La villa Demidoff di Pratolino e il Parco Mediceo

Il Colosso dell’Appennino del Giambologna Sailko / CC BY

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Dove:  Via Fiorentina, 276, 50036 Vaglia FI
Website: www.cittametropolitana.fi.it
Email: parcomediceodipratolino@cittametropolitana.fi.it
Facebook: parcodipratolino
Il parco di villa Demidoff è facilmente raggiungibile via bus con la linea 25 A dell’Ataf (da non confondere con la 25, che non arriva fino a Pratolino); parte da via La Pira (Piazza San Marco) e il capolinea non è distante dall’ingresso della villa.
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La villa Demidoff di Pratolino e il Parco Mediceo

È una villa aperta al pubblico con un parco visitato ogni anno da migliaia di persone. La rete internet è ricca di fotografie di Villa Demidoff eppure il senso di mistero che riesce a trasmettere è ancora forte. Quello che rimane oggi del parco voluto da Francesco I de’ Medici e progettato da Bernardo Buontalenti, è solo una piccola parte dell’originale; e il Colosso dell’Appennino del Giambologna è il più grande testimone degli antichi fasti.

Una volta la Villa di Pratolino e il suo parco erano un luogo delle meraviglie e dei sogni, desiderato da un amante dell’alchimia come Francesco I e realizzato da un geniale architetto come il Buontalenti. Questi diede vita a un complesso di giochi d’acqua, con automi e prodigi tecnici che davano alla villa e al parco qualità fantastiche e artificiali allo stesso tempo, con un filo conduttore che era l’elemento naturale per eccellenza, l’acqua. È difficile immaginare come fossero esattamente questi automi e meraviglie della tecnica che tanto impressionarono i visitatori dell’epoca, compreso Montaigne. Sarebbe bello che un giorno fossero ricreati da un regista con la realtà virtuale, come set di un film, di un videogioco o di un film di animazione ambientato nel Cinquecento fiorentino. Per ora, affidiamoci all’immaginazione e alla visita (quando sarà possibile) del tuttora bellissimo parco mediceo di Pratolino.

La Villa di Pratolino, Giuseppe Zocchi, 1744

Francesco I, un’amicizia e le origini della villa

Basta dare un’occhiata alle biografie di Francesco I e del Buontalenti per intuire che c’è stato qualcosa di magico nel destino che li ha uniti. Francesco nacque nel 1541, figlio di Cosimo I e di Eleonora di Toledo. Pochi anni dopo a Firenze una rovinosa inondazione dell’Arno causò la frana del poggio di San Giorgio e dalle macerie di una casa alluvionata venne estratto vivo un ragazzo. Quel giovane miracolosamente sopravvissuto era Bernardo Buontalenti, che pochi anni dopo divenne insegnante di disegno di Francesco I de’ Medici[1]. Nacque così l’amicizia che avrebbe permesso la realizzazione delle meraviglie di Villa Pratolino e del suo parco.

Nel 1568, nella località di Pratolino, Francesco I acquistò i terreni su cui in seguito avrebbe edificato la villa con il parco. A quanto pare, il futuro granduca di Toscana non avrebbe fatto un buon affare: troppi tremila scudi per una “posizione poco amena, sterile e montuosa e anche senza fonti”[2]. Guardando quello che rimane oggi del giardino delle meraviglie, il parco sembra in realtà un luogo ameno, e tale sembrava qualche secolo fa anche a Bernardo Sansone Sgrilli[3], che a proposito della Villa di Pratolino scriveva:

Risiede questa Villa in mezzo ad un magnifico prato, d’intorno un gran salvatico, compartito in due vasti, ed amenissimi boschi, de’ quali uno resta a tramontana, l’altro a ostro, che pongono un mezzo il sontuoso Palazzo …

Opinioni sull’amenità a parte, la mancanza di fonti era un problema concreto che il Buontalenti non mancò di risolvere e riuscì così a dare vita ai giochi d’acqua e alle altre meraviglie della villa sognata da Francesco I.

Circa due anni dopo l’acquisto dei terreni iniziò la costruzione della villa, che terminò nel 1575. Ma i dettagli dovevano ancora essere ultimati, tra cui quello più importante: il Colosso dell’Appennino (1580), opera dello scultore fiammingo Giambologna.

Come era la Villa Medicea di Pratolino

Per sapere come erano la Villa Medicea di Pratolino e il suo parco poco dopo la costruzione, nel periodo di pieno splendore, bisogna rifarsi alle descrizioni dell’epoca. Prima di entrare nei dettagli, mi piace iniziare con le suggestioni fornite dalle descrizioni di Montaigne, che visitò Pratolino nel 1580. Nel suo Journal de voyage [4] racconta di averlo visitato “per vedere un palazzo che il Duca di Firenze costruì qui dodici anni fa, dove esercita tutti i suoi cinque sensi naturali per abbellirlo” e in cui stavano costruendo, proprio in quel periodo, il Colosso dell’Appennino.

