Vittoria Lepanto, italian actress (1885-1964)

 

“Roma trionferà nello sfondo della scena,
in tutta la sua bellezza meravigliosa”
Vittoria Lepanto su “Il Piacere”

Nasceva oggi, nel 1885, Vittoria Lepanto, una delle primissime attrici italiane e diva protagonista della Belle Epoque romana, la stessa Roma in cui si muoveva il giovane d’Annunzio. Guarda caso è lei l’attrice che interpretò la parte di Elena Muti nella prima versione cinematografica de “Il Piacere” nel 1918. Fu lo stesso d’Annunzio a darle il nome d’arte Vittoria Lepanto, in memoria della battaglia di Lepanto.

Il suo vero nome era in realtà Vittoria Clementina Proietti, nata il 15 febbraio del 1885 a Saracinesco, un piccolo paese vicino Roma e patria di molte modelle e modelli. Le origini sono modeste se non proprio povere: Vittoria fu la quarta di cinque figli e i genitori, Fortunato e Virginia Proietti, erano entrambi figli di ignoti. Alla morte del padre, la madre vendette la casa e si trasferì a Roma alle dipendenze di una famiglia facoltosa, sistemando i figli presso istituti assistenziali. Vittoria, che aveva sei anni, non dimenticherà mai il suo paese di origine e nel 1907 fece costruire a Saracinesco una villa (Villa Vittoria), tuttora proprietà della famiglia Proietti. Al suo pronipote Marcello Proietti si deve il libro a lei dedicato “Vittoria Lepanto: immagini di una donna e diva della Belle Epoque”.

Cinema e Teatro

Fu una delle prime attrici italiane, i suoi film risalgono al 1908-9: “Non eravamo ancora al lungometraggio. Pensate! Io posai per una Carmen di 350 metri… e per un Otello di 400… Roba che oggi farebbe ridere. Andai appositamente a Parigi, dal Pathè, per essere iniziata ai misteri decisivi del cinematografo” [1]. Prima di arrivare al film “Il Piacere” aveva recitato in altri film di discreto successo come l’ “Otello” nel 1909 e “Salomé” nel 1910, entrambi diretti da Ugo Falena. Quest’ultimo tra l’altro fu anche il film d’esordio di Francesca Bertini che interpretava la parte di Erodiade.
Ne “Il Piacere” recita affianco all’attore Enrico Roma, dice “Il Piacere sarà, credete, una intelligente, artistica ricostruzione del magnifico romanzo dannunziano. Non un particolare estetico è stato trascurato: Roma trionferà nello sfondo della scena, in tutta la sua bellezza meravigliosa” [1]

Ma a Vittoria piace molto di più il teatro: “Io preferisco il teatro al cinematografo, non perché non apprezzi e non intenda tutta la bellezza e il significato di questa novissima arte, ma perché il teatro, oltre a conseguire una immediata rispondenza dell’anima degli artisti nell’anima degli spettatori, richiede una dura disciplina di studio e di meditazione, e una raffinatezza tutta speciale di spirito, e impone ai suoi cultori appassionati quei sacrifici che, generalmente parlando, non impone il cinematografo” [1]. Debutterà al teatro nel marzo del 1909, ovvero lo stesso anno in cui inizia a lavorare come attrice, a Roma. Non è dunque un’attrice che poi passa al teatro, ma è insieme e contemporaneamente entrambe le cose.

Fu molto apprezzata in Italia come all’estero: il 4 giugno del 1909 è a Parigi per assistere alla rappresentazione della Fedra con Sarah Bernhardt: “Mme Catulle Mendès e il comm. Re Riccardi presentarono alla divina Sarah, nel suo camerino, la nostra attrice Vittoria Lepanto, il collega Ugo Falena e Alfredo Campioni (attualmente a Parigi per la formazione del repertorio della sua compagnia). La grande tragédienne accolse con molta cordialità e trattenne lungamente gli ospiti italiani. Ebbe parole di viva ammirazione per la bellezza e l’eleganza della nascente étoile italiana a cui augurò il più completo dei trionfi” [2]. 

Vicende e scandali Belle Epoque

Sappiamo che Vittoria lasciò abbastanza presto il cinema e comunque non fece molti film, l’ultimo nel 1920. Si innamorò perdutamente di Edoardo Scarfoglio, irrequieto giornalista e scrittore, sposato con Matilde Serao. Anche lui un personaggio di spicco nella Roma umbertina, attivissimo tra giornali e eventi mondani al pari di d’Annunzio, che ovviamente conosceva. I due si erano incontrati giovanissimi a Francavilla a Mare (Scarfoglio era abruzzese) e a Roma si ritrovarono dapprima nella redazione di “Capitan Fracassa” e poi di “Cronaca Bizantina”. Scarfoglio è colui che scrisse “Risaotta al pomidauro”, una parodia dell’opera dannunziana Isaotta Guttadauro (rimando al mio articolo a proposito qui) e per questo i due finirono a duello. Scarfoglio ebbe la meglio: il giornalista ferì il poeta al terzo assalto. Più tardi Scarfoglio e D’Annunzio si riappacificarono e i due, insieme ad altri amici, partirono per una crociera verso la Grecia e Costantinopoli.
Sulla coscienza di Scarfoglio pesa anche un suicidio: la sua amante Gabrielle Bessard, cantante di teatro, rimase incinta ma Scarfoglio non volle lasciare la moglie per lei. Così, il 29 agosto 1894, la Bessard si sparò sulla porta di casa Scarfoglio, dopo aver lasciato lì la piccola figlioletta nata dalla loro unione.

