Villa Farnesina, Roma pt I

foto: Villa Farnesina (picture source here)

Villa Chigi

Villa Farnesina è la prima villa urbana che fu costruita a Roma. Questo basta da sé a decretarne l’importanza come tipologia architettonica. La volle costruire Agostino Chigi detto il Magnifico, uno dei più grandi mecenati della Roma rinascimentale, l’unico a poter competere col papa e del quale non rimane traccia nel nome che la villa ha oggi.
Ma c’è qualcosa che la rende ancora più importante e cioè la decorazione pittorica, alla quale avevano contribuito i migliori pittori di quel periodo. Agostino Chigi riuscì infatti ad ottenere niente di meno che Raffaello, allora famosissimo e talmente acclamato che solo il papa poteva permetterselo. Insieme alle logge vaticane, questo è il luogo in cui si definì un linguaggio pittorico che sarà poi diffuso fuori Roma, con la dispersione degli allievi di Raffaello dopo la sua morte.

Agostino Chigi, banchiere

Agostino Chigi nasceva ricco, ma era destinato a diventarlo molto di più. Era figlio di un facoltoso banchiere senese, Mariano Chigi, il quale aveva avuto già molti incarichi dall’allora papa Alessandro VI Borgia. Mariano, personalità di spicco allora a Siena, ebbe due figli: Sigismondo, che rimase a Siena dove sposò la figlia del signore e fece costruire la Villa delle Volte dal Peruzzi. L’altro figlio era appunto Agostino, che fu invece mandato a Roma per seguire gli affari della famiglia nella città pontificia.
La fortuna dei Chigi crebbe in modo vorticoso quando Alessandro VI gli concesse l’appalto, in seguito rinnovato da Giulio II e poi da Leone X, per l’estrazione e il commercio dell’allume di cui era stata scoperta, nel 1460, una cava presso Tolfa. L’attività divenne così lucrosa che Agostino costruì nei pressi il villaggio di Allumiere, fornito di case per operai (circa ventimila!), strade e servizi, comprò Porto Ercole, aprì una tipografia e gestiva anche l’appalto delle dogane e delle saline dello stato pontificio.
Una ricchezza spropositata per l’epoca, a cui non arrivava nemmeno il papa che infatti dovette ricorrere a lui per finanziare le imprese militari di suo figlio Cesare Borgia.

Agostino Chigi, mecenate

Ma Agostino seppe davvero utilizzare la sua ricchezza. Decise nel 1509 di farsi costruire una villa delle delizie, su un terreno tra il Tevere e la Lungara. Il progetto della villa fu affidato a Baldassarre Peruzzi che già conosceva i Chigi, avendo per loro realizzato la Villa le Volte vicino Siena. Per Villa Chigi Peruzzi creò un edificio a due piani, disposti a forma di ferro di cavallo così da aprirsi verso il giardino, che quindi è concepito come un tutt’uno con l’edificio. La Villa infatti aveva scopo di svago e lo spazio all’aperto serviva per rappresentazioni teatrali e feste estive.
Nel 1511, approfittando della momentanea assenza di Giulio II, Agostino riesce ad avvalersi anche dell’operato di Raffaello non solo per la Galatea, ma anche per la progettazione delle scuderie della stessa villa (distrutte durante i lavori per i nuovi argini del fiume tra il 1884 e il 1886) e per dei lavori nelle chiese di Santa Maria della Pace e Santa Maria del Popolo, dove sarà sepolto. Infine, l’Urbinate nel 1517 realizza anche i dipinti per la loggia. Un linguaggio perfetto, puro, armoniosamente ordinato senza alcun turbamento o ansia o inquietudine michelangiolesca. E’ questo il Rinascimento: il dominio dell’uomo sul mondo, la raggiunta perfezione del Bello. Ma dura poco, pochissimo e Villa Chigi è l’ultimo luogo davvero rinascimentale a Roma.
Mentre svanisce il sogno di Giulio II di una restauratio imperii, nel 1520 muore Agostino Chigi e dopo pochi mesi lo seguirà anche sua moglie. Strano davvero, lo stesso anno muore anche Raffaello. Segno della fine dei tempi? Forse, ma se davvero una data può essere significativa di un passaggio d’epoca allora questa fu il 1527: il Sacco di Roma. I Lanzichenecchi occupano la villa e ne sfregiano gli affreschi.

