Isaotta Guttadauro: Editio Picta

 

in foto: disegno di Sartorio
«Eranmi schiavi li astri in lunghe torme;
e in tal regno le feste ho celebrate
de’ suoni de’ colori e de le forme.»
Ballata VI.

Grazie al mio amico A. M. ho potuto sfogliare la prima edizione della preziosa editio picta dell’Isaotta Guttadauro, raccolta di poesie scritte da Gabriele d’Annunzio e pubblicata nel 1886. Leggendo i nomi degli illustratori partecipanti si può avere un’idea del cenacolo di artisti attivi nella Roma degli anni ’80 dell’ottocento e dei luoghi da essi frequentati.

L’Edictio Picta fu un’idea di Giuseppe Cellini, pittore e decoratore amico di d’Annunzio. Il Poeta era già a Roma da qualche anno, dove si sostentava come giornalista e ancora non aveva pubblicato il suo romanzo più famoso “Il Piacere”, che uscirà nel 1889. La raccolta non ebbe il successo sperato e successivamente d’Annunzio la rimaneggiò e pubblicò come Isottèo La Chimera.

L’edizione illustrata nacque in seno alla cerchia di artisti che frequentavano la rivista Cronaca Bizantina, diretta fino al 1885 da Angelo Sommaruga e, dopo il fallimento e l’arresto di questo, da D’Annunzio. La rivista aveva sede allora in Palazzo Sciarra, la cui decorazione in stile neorinascimentale simbolico e già liberty, realizzata dallo stesso Cellini, ci mostra quale temperie culturale doveva circolare in quegli anni. Gli artisti che collaborarono all’Edictio Picta erano quasi tutti di origine romana e comunque tutti frequentavano il Caffé Greco, allora ritrovo d’incontro di artisti e intellettuali. C’era chi, come Cellini o Morani erano più addentrati nel mondo artistico romano e più inclini ad una figurazione simbolica, ed altri invece più distaccati e orientati verso una pittura di paesaggio che qui arrivarono solo per caso, come Cabianca o Coleman. Da ricordare che sia Cellini sia Morani parteciparono alla decorazione di Villa Blanc.

Fonti:
L’intera edizione di Isaotta Guttadauro è interamente online qui.
Le informazioni biografiche di ogni artista sono state prese dal Dizionario biografico degli Italiani.

Galleria Sciarra, Roma

Antico Caffé Greco, Roma

Villa Blanc, Roma

Villa Blanc, Roma

Frontespizio

esempio di una pagina

Aristide Sartorio:

Tra gli illustratori dell’edizione è rimasto forse il più conosciuto oggi. Fu un artista romano, figlio di artisti. Inizialmente si inserisce nella cerchia di Mariano Fortuny, allora molto in voga, ma successivamente si avvicina a Francesco Paolo Michetti e ad una pittura più verista e ispirata. La collaborazione con la rivista Cronaca bizantina inizia nel 1884, quando la direzione era ancora di Sommaruga. Conosce d’Annunzio e nel 1886 partecipa anche lui con gli altri artisti della cerchia della Cronaca all’Edictio Picta. Vira verso un maggiore simbolismo decorativo d’ascendenza liberty, caratterizzato da una maggiore minuziosità disegnativa. Forse la sua opera più famosa è il monumentale fregio allegorico tuttora nella Camera dei deputati, in Palazzo Montecitorio, realizzato dal 1908 al 1912. Ma fu anche scrittore, critico, poeta e regista.

. . . . beata Beatrice.
Viviana.

Il biondo Astíoco e Brisenna reína. . . .
Ballata d’Astíoco e di Brisenna.

Siede una donna, bianca e taciturna,
tenendo l’arpa da le molte chiavi,
su ’l solio, ne la sacra ora notturna.
Vas Spirituale.

Mario de Maria

Nativo di Bologna e di famiglia agiata si trasferisce a Roma solo nel 1882, dopo molti viaggi per l’Italia e in Europa. Nella capitale entrò in contatto con la parte più rappresentativa e innovativa dell’ambiente artistico romano. Preso uno studio al n. 33 di via Margutta, frequentò dapprima Vincenzo Cabianca, amico di famiglia, da cui fu poi introdotto nel cenacolo di Nino Costa. Frequentatore del caffè Greco, conobbe gli artisti della giovane generazione quali G. Cellini, A. Ricci, A. Morani, che parteciperanno con lui all’edizione illustrata oltre ai critici A. Conti e D. Angeli, a D’Annunzio e A. De Bosis. Espone alcune sue pitture alle mostre romane come le diciotto presentate alla I Mostra della Società In arte libertas: accanto ad una serie di quadri solari, d’impronta più naturalistica, dedicati a luoghi di Capri e a un insieme di paesaggi della Campagna romana, il De Maria presentava alcune scene notturne con soggetti fantastici e letterari, visioni macabre illuminate dalla livida luce della luna. E’ questo lo stesso gusto che si ritrova anche nelle illustrazioni da lui fatte per l’Isaotta Guttadauro nel 1886.

