Roma conserva la memoria di un altro scultore di fine ottocento, dopo Ettore Ximenes, di cui però la casa-atelier è rimasta integra: Pietro Canonica. Il museo omonimo, a Villa Borghese, è infatti una delle pochissime case museo a Roma e l’unico studio di artista diventato poi museo.
Prolifico, anzi inarrestabile scultore, Pietro Canonica lavorò soprattutto nei decenni a cavallo tra otto e novecento, ma continuò infaticabile a scolpire, oltre che dipingere, fino all’anno prima di morire. Impossibile elencare tutte le sue opere, sparse in Italia, in Europa e non solo, così che il museo è l’unico luogo in cui è possibile vederle tutte insieme.

Pietro Canonica

Pietro Canonica era piemontese, ma scelse Roma per trascorrere gli ultimi anni di vita. Era nato a Moncalieri nel 1869 e la sua formazione artistica è all’Accademia Albertina a Torino, proprio negli anni appena successivi all’Unità d’Italia. Un vero e proprio prodigio della scultura che a vent’anni espone con successo a Torino e a soli ventiquattro fu premiato al Salon di Parigi, vendendo la statua “Dopo il voto” a Goupil.

Partecipa alle più importanti esposizioni nazionali ed internazionali: Parigi, Venezia, Londra, Berlino, Roma, Bruxelles, Pietroburgo. Nel 1901, alla biennale veneziana, viene esposta una mostra collettiva di sue opere e il successo e la fama aumentano. Le sue sculture piacciono moltissimo all’aristocrazia che lo chiama a farsi ritrarre da tutta Europa. Si dedicò anche a monumenti celebrativi e commemorativi, soprattutto dopo la prima guerra mondiale.

L’affermazione come ritrattista e autore di opere monumentali si consolidò presso la corte degli Zar, realizzando per lo zar Nicola II e la zarina Alexandra Feodorovna, numerosi ritratti dei membri della famiglia imperiale e di esponenti della nobiltà russa. Lo zar commissionò all’artista anche due grandi opere celebrative: il monumento al Granduca Nicola Nicolajevich e il monumento allo Zar Alessandro II. Entrambe queste opere furono distrutte negli anni della Rivoluzione e ne resta testimonianza soltanto grazie ai due grandi modelli originali al vero esposti nel museo. Stessa sorte toccò alla statua Re Faysal d’Iraq, di cui rimane solo il bozzetto esposto al museo perché l’originale fu distrutto nella rivoluzione del 1958.

Canonica fu anche compositore di opere liriche e suonava il piano. Ne scrisse cinque: La sposa di Corinto (da una ballata di Goethe); Medea (dalle tragedie omonime di Euripide e Seneca); Sacra Terra (ispirata all’Eneide di Virgilio; Miranda (da Shakespeare).

La casa

Il piccolo fabbricato che si erge nel mezzo di Villa Borghese è davvero un locus amoenus. Chiuso da alte mura turrite, da cui il nome “Fortezzuola”, racchiude al suo interno un grazioso giardino. L’artista vi si stabilisce nel 1926, quattro anni dopo che si era trasferito a Roma e dopo tanto viaggiare. Il Comune gli accorda l’uso della Fortezzuola che era, prima del suo arrivo, solo un insieme di stalle. Fu lui a provvedere alla sistemazione del fabbricato e alla trasformazione ad uso espositivo.
Qui vivrà e lavorerà fino alla morte, nel 1959. Le opere rimaste costituiranno il primo nucleo del museo a lui dedicato. La moglie, scomparsa nel 1987, volle donare al Comune di Roma anche gli arredi dell’appartamento da loro abitato.