 Il Colosso dell’Appennino raffigurato da Stefano della Bella

Montaigne paragona la villa di Francesco I de’ Medici con Villa d’Este di Tivoli, dicendo espressamente che Pratolino “è stato fatto proprio in rivalità con questo posto”. Non mancano notazioni in parte tecniche negli scritti del filosofo francese, secondo il quale Francesco de’ Medici “avrebbe scelto espressamente un sito inconveniente, sterile e montuoso, anzi anche senza sorgenti d’acqua, per poter avere quell’onore di portarcela da cinque miglia di distanza”.

Ma forse la frase più significativa scritta da Montaigne è questa:

La bellezza e la ricchezza di questo luogo non si possono rappresentare con la scrittura[5].

Sono giunte tuttavia ai giorni nostri raffigurazioni e descrizioni che ci possono far intuire la bellezza e la ricchezza del parco e della villa. La testimonianza più dettagliata è quella di Bernardo Sansone Sgrilli, che nel 1742 scrisse la sua Descrizione della regia villa, fontane, e fabbriche di Pratolino [3], liberamente consultabile su internet. Ed ecco che leggendola si scopre che la villa si trovava al centro del parco, che grossomodo era orientata secondo un asse nord sud, come si può vedere qui sotto dalla lunetta di Giusto Utens, che rappresenta la sola parte sud del parco.

 Il parco (porzione sud) e la Villa di Pratolino. Lunetta di Giusto Utens (1588)

La villa, oltre ai consueti piani con camere, sale, cucine aveva delle splendide grotte, che racchiudevano buona parte delle meraviglie di Pratolino. Nelle grotte del palazzo c’erano innumerevoli scherzi d’acqua, spesso ingegnosi, con decorazioni di madreperla, conchiglie, coralli, statue di marmo, di bronzo e di rame; alcune volte erano dipinte con rifiniture dorate e i pavimenti riccamente decorati. E c’erano persino automi mossi da meccanismi idraulici. Tra questi c’era una pastorella, detta la Samaritana, che usciva da un cancello che si apriva automaticamente, avanzava con un secchio in mano fino a una fonte, lo riempiva d’acqua, poi tornava indietro e dopo essere rientrata il cancello si richiudeva. Ma c’erano anche automi con animali semoventi, un serpente “che gira”, una civetta che si muove verso gli uccelli “e vi sono pure altre bellissime, e stupende cose, che troppo ci vorrebbe a descriverle minutamente, e tutte operano per diverse macchine a forza d’acqua”.

 Due raffigurazioni delle grotte del palazzo (Stefano della Bella)

Il giardino era suddiviso in un parco degli Antichi (lato nord) e un parco dei Moderni (lato sud). Nel primo si trovavano, tra gli altri, il Colosso dell’Appennino del Giambologna (conservato fino a oggi), ma anche strutture non più presenti. Per esempio una fonte con un Perseo di marmo che sedeva “sopra un drago di marmo misto che getta acqua per bocca in una nicchia al pari del terreno”. Poco distante si trovava una fonte con la statua di Esculapio con la serpe in mano, che gettava acqua in una antica urna di marmo. Le statue di Esculapio e Perseo si trovano oggi al Giardino di Boboli.
Nelle vicinanze di Esculapio c’era una piccola grotta ornata di spugne e all’interno un’orsa (con i suoi orsetti) che gettava acqua dalla bocca, ma questa è andata interamente perduta. Sempre sul lato nord furono realizzati giochi come la giostra detta giuoco de’ cavalli, che comprendeva due cavalli per i cavalieri e due sedie per le dame; e poco distanti c’erano il gioco delle pallottole e quello della pallacorda.

Nel lato sud si trovava la fonte del Mugnone (presente ancora oggi) e il parco era attraversato da uno stradone lungo quasi 300 metri, con ai lati un muretto con fontane, vasche e giochi d’acqua; da qui partivano infatti zampilli che formavano archi attraverso lo stradone, creando una sorta di pergolato d’acqua che a quanto pare consentiva di camminarci sotto tranquillamente senza bagnarsi. E in fondo allo stradone era collocata la fontana della Lavandaia, oggi perduta (così come lo stradone con i suoi giochi d’acqua). Il versante sud del giardino (parco dei Moderni) ospitava anche “la fonte dell’Ammannato con quattro statue a sedere” e il Monte Parnaso; entrando nel monte si scoprivano i giochi mossi da meccanismi idraulici: “l’ingegnose macchine, che fanno suonare l’organo, e muovere il mascherone”. E in cima al monte c’era il cavallo alato Pegaso, oggi conservato a Boboli.

Lo stradone e il pergolato d’acqua (Stefano della Bella)

E quanto ho elencato finora è solo una parte delle meraviglie descritte da Bernardo Sansone Sgrilli, sono quelle che hanno colpito di più il mio immaginario e che, forse, stupirono di più i viaggiatori dell’epoca.

La villa di Pratolino nel Seicento, da notare le quattro piramidi ai lati del palazzo

I giochi d’acqua spesso bagnavano i visitatori (donna che mostra il vestito bagnato)

Il cosiddetto albero abitato, dotato di scala a chiocciola 

La villa dopo Francesco I

Dalla sua nascita e per tutto il Seicento, la villa e il suo parco furono un’autentica meraviglia, meta di pellegrinaggio di illustri personaggi, tra cui Ulisse Aldrovandi, Michel de Montaigne, Heinrich Schickhardt, il Marchese de Sade e Ludovico di Baviera.