Sale dubbio vapor su da li stagni,
che in alto a l’aria forme truci assume. . .
L’Alunna.

A torme a torme candidi paoni,
lenti, silenti come neve in aria,
discendono su l’agili ringhiere.
Eliana.

Ella cavalca, lungo il reo padule;
e dietro; a paro, su due bianche mule
seguon due vecchi, gravi e taciturni.
L’Alunna.

 Giuseppe Cellini

Appare l’artista più importante tra coloro che parteciparono alle illustrazioni di questo libro poiché fu lui ad idearlo.
Artista di origine romana, suo padre era un miniatore e pittore purista, allievo di Tommaso Minardi. La sua collaborazione alla Cronaca bizantina iniziò dal 1881, fu lui a ideare i fregi di stampa che scandiscono l’impaginazione degli scritti del giornale. Nel frattempo cominciò a lavorare per la buona aristocrazia romana: nel 1882 ritrasse Emilia Odescalchi e nel 1883 dipinse, in una sala del palazzo Odescalchi in Prati (via Vittoria Colonna), quattro medaglioni. In quegli stessi anni ricevette l’incarico di decorare l’interno e la galleria del palazzo Sciarra , sede della Cronaca Bizantina, che il principe Maffeo aveva fatto trasformare dall’architetto G. De Angelis.

L’amicizia con d’Annunzio diventa molto stretta, specie quando il poeta subentra nella direzione del giornale. Nel 1886 fonda con lui “In Arte Libertas”, la cui denominazione era stata suggerita dallo stesso Cellini. Nello stesso asso nacque l’idea della “Editio picta” dell’Isaotta Guttadauro, una raccolta di poesie del poeta. L’idea era di rinnovare in chiave moderna l’antico connubio fra l’illustrazione e il testo secondo un programma affine a quello che nel campo dell’editoria stava svolgendo la Kelmscott Press di W. Morris e Burne Jones a Londra.

Insegnò in varie scuole d’arte: nel 1889 a Lisbona e Oporto poi, tornato in Italia, nel 1892 insegnò per un breve periodo a Modena e successivamente al Museo artistico di Napoli, allora diretto da Domenico Morelli. Nel 1894 era di nuovo a Roma, dove insegnò all’Accademia di Belle Arti. Lavora ancora per d’Annunzio: sua è la copertina per l’Allegoria d’Autunno nel 1895, i disegni allegorici per i primi due volumi delle Laudi del poeta e nel 1909 realizzò la copertina con il labirinto per Forse che sì forse che no.

Poco dopo gli inizi del Novecento lavorò alla decorazione della sala di lettura della Biblioteca Casanatense; le pitture della palazzina Borghese a Monte Brianzo, degli stessi anni, sono andate distrutte. Nel 1916 iniziò la decorazione della cupola di S. Rosa a Viterbo e, nel 1918 completò le pitture delle sale di rappresentanza nel palazzo del ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio. Lavorò, si presume insieme a Alessandro Morani, pure a villa Blanc sulla via Nomentana, fu nominato Accademico di S. Luca dal 1906. Morì a Roma nel 1940.

. . . . a ’l cuor giunge il freddo del serpente.
Melusina.

. . . . su da la tenebra
crescea per l’arti de la maga tessala,
porgendo la man nivea.
Diana inerme.

E su tal corda l’anima sospira.
Grasinda.

Dorme, poggiata il capo a ’l davanzale
de ’l balcon fiorentino,
la Titania di Shakspeare…
Donna Francesca, IV.

Amo io così raffigurarti, o pia
Sposa, lungo l’azzurra erta divina. . . .
Donna Francesca, XII.