Piccoli dettagli per dare l’idea del mondo in cui viveva Vittoria Lepanto che però, a quanto pare, non fu toccata da enormi scandali.
A Roma abitava in un villino di tre piani stile liberty in via Piemonte, proprio di fronte al Villino della Marchesa Casati. Una zona moderna, il Quartiere Sallustiano, scelto per lo più da aristocratici e nuovi politici che avevano bisogno di una residenza di un certo livello in una zona nuova, ma ancora all’interno delle Mura Aureliane. Non è quindi così strano ritrovare a pochi metri di distanza il Villino Pignatelli e Rattazzi.
La casa di Vittoria Lepanto era un vero tripudio di ricchezza, aveva appesi in casa almeno 100 ritratti di cui alcuni addirittura di Francesco Paolo Michetti. Poi si trasferì:

L’ultima casa nella quale era andata a vivere, dopo avere lasciato la villa di tre piani di fronte alla chiesa di San Camillo, era letteralmente ricoperta dai suoi ritratti, dai venti bozzetti di Paolo Michetti ai grandi quadri di molti pittori della fine del secolo. Ma più di ogni altro aveva caro un olio, di una pittrice inglese, che raffigurava una ragazzetta di tredici o quattordici anni. « È il mio primo quadro» diceva, e voleva dire il primo quadro per il quale aveva posato, quando da Saracinesco, la patria dei modelli romani, era scesa anche lei a piazza di Spagna come le sue sorelle e le sue zie – di sua madre non aveva mai avuto notizia – a vendere le violette ed a posare per i pittori. Era un’epoca in cui nulla v’era al di sopra della bellezza, e la Vittorina era la più bella di tutte.
Non rimase a lungo negli studi dei pittori, la Vittorina; ben presto fu rapita in un altro mondo, il mondo dei gioielli, delle ville di lusso, il mondo dove dignitose signorine di mezza età le insegnavano a parlare prima l’italiano, poi il francese e l’inglese, e la introducevano nei segreti dei bei modi. Ma quella sua bellezza che, avrebbero detto le cronache scandalistiche dell’epoca, doveva segnare la sua rovina, fu come uno scudo ed una protezione; se le male lingue dicevano che la Vittorina aveva degli amanti, la realtà è che aveva degli innamorati […] Forse Vittorina non ha mai saputo che questa commozione nata dalla sua bellezza, questo vero amore che sapeva ispirare, aveva fatto sì che la piccola modella destinata a diventare una piccola cocotte, divenisse invece un’artista, una donna di spirito, una creatura raffinata: la grande donna di un’epoca.
Aveva un istintivo talento per il teatro; il fulgore della sua bellezza coincise con i primi passi trionfali del cinematografo (che fu il cinematografo italiano) e naturalmente fu ricercata dai produttori; ma là, nel fatuo mondo della celluloide, le nacque la passione di recitare, ed ebbe dieci anni di grandi successi che troncò poi all’improvviso perché da Edoardo Scarfoglio non si volle più separare per le sempiterne tournées in giro per il mondo. E rimase come un simbolo, accanto a pochi altri nomi: la bella Otero, Lina Cavalieri, simboli più che realtà. Intorno alla sua bellezza rimase un’ala di mistero” [3].

Ringrazio Maria Teresa Antolin per avermi fornito tramite il suo blog sempreinpenombra.com citazioni, foto e informazioni.

Fonti: 

[1] Yambo, Roma, 6 Maggio 1917 (da Il Gesto) sempreinpenombra.com
[2] Vittoria Lepanto dal teatro al cinema sempreinpenombra.com
[3] Articolo-ricordo di Alberto Spaini pubblicato nella Strenna dei Romanisti nel 1964 (anno di morte della Lepanto) sempreinpenombra.com

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Vittoria Lepanto by Emilio Sommariva, 1916

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Vittoria Lepanto by Emilio Sommariva, 1916

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Vittoria Lepanto, La Vita Cinematografica 1916 (archivio inpenombra); Vittoria Lepanto in Lucrezia Borgia, 1910

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Vittoria Lepanto by Pietro Scoppetta

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Vittoria Lepanto by Emilio Sommariva, 1916

Pietro Scoppetta Ritratto di Vittoria Lepanto

Vittoria Lepanto by Pietro Scoppetta

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Vittoria Lepanto by Emilio Sommariva, 1916

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Vittoria Lepanto by Pietro Scoppetta (?)

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Vittoria Lepanto by Emilio Sommariva, 1916

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 Vittoria Lepanto in Carmen (Film d’Arte Italiana 1909)

1955mVittoria Lepanto’s bedroom in her house in Rome, 1955
Grazie a Giovanbattista Brambilla

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Vittoria Lepanto’s home (how it looks today)

1894809the book about Vittoria Lepanto wrote by her grandnephew Marcello Proietti


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