Eppure dopo la morte di Francesco I de’ Medici, avvenuta nel 1587, la villa fu poco frequentata dai suoi successori e – seppur molto lentamente − cadde in stato di abbandono. Già nel Seicento si registrano le prime sparizioni di statue e di impianti idraulici [5], anche se secondo le descrizioni d’epoca, nel XVII secolo parco e villa rimasero in buona parte intatti e funzionanti, grazie anche a lavori di manutenzione e di restauro. E a quanto pare nel 1605 Galileo Galilei fu invitato a Pratolino per discorrere a Corte del suo compasso geometrico e militare [6]. Tuttavia i giochi d’acqua, gli automi, le statue, le decorazioni e le altre meraviglie erano costosi e complessi da mantenere; il tempo e l’incuria pian piano presero il sopravvento e nel Settecento la villa divenne inabitabile. Un viaggiatore tedesco vi sostò nell’ottobre del 1798. Con un gusto tutto gotico, descrisse con entusiasmo una villa dalle pareti screpolate, soffitti squamosi, pavimenti cadenti, colombe e rondini che volavano attraverso finestre rotte e topi e vermi che divoravano ritratti a mezzo busto dei Medici [2].

La proprietà della villa e del parco nel frattempo era passata nelle mani del nuovo granduca Francesco Stefano di Lorena. Questi visitò la villa di Pratolino nel 1739 e fu in quell’occasione che gli ormai leggendari giochi d’acqua furono fatti funzionare probabilmente per l’ultima volta. Il successore di Francesco Stefano fu Pietro Leopoldo e questi amministrò il granducato con spirito illuministico, dando priorità alle opere di pubblica utilità. La manutenzione delle creature di Francesco I e del Buontalenti passò in secondo piano e diverse statue furono trasferite al giardino di Boboli. Il suo successore Ferdinando III trasformò il giardino all’italiana in un giardino all’inglese e nel 1822 fu ordinata la demolizione della villa che fu fatta saltare in aria con le mine.

La nascita di Villa Demidoff

Il destino del giardino delle meraviglie sembrava ormai definitivamente segnato, ma è a questo punto che entra in scena la famiglia Demidoff. I Demidoff erano industriali russi, proprietari di miniere nei Monti Urali, in Russia[7]. La storia dei Demidoff inizia con Nikita, che nel 1702 ottenne concessioni minerarie nella regione degli Urali e iniziò l’estrazione di ferro e rame. Figli e nipoti presero in mano l’impresa e nel 1825 Nicola Demidoff, con la moglie Elisabeth e i figli Paolo e Anatolio si trasferì a Firenze come ambasciatore dello Zar Alessandro I[8], continuando tuttavia a portare avanti le attività di estrazione in Russia. Fu il principe Paolo Demidoff ad acquistare nel 1872 la proprietà dai Lorena e in seguito i Demidoff fecero restaurare gli edifici della tenuta. La paggeria medicea fu ampliata e da questa ricavata quella che ancora oggi è la Villa Demidoff di Pratolino.

Villa Demidoff, l’ex paggeria medicea. Sailko / CC BY

Visitare Villa Demidoff

Nonostante le vicissitudini attraversate dalla villa e dal parco nel corso dei secoli, ancora oggi Pratolino attira turisti, visitatori, viaggiatori e sognatori. Il parco è oggi dominato da Villa Demidoff e dal Colosso dell’Appennino, ma permangono anche altri elementi d’epoca, come la grotta di Cupido, la fonte del Mugnone, la vasca della Maschera, la Cappella del Buontalenti e altro ancora.

Il colosso dell’Appennino. Jacopo Marcovaldi / CC BY 

Scorcio del giardino all’italiana di Villa Demidoff. Sailko / CC BY 

Il “diamante”, una mini centrale solare a Villa Demidoff. Sailko / CC BY

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Fonti:
[1] Giovanni Valdrè, Pratolino e la scrittura: bibliografia storico-ragionata della villa medicea e della sua gente. Anteprima online su Google Books
[2] Webster Smith, Pratolino, Journal of the Society of Architectural Historians, Vol. 20 No. 4, Dec., 1961; (pp. 155-168). Consultabile online su jsah.ucpress.edu
[3] Bernardo Sansone Sgrilli, Descrizione della regia villa, fontane, e fabbriche di Pratolino, 1742. Consultabile online su archive.org
[4] Michel de Montaigne, Journal de voyage en Italie par la Suisse et l’Allemagne en 158o et 1581. Consultabile online su archive.org
[5] Villa Demidoff, articolo di Wikipedia.org
[6] Parco Mediceo di Pratolino – Villa Demidoff, articolo di Brunelleschi.imss.fi.it
[7] Monti Urali: mappa e immagini per un viaggio ai confini dell’Europa, articolo di Terraincognita.earth
[8] Villa San Donato, articolo di Wikipedia.org

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