Alfredo Ricci:

Pochissime notizie intorno a questo pittore. Nato a Roma, autodidatta, fu soprattutto abile nel ritrarre, con disegno rapido e sensibilità cromatica, paesaggi della campagna romana. Frequentava il caffè Greco, dove conobbe gli artisti della giovane generazione quali G. Cellini, Mario de Maria, A. Morani. Conobbe quest’ultimo insieme a Cesare Pascarella e Giulio Aristide Sartorio all’Accademia delle belle arti di Roma, che si presuppone frequentasse anche lui. Di lui nell’edictio illustrata ci sono due illustrazioni.

. . . . il biondo
capo sorride da l’origliere.
Donna Clara, I.

Ella apparve.—Buon dì, messer cantore!—
disse ridendo con gentile volto.
Il dolce grappolo, II.

Vincenzo Cabianca:

Pittore veneto, che si forma a Venezia e a Milano, sotto l’influenza Domenico Induno. Trasferitosi a Firenze, conosce Telemaco Signorini e Odoardo Borrani e con loro partecipa attivamente del gruppo del “caffè dell’Onore”che poi si trasferirà al caffè Michelangelo (1855) e sarà dei macchiaioli. Aderì sinceramente al movimento della macchia, ma successivamente si orientò verso temi più tradizionalmente romantici e patetici. Nel 1870 si trasferisce a Roma dove inizia a usare sempre più spesso gli acquerelli e qui conosce l’ambiente artistico che gravitava intorno al Costa, e in particolare: O. Carlandi, E. Roesler Franz, M. De Maria e G. A. Sartorio, con i quali, auspice il Costa, fondò il sodalizio “In arte libertas”.

. . . . Morgana, in dolce atto giacente
ne ’l letto de la nube solitaria. . . .
Morgana.

Su la scala, ove rotte
hanno gemiti l’onde,
Rosalinda vien meno
tra le braccia a Silvandro.
Romanza.

Nobili e puri, splendono
quali forme di luce.
Romanza.

Onorato Carlandi:  

Si formò dapprima al Collegio Romano e poi all’Accademia di Napoli. Dipingeva soggetti a tema storico-patriottico che gli valsero subito la fama nell’ambiente artistico romano. Grazie ad una serie di commisioni, poteva con gli amici E. Coleman e G. Ferrari liberamente dedicarsi alla pittura dal vero nell’Agro romano. Nel 1876, assieme a V. Cabianca, P. Joris, C. Biseo, C. Maccari, E. Ferrari, fondava la Società degli acquarellisti di Roma, di cui fu segretario. Al 1880 risale il suo primo viaggio a Londra dove rimase colpito pittura di paesaggio inglese affinò la sua pittura e schiari la sua tavolozza. Dal 1880 quasi ogni anno il C. soggiornò a lungo a Londra, ed espose regolarmente alla Royal Academy dal 1882 al 1889. A Roma intanto aveva preso studio in via Margutta ed alternò ai periodi londinesi soggiorni romani. Era assiduo frequentatore del caffè Greco, luogo di convegno del gruppo dei pittori della campagna romana, e con essi continuò i vagabondaggi per l’Agro romano. E’ a questi anni che risale il contatto con d’Annunzio per l’unica illustrazione contenuta nell’Edictio Picta dell’Isaotta Guttadauro.

Per l’antico viale de l’Aurora. . . .
Nympha Ludovisia.

Enrico Coleman:

Di origine inglese, nasce a Roma da madre italiana. Dal padre ereditò l’interesse per la pittura di paesaggio e divenne, insieme con l’amico Onorato Carlandi, assiduo frequentatore della campagna dei dintorni di Roma, soggetto preferito dei suoi dipinti. Il C. ritrasse, principalmente all’acquerello, le desolate distese della Campagna romana in dipinti con prevalenza di linee orizzontali, oppure le più diverse specie erbacee e, in particolare, le orchidee in “ingrandimenti” eseguiti con tratto raffinato e minuto. Esordisce nel 1880 all’Esposizione internazionale di Torino, poi frequentò le biennali veneziane e fu presente un po’ a tutte le mostre del gruppo “In Arte Libertas” fondato da Nino Costa. A Roma frequentava il caffè Greco, il ritrovo degli artisti dove egli era solito passare le serate, e qui dipinse un pannello con una veduta dell’Agro romano (tuttora conservato in loco). E’ qui che entra in contatto con la d’Annunzio e gli artisti della Cronaca Bizantina.
Non vide mai la sua terra d’origine. Morì nel 1911 e fu sepolto al Cimitero Acattolico.

Pascean su ’l limitare i palafreni
meravigliosi, li émuli de ’l vento. . . .
Oriana.