Epilogo

Cosa ne fu della Villa e dei Chigi? Dopo la morte del proprietario e l’invasione dei Lanzichenecchi, la villa decadde e venne depauperata degli arredi e delle opere d’arte. Nel 1579 fu acquistata dal cardinale Alessandro Farnese, da cui il nome che ha tutt’oggi. Sì pensò addirittura a collegare, con un passaggio coperto, Palazzo Farnese con la Farnesina ma il progetto non fu mai realizzato. Resterà ai Farnese fino al 1714 quando, con il matrimonio dell’ultima dei Farnese con Filippo V, la villa venne acquisita nei beni borbonici.
Dopo Agostino decadde questo questo ramo della famiglia Chigi, il banco fu romano fu chiuso nel 1528, le sostanze sperperate così che i Chigi si ritirarono a Siena. Ma la loro storia non termina qui, avranno un altro momento di gloria quando uno di loro diventerà papa con il nome di Alessandro VII, questa però è un’altra storia.

Villa Farnesina pt II here

Villa Farnesina official site here.

All pictures are mine except the first one.

Per le informazioni sulla famiglia Chigi treccani.it

 Sala di Galatea:

La sala più famosa della Villa è quella di Galatea in cui Raffaello lascia l’unico affresco di sua mano. L’affresco, famosissimo, occupa in realtà solo uno dei riquadri delle pareti, ma diventa il fulcro della sala per la sua potenza coloristica. Affianco c’è un altro affresco degno di nota: il Polifemo di Sebastiano Luciani detto Del Piombo, prima opera dell’artista veneziano a Roma, qui arrivato proprio al seguito di Agostino Chigi che si era recato a Venezia per conto di Giulio II. L’artista, di cui Agostino apprezza anche le doti di musico, decorerà anche alcune lunette, ma il Polifemo fa pensare ad un ciclo di affreschi a tema acquatico che non fu mai terminato. Nella stessa sala lavora come pittore anche il Peruzzi, autore della decorazione sulla volta. Affreschi simbologicamente complessi tanto da essere stati studiati solo nel 1934, quando Fritz Saxl capì che essi rappresentavano la posizione delle stelle al momento della nascita di Agostino Chigi, dunque un suo oroscopo.
C’è un’altra opera di Peruzzi, quasi una dimenticanza o forse un non finito: è la testa virile in monocromo su una delle lunette, che però la tradizione ha erroneamente attribuito a Michelangelo, il quale passò per visitare l’amico Sebastiano del Piombo e volle dare un bell’esempio di studio anatomico al rivale Raffaello.

Galatea, Raffaello

vault frescoes by Baldassarre Peruzzi

Polifemo by Sebastiano del Piombo

Loggia di Psiche:

Per la Loggia di Psiche Raffaello disegna i cartoni per gli affreschi, che saranno poi eseguiti dagli allievi Giovanni da Udine, esperto in grottesche, Giulio Romano e Giovan Francesco Penni.
Spazio arioso e luogo di passaggio tra il giardino e gli ambienti interni, Raffaello immagina per la Loggia le prove che Psiche deve affrontare per elevarsi al rango di immortale, così da legarsi per sempre ad Amore.
L’ambiente reale in cui si trova la loggia, cioè il giardino, si confonde con l’ambiente illusorio in cui si ambientano le figure, cioè il cielo libero, percorso dai finti festoni di fiori e frutta, opera di Giovanni da Udine. Infine, in due grandi pitture che simulano arazzi appesi contro il cielo, troviamo raffigurati in uno Il Concilio degli Dei e nell’altro il Banchetto Nuziale, forse in ricordo del matrimonio di Agostino con Francesca Ordeaschi. C’è infatti chi ha messo in relazione le vicende di Psiche con Francesca, amante di Agostino Chigi, che da cortigiana si elevò al rango di moglie legittima del banchiere.

Concilio degli Dei

Banchetto Nuziale

Sala del Fregio
Saletta adiacente alla Loggia è così chiamata per il fregio dipinto da Peruzzi, raffigurante le fatiche di Ercole, che corre in alto lungo le pareti.

 staircase to the second floor


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