Santa Maria del Popolo, Roma

Non si può nascondere che l’impianto della chiesa sia duecentesco, cosa che si vede non solo dall’esterno sobrio, ma anche dalla struttura interna. Ma la gloria della chiesa si deve ad epoche successive.
Il primo intervento monumentale, molto più di quello quattrocentesco del Perugino per i Della Rovere, fu quello di Raffaello voluto dai Chigi, intorno al 1530-40. Poi ci fu quello di Caravaggio-Carracci per i Cerasi nel 1601-2, ma la chiesa fu investita di nuova importanza solo a partire dalla metà del 1600 per volere di papa Chigi Alessandro VII. Forse fu proprio lui a determinare la presenza di un così alto numero di simboli mortuari. Ad ogni modo oggi questa chiesa è una delle più varie al suo interno per tipo di decorazioni, epoche e concentrazione di artisti. Una tappa imprescindibile per lo straniero che si recava in visita nella capitale e che entrava proprio dalla porta del Popolo, adiacente alla chiesa.

Gisleni’s tomb

C’è una cosa bizzarrissima nella chiesa che si nota appena entrati: alla sinistra della porta appare una grata che imprigiona uno scheletro, sotto l’inferriata la scritta NEQUE ILLIC MORTUUS. La frase è la conclusione della scritta NEQUE HIC VIVUUS che si può vedere nella parte superiore del monumento, sotto il ritratto di un uomo che, se si nota bene, non è dipinto ma in rilievo 3D. “Né qui vivo, né là morto” forse nel senso che quando si è vivi non si è completamente vivi perché destinati a morire, quando si è morti non siamo completamente morti perché c’è un’altra vita. E’ la tomba di Giovan Battista Gisleni, un architetto scenografo e musicista, che lavorò presso i re polacchi e morì a Roma nel 1672. E’ molto probabile che sia lui stesso l’ideatore della tomba e forse anche dei motti.

Sopra lo scheletro c’è lo stemma dei Chigi, ai cui lati si trovano due tondi con i motti: IN NIDULO MEO MORIAM (morirò nel mio nido) e UT PHOENIX MULTIPLICABO DIES (come la fenice moltiplicherò i giorni).

Maria Eleonora Boncompagni Ludovisi’s tomb

Un altro teschio alato si nota nella lastra in marmo policromo affianco alla tomba di Gisleni, si tratta della tomba di Maria Eleonora Boncompagni Ludovisi, che fu principessa sovrana di Piombino per dodici anni, fino alla morte avvenuta nel 1715.

Maria Flaminia Odescalchi Chigi’s grave:

Continuando per la navata sinistra si può incontrare un’altra tomba, senza vanitas, ma bellissima nella fattura così scenografica con il leone che posa le zampe sui monti da cui nasce l’albero, una perfetta rappresentazione scultorea degli stemmi Chigi e Odescalchi.
E’ infatti la tomba di Maria Flaminia Odescalchi Chigi, la prima moglie di Sigismondo Chigi, che morì a 20 anni, dando alla luce il terzo figlio della coppia.

La tomba è opera di Paolo Posi, scenografo dal gusto roboante e autore di molte macchine teatrali effimere. Non volle costruire la tomba all’interno della cappella Chigi perché troppo classica. La tomba è infatti un tripudio di decorazioni affastellate senza unità, tipica di un barocco stanco e morente. Stendhal scrisse in Promenades dans Rome “L’exécrable gout du XVIIIe siècle éclate dans le tombeau de la princesse Odescalchi-Chigi (December 13, 1827).”

Another grave:

Cappella Chigi

Nella seconda cappella a sinistra del transetto si trova la Cappella Chigi. Proprio per l’interessamento dei discendenti dei Chigi la chiesa tutta potrà giovare di un restauro barocco a metà del 1600. Andando con ordine, due momenti sono importanti  per questa cappella: i primi decenni del 1500 e, ad un secolo di distanza, i primi del 1600.

Nella cappella è sepolto Agostino il Magnifico, il ricchissimo banchiere che a Roma fece costruire l’attuale Villa Farnesina, nei primissimi anni del 1500. Morirà nel 1520 e fu sepolto in questa cappella, insieme a suo fratello Sigismondo. Il progetto, così come i cartoni per il mosaico del soffitto, è opera di Raffaello, che aveva lavorato anche nella villa e nell’altra cappella di famiglia a Santa Maria della Pace.
Interessante il tema astrologico scelto per il soffitto: Al centro Dio creatore del firmamento, intorno immagini allegoriche del Sole e dei sei pianeti conosciuti, raffigurati come divinità pagane a mezzo busto, ciascuno guidato da un angelo che, secondo un concetto dantesco ripreso dai neoplatonici, rappresenta il suo ordine motore. Un tema astrologico era stato scelto dai Chigi anche per il salone della Galatea a Villa Farnesina.

La cappella rimase incompiuta alla morte di Agostino e poi di Raffello, la tomba di Sigismondo espropriata per un’altra sepoltura. Si dovrà aspettare la metà del 1600 per il restauro della cappella, e poi anche della chiesa, voluto da Fabio Chigi, il futuro papa Alessandro VII. Uomo di lettere e patito dell’edilizia, vorrà restaurare i luoghi di famiglia a Roma e affiderà a Bernini la conclusione dei lavori.
Lo sculture modificherà le tombe triangolari raffaellesche, aggiungendo il tondo con il ritratto del defunto, ma sopratutto porterà a termine le statue per le nicchie. Sono di sua mano “Abacuc e l’angelo” (1661) e “Daniele e il Leone” (1657) che, più grandi delle nicchie cinquecentesche che occupano, muovono lo spazio creando dinamismo. Il restauro è curato in ogni dettaglio, Bernini progettò anche la lampada della cappella.
Le lunette anche furono dipinte sotto Alessandro VII da Francesco Vanni, pittore di origine senese proprio come il papa, ma al momento della mia visita erano coperte.