Cesare Formilli:

Nato a Roma, si formò come decoratore. Frequentò la Scuola di applicazione di disegno alle arti industriali, annessa al Museo artistico industriale, alle mostre organizzate al termine dei corsi annuali della scuola espose nel 1878 i disegni per un mobile e per una specchiera dipinta. Ancora giovanissimo fece parte di quel gruppo di artisti raccoltosi intorno intorno a Nino Costa. Fece parte anche del gruppo “In Arte Libertas” nato su iniziativa dei pittori A. Morani e A. Ricci e fortemente ispirato ai programmi innovatori del Costa. Non partecipò alla prima esposizione dell’associazione svoltasi nel 1886, ma nello stesso anno fu tra gli autori delle opere grafiche destinate a illustrare il “capostipite dei libri d’arte italiani”: la raccolta poetica di G. D’Annunzio Isaotta Guttadauro.
A partire dal 1894 il F. risiedette stabilmente a Londra e, da questo stesso anno, poté esporre alle manifestazioni della Royal Academy.

L’Asïatico già tende le braccia
trepidamente verso l’imo ignoto:
attonito, fra i calici de ’l loto
ei vede arguta ridere una faccia.
Hyla! Hyla!

Alessandro Morani: 

Nato a Roma, da un affermato pittore accademico, frequentò con discontinuità l’Accademia delle belle arti di Roma, stringendo amicizia con Cesare Pascarella, Giulio Aristide Sartorio e Alfredo Ricci. Poi, unendosi al gruppo di artisti e letterati che si incontravano al caffè Greco, tra cui Enrico Coleman, Onorato Carlandi (partecipanti anche loro all’Isaotta Guttadauro) e Giuseppe Raggio, cominciò a dipingere dal vero nella Campagna romana. Esordì all’Esposizione nazionale di Roma del 1883 con l’opera Spes ultima vale. Il suo interesse era soprattutto la pittura di paesaggio. Nel 1886 con l’opera Fine di autunno partecipò alla prima esposizione del gruppo «In Arte Libertas», movimento che faceva capo a Costa e in cui Morani svolse il ruolo di segretario. Agli stessi anni risale anche il contatto con Gabriele D’Annunzio, con il quale collaborò almeno per un ventennio, a partire dall’esecuzione di due paesaggi per l’edizione illustrata della raccolta di poesie dell’Isaotta Guttadauro, pubblicata nel 1886.

Morani si confrontò direttamente anche con il mondo poetico di d’Annunzio, idealista e simbolista, e realizzò le illustrazioni per i versi di Diana inerme e la romanza che apre l’Intermezzo melico e, qualche anno dopo, nel 1895, il disegno per la composizione dannunziana Le vergini delle rocce (libro III, Massimilla) eseguito per la rivista letteraria Il Convito. La collaborazione con D’Annunzio non si limitò solo alla poesia ma anche alla realizzazione di scenografie per alcune opere teatrali come La Gioconda, La Gloria e La città morta. In quest’ultima, con intento quasi archeologico, Morani ricostruì le oreficerie e suppellettili micenaiche.

Morani fu tra i fondatori nel 1893 della rivista L’Italia artistica industriale per cui disegnò una delle copertine e il manifesto. A partire dal 1894 e fino al 1902 fu docente presso il Museo artistico industriale di Roma. Durante la sua attività didattica svolse un ruolo importante nella diffusione delle idee di William Morris e Charles Blanc, formando alcuni tra gli artisti più interessanti della Roma dei primi anni Venti come Marcello Piacentini, Duilio Cambellotti, Adolfo De Carolis. Con quest’ultimo, che lo ricordava come uno dei suoi migliori maestri, collaborò assiduamente a partire dal 1895 quando lavorarono insieme alla decorazione di villa Blanc a Roma.

A Morani è da attribuirsi l’impianto generale dell’apparato decorativo della villa, eseguito sotto la supervisione dell’archeologo, erudito ed architetto Giacomo Boni, profondamente influenzato dalle teorie artistiche di Morris e Ruskin e fautore della riscoperta di temi e tecniche diversi come il mosaico, il vetro, la ceramica.

Ne la man con gesto lieve
da i virgulti accoglie l’onda.
Romanza.

. . . . i cervi, a cui ne li occhi il fascino
sta de le solitudini
natie, sazî de ’l pascolo, su ’l limite
scendono in torme a bevere.
Diana inerme.


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