Al primo piano sono sistemate le statue: si tratta soprattutto di bozzetti in gesso di opere che oggi si trovano un po’ in tutto il mondo, oltre che in Italia. Ci sono anche sculture in marmo come la statua “L’Abisso”, forse il suo capolavoro più famoso.
Si nota una particolare bravura nei ritratti infantili, ma la sensibilità dello scultore è tale da impiegare due linguaggi espressivi diversi: per le opere intimistiche (funerarie, ritratti femminili e infantili) un rilievo bassissimo e dalle linee flessuose; per le opere celebrative (monumenti ufficiali) un tono molto più deciso e per niente decorativo. Le opere coprono un arco di tempo molto vasto, si va da fine ’800 agli anni ’50 e si può notare l’evoluzione del suo stile: da uno evidentemente liberty e simbolista ad uno semplificato e quasi stilizzato delle opere del ’58, un anno prima della morte.

Sullo stesso piano è collocato, come ultima stanza e preceduto dalla sala Rossa, il bellissimo e luminoso atelier.
Al primo piano invece si trova l’appartamento vero e proprio: la camera da letto, la sala da pranzo, un anti-salone e la sala della musica, in cui si conserva ancora, al centro, il suo pianoforte.

official site: museocanonica.it

young Pietro Canonica at work

old Pietro Canonica at work

Canonica’s passport

Atelier:

the Studio

Lo Studio è forse la stanza più suggestiva di tutto il museo. Conserva lo stesso assetto del tempo in cui l’artista vi ha lavorato e si possono vedere anche gli strumenti da lavoro dello scultore ancora sporchi di gesso. Numerosi sono i bozzetti, come quello del Monumento a Giovanni Paisiello al centro della salae i dipinti, tra cui il suo autoritratto da anziano sul cavalletto.

Selfportrait, 1952

the Red Room

La camera rossa è anche chiamata camera del camino per il monumentale camino in pietra lavica, realizzato nel 1581, proveniente da Vetralla (nel viterbese ove l’artista aveva una villa). Questa camera serviva da sala da ricevimento poiché precedeva lo studio vero e proprio. Ci sono anche qui alcuni bozzetti e un autoritratto dell’artista da giovane, oltre che due bozzetti ad acquerello per il frontespizio dello spartito e per le scenografie della Sposa di Corinto(1918) e della Medea (1953), opere musicate da Canonica.

on the wall: selfportrait 1949

Bozzetto per il Monumento a Vittorio Emanuele II, 1908

bozzetto per La Sposa di Corinto

The House:
l’appartamento

The Bedroom

La piccola camera da letto dello scultore non ha molti vezzi: il mobilio è di fattura piemontese; ai lati del letto si vedono delle foto di famiglia e sopra un dipinto raffigurante una Deposizione di Cristo di anonimo.

The Living Room

La sala da pranzo è molto luminosa: ha al centro un tavolo in noce del seicento sul quale si può vedere il ritratto ligneo della Baronessa Niemptsch (1903).

the antechamber

the Music Room

La sala della musica è la più bella dell’appartamento. E’ tutta arredata con mobilio di manifattura piemontese della metà del Settecento. Al centro c’è il pianoforte a coda Erard, al quale Pietro Canonica componeva le sue opere musicali e sul portamusica lo spartito della Medea, l’ultima opera musicata dall’artista.
Molto interessante è la collezione di dipinti che si trova sulle pareti, per lo più opere di pittori paesaggisti dell’Accademia Albertina e amici di Canonica. Peccato che non si possano vedere da vicino.

The works:
le opere

Donna Franca Florio, 1900-1904

Rimembranze (Recollections), 1916

After the Vow, 1893

Princess Emily Doria Pamphilj, 1904

Girls waiting to receive communion, 1901
(Le comunicande)

Spring Dream, 1898

The Abyss, 1909

 Mario, 1920

Funerary chapel of the Royal family of Romania, 1925

Gust of wind. Funerary monument of Giulia Schenabl Rossi, 1924

Funerary monument of Laura Vigo, 1908

Funerary monument of the Marsiglia family, 1904

Funerary monument of José Figueroa Alcorta, president of Argentina, 1935

Lyda Borrelli 1920

Countess Arline Meade Labia, 1909

The Ascension. Funerary monument of the Kuster family, 1924

Madonna and child, 1918

 Christ scourged, 1898

Funerary procession, 1924 VS One of the fourteen Stations of the Cross, 1958