Alessandro VII teneva moltissimo a questa cappella. Se ne interessò molto prima di essere papa perché teneva in grande considerazione il suo antenato Agostino il Magnifico e voleva onorarne la memoria. Quando sarà nominato papa farà molto di più: è lui che farà costruire il colonnato di San Pietro e modificherà Piazza del Popolo quasi come la vediamo oggi, senza contare i numerosi cantieri aperti per la città al Pantheon, a Santa Maria sopra Minerva, a Santa Maria della Pace, a Sant’Andrea al Quirinale e fuori città, ad Ariccia e a Siena.
Questa chiesa deve molto a papa Chigi, il quale era davvero ossessionato dalle vanitas e le faceva raffigurare un po’ dappertutto. Non solo lo scheletro si ritrova nel suo monumento funebre a San Pietro, sempre di Bernini, ma sembra che della morte “egli dappertutto scolpita negli avelli e nella tazza ove beveva, e per tutto aveva immagini”. Questo potrebbe spiegare le numerosissime vanitas che si trovano sparse nella chiesa. Sicuramente spiega il pavimento della cappella, un intarsio marmoreo raffigurante uno scheletro alato che sorregge gli stemmi Chigi. Disegnato da Bernini, fu sicuramente il papa a suggerirgli il tema.

Sopra l’altare si trova invece il dipinto ad olio su blocchi di peperino Nascita della Vergine di Sebastiano del Piombo e Francesco Salviati, preso ad esempio da Maratta per la cappella di fronte, di cui parlo più avanti.

Agostino Chigi’s grave and Habbakuk and the Angel by Gian Lorenzo Bernini (detail)

Bernini’s lamp

View of the doom the mosaics of Raphael

Mors ad caelos pavement

Daniel by Bernini

Sigismondo Chigi’s grave

Habbakuk and the Angel, Bernini

Another grave:

Cappella Mellini

La pala d’altare con Vergine e san Nicola da Tolentino è di Agostino Masucci; ai lati tombe dei cardinali Savio Mellini di Pierre-Etienne Monnot e Garcia Mellini di Alessandro Algardi.

vanitas on the floor

Cappella Cerasi:

E’ la cappella più ammirata della chiesa, per via dei due Caravaggio che qui non ho potuto fotografare bene. In realtà questo piccolo spazio è legato anche a due altri artisti e può essere preso ad esempio di tutti i cambiamenti dell’arte tra fine ‘500 e inizi ‘600.

La cappella fu trasformata nel 1600-1601 da Tiberio Cerasi, che chiamò tre grandissimi artisti: Carlo Maderno, per la parte architettonica, Annibale Carracci e Caravaggio per la decorazione pittorica. Carracci eseguì la pala d’altare, l’Assunzione della Vergine (1601) e Caravaggio i due laterali: la Crocifissione di san Pietro e la Conversione di san Paolo (1600-01). Il confronto tra la pittura realista e tenebrosa di Caravaggio e quella accademica colorista di Carracci, meriterebbe davvero molte righe.

Gli angeli:

Un altro tema ricorrente della chiesa sono gli angeli. Durante il restauro berniniano si decise di collocare sugli archi della navata coppie affrontate di sante martiri alate in stucco, che però non ho fotografato. I lavori in stucco furono eseguiti dagli allievi di Bernini, in particolare da Antonio Raggi, il quale fu autore anche delle Vittorie alate che sorreggono i due organi. Stupefacente è sopratutto l’organo a destra dell’altare, completamente intrecciato dalla pianta di quercia, simbolo araldico chigiano.

Al Raggi si devono anche gli angeli reggicornice per gli altari all’estremità del transetto, ai quali sembra lavorò anche il giovanissimo Gaulli.

The main organ, angels and oak branches by Antonio Raggi

the smaller organ, angels by Antonio Raggi

Angels by Antonio Raggi

Altare (main Altar):

Dietro l’altare si conservano gli interventi più antichi di epoca quattrocentesca. Su disegni del Bramante fu costruito il coro, in esso si trovano due capolavori di Andrea Sansovino, i monumenti funebri dei cardinali Ascanio Sforza e Girolamo Basso Della Rovere. Nella volta si trovano affreschi del Pinturicchio (1508-10), mentre le vetrate, raffiguranti Episodi della vita di Maria e di Gesù, sono di Guillaume de Marcillat (1509).

Più recente invece l’arco trionfale sopra l’altare in stucco in cui è rappresentata la Leggenda della fondazione della chiesa. L’altare include la tavola del XIII secolo, in stile bizantino, raffigurante la Madonna del popolo. Nei pressi dell’altare, a destra, vi sono resti di marmo con decorazione cosmatesca e data del 1263.

Madonna del Popolo, icon from 13th cent

ceiling of the chorus by Pinturicchio

tomb by Sansovino

the chorus

Other views of the church:

Cappella Cybo:

Nella cappella si trova la grande pala “Immacolata concezione con santi” di Carlo Maratti, il campione del classicismo romano e dipinta anch’essa su blocchi di peperino per fronteggiare il dipinto di Sebastiano del Piombo della cappella di fronte. Qui si trovano le tombe dei cardinali Lorenzo e Alderano Cybo, ma ciò che più colpisce è la policromia dei marmi.

Carlo Maratti “Immacolata concezione con santi”

Cappella Basso Della Rovere: 

Madonna in trono col Bambino e santi by Pinturicchio, 1490’s

Vaulted ceiling of the Della Rovere Chapel by Pinturicchio

More vanitas symbols:


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