine, 40), che si trova nel quartiere Romagnolo, sulla costa sud della città. Vincenzo Jr volle realizzare un programma di iniziative sportive e affidò il progetto a Ernesto Basile, nel 1905, di un poligono di tiro al piccione, molto di moda all’epoca. Durante la II Guerra Mondiale le attività erano state ovviamente soppresse e lo Stand era diventato magazzino per le truppe da sbarco. Alla morte di Vincenzo la concessione passò agli eredi che la mantennero fino agli anni ’70. Nel 1978 lo storico palermitano La Duca lamentava l’avanzato stato di degrado ed alcune operazioni disinvolte, come l’apertura del cancello carrabile sulla parte orientale del perimetro. Seguirono altri abusi e scempi durante il quale divenne solarium per il vicino Ospedale Buccheri La Ferla, un ristorante, sede di uffici comunali a sala giochi.
    Un progetto di valorizzazione, che ne segna riqualificazione e rinascita, legato alla ricostruzione di una nuova centralità lungo la costa sud, è iniziato nel 2016, quando passa definitivamente alla proprietà dello Stato. Oggi è lo spazio multifunzionale Stand Florio Contemporary Hub.
    Fonti:
    www.siciliafan.it
    www.standflorio.it/
  • Una sorte pessima è toccata alla villa Florio-Pignatelli ai Colli (Via Artemisia Gentileschi, 22), di impianto settecentesco ma profondamente trasformata e ampliata nel 1908 da Basile. Dopo una serie di passaggi venne acquistata dal cardinale Alessandro Lualdi e successivamente destinata alla Fondazione Pignatelli. Ha avuto un esito disastroso in tempi recenti: nel 2004 il comune vi trasferisce una quarantina di famiglie che avevano occupato abusivamente delle case in via Mozambico. Questo ha determinato il più totale sventramento dell’antica villa: le balaustre in marmo della terrazza giardino disegnate dal Basile, le persiane, le porte in stile liberty, un quadro del Settecento, statue in marmo, una fontana d’epoca e vari mobili antichi, i disegni originali firmati da Ernesto Basile sono stati rubati. Persino i pavimenti di maiolica antica sono stati divelti ed è stato asportato il cancello d’ingresso. Un vero scempio. Oggi la villa è chiusa e abbandonata sotto il vincolo dei Beni culturali.
    Fonti:
    www.rosalio.it
Interni di Villa Virginia. Fonte: qui

Non riguardano direttamente i Florio, ma sono pur sempre frutti dello stesso ambiente, le seguenti ville, tutte visitabili in momenti speciali dell’anno e in particolare durante Le Vie dei Tesori:  

  • Villino Favaloro (Piazza Virgilio): fu costruito tra il 1889 e il 1891 su progetto dell’architetto Giovan Battista Filippo Basile e fu completato poi dal figlio Ernesto, tra il 1913 e il 1914. L’intervento principale di Basile figlio fu la torretta ottagonale su via Dante, i cui decori musivi sono realizzati da Salvatore Gregorietti, anche autore del giardino d’inverno in ferro e vetro con motivi liberty.
    Appartenne prima alla famiglia Favaloro e in seguito al senatore Giuseppe Di Stefano Napolitani, politico e avvocato palermitano. L’edificio appartiene oggi alla Regione Siciliana ed era la sede del Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione. In seguito al terremoto del 6 settembre 2002, il villino venne dichiarato inagibile e dunque chiuso. Dopo anni di chiusura, è stato riaperto al pubblico il 12 settembre 2015.
    Fonte:
    it.wikipedia.org
  •  
  • Villino Ida Basile (Via Siracusa, 15): fu progettato e costruito dall’architetto Ernesto Basile nel 1903 come sua dimora privata e studio, chiamato così in onore dell’adorata moglie. L’intero Villino fu costruito con materiali locali e l’arredamento fu interamente realizzato dalla Ditta Ducrot, di cui Basile ne fece parte, con sede a Palermo: «Ho immaginato la mia casa, pensando dapprima all’ordinamento interno – scriveva Basile – per le comodità dell’uso, poi alla costruzione, infine all’ornato». Sull’imponente portone d’ingresso si legge il motto “Dispar et Unum” (Diverso e Unico). Le pareti e i soffitti in parte lignei, presentano i tipici motivi floreali del liberty ed alcune decorazioni con l’immagine della lucertola, in omaggio a Giacomo Serpotta, di cui il Basile era un grande estimatore. Rischiò la demolizione durante il sacco Cianciminiano. Solo la vendita da parte degli eredi Basile alla Regione Sicilia ha permesso che potesse arrivare visibile ai nostri occhi.
    Il Villino Ida è oggi sede della Biblioteca della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo e della Biblioteca della Soprintendenza ai beni librari per la Sicilia Occidentale, anche se non sembra tenuto al suo meglio. 
    Fonti:
    www.balarm.it
    www.balarm.it
    www.italialiberty.it
  • Infine Villa Virginia (via dante Alighieri, 159), tra tutte la più nuova. Risale al 1908 e venne edificata su progetto dell’architetto Vincenzo La Porta per Vincenzo Caruso, amministratore e socio dei Florio, che dedicò la residenza all’amata moglie Virginia. Al suo interno vetrate liberty di Pietro Bevilacqua e arredi originali del periodo tra cui il pianoforte, il grande camino in legno (che riporta la scritta in latino “Aestuat ignis”, il fuoco brucia) si coniugano alle splendide tele della pittrice giapponese Tama Kiyohara, moglie di Vincenzo Ragusa, tra i principali artisti dell’epoca.
    La villa, che è stata a lungo residenza del sindaco Leoluca Orlando, è stata ereditata dalle sorelle Eleonora e Leila, dal nonno Salvatore Orlando. Oggi è una casa vacanze di lusso che può essere prenotata su airb&b ma ospita anche eventi privati, shooting, workshop e mostre; viene aperta al pubblico con visite guidate grazie al festival Le Vie dei Tesori.
    Fonte: 
    www.siciliaweekend.info

CASA FLORIO ALL’ARENELLA (QUATTRO PIZZI):

nella foto Renella a Peterhof

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VILLINO FLORIO ALL’OLIVUZZA:

PALAZZO MANISCALCO-BASILE:

PALAZZO FLORIO-WIRZ:

CHIOSCHI:

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Chiosco Vicari
Chiosco Ribaudo del 1916

ANTICA FOCACCERIA SAN FRANCESCO:

GIARDINO INGLESE:

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Aesthete. Art historian & blogger. Content creator and storyteller. Fond of real and virtual wunderkammer. Founder and main author of rocaille.it.

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