Castello Ciamarra, una casa museo nel Molise

Dove: Via Sotto Palazzo, 7, 86028 Torella del Sannio CB
Visitabile su richiesta
Web: FB

In un piccolissimo paesino perso nel Molise, Torella nel Sannio, nessuno mai immaginerebbe di trovare una casa museo d’artista. Elena Ciamarra (1894-1981), pittrice e musicista, è una figura poliedrica, artista di respiro internazionale, viaggiatrice, amica di Angelo Conti, Mariano Fortuny, Alessandro Morani, Rinaldo Dohrn e altri intellettuali e artisti della sua epoca. Per sessant’anni produsse in maniera instancabile e continua disegni e dipinti, rifuggendo occasioni mondane e scegliendo anzi di rifugiarsi in un castello medievale, di proprietà della sua famiglia. Oggi è la Casa Museo Elena Ciamarra, ancora pieno delle sue opere, dichiarato anche monumento nazionale. Un luogo che altre regioni d’Italia non hanno e che potrebbe essere un fiore all’occhiello per una regione piccola come il Molise, sempre alla ricerca di maggiore considerazione, eppure rimane sconosciutissimo ai più, dimenticato dalle autorità, locali e regionali. 

Elena musicista 

Il padre di Elena, Giacinto Ciamarra, era molisano, originario proprio di Torella del Sannio; sua madre invece proveniva da una famiglia nobile di San Paolo Belsito, ma Elena nacque a Napoli, nel 1894. Giacinto era un noto avvocato civilista del Foro di Napoli, molto amico di Giovanni Giolitti e suo avvocato di fiducia, che nel tempo libero si dilettava a scrivere novelle. Aveva pubblicato alcuni racconti sulle riviste di Matilde Serao e Edoardo Scarfoglio e frequentò anche Libero Bovio e Andrea Torre. Il fratello del padre, Guglielmo, era anche lui avvocato ma preferì l’attività diplomatica, ricoprì il ruolo di consulente governativo in Libia e, una volta tornato in Italia, divenne docente di diritto presso l’università di Torino. E’ grazie allo zio che Elena a 22 anni fa il suo primo viaggio in Africa, di cui rimangono alcuni disegni. Il fratello maggiore, Antonio, era eroe di guerra e viveva a Roma, dove praticava anche lui l’avvocatura. 

Siamo nella Napoli fine ‘800 ancora Belle Époque, Elena si trova a crescere in un ambiente colto e privilegiato, in una grande dimora da 24 stanze nel palazzo dove oggi si trova l’Istituto Goethe, a Riviera di Chiaia. Da subito sviluppa una forte passione per la musica: per lei viene comprato un pianoforte Steinway, nel negozio Curci di Napoli, che essendo quello d’esposizione aveva la rara caratteristica della scritta in oro. Viene iscritta al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, con i maestri Beniamino Cesi, Alfonso Rendano e Luigi Denza. Dimostra un talento eccezionale così continuerà gli studi musicali al Conservatorio di Roma e poi ancora a Berlino, dove si perfeziona presso il maestro di tecnica pianistica Kreutzer, discendente del grande Konradin, divenendo in quel periodo anche grande amica della nipote di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Nel 1916 è tra le pochissime donne a conseguire il diploma di piano e violino, quello di composizione e direzione d’orchestra.

Elena a Tripoli nel 1921

Elena pittrice 

Elena non finisce di stupire: parallelamente alla musica studia disegno e pittura. Lo fa da autodidatta, rifiutando scuole e accademie ufficiali, basandosi unicamente sull’esercizio delle copie. Incontro fondamentale per la sua formazione artistica fu quello con Angelo Conti, allora direttore della Pinacoteca Nazionale di Napoli. Amico del padre, per caso vide qualche disegno di Elena e giudicandolo interessante, le fece un lasciapassare speciale, ancora conservato negli archivi, che le permetteva di stare al museo anche oltre l’orario di apertura, in modo da potersi esercitare nelle copie dei capolavori quanto voleva. Conti era molto amico di d’Annunzio, che si ispira a lui per un personaggio del romanzo Il Fuoco; era critico d’arte e propugnatore delle teorie inglesi di Pater. Grazie a Conti, Elena conosce Mariano Fortuny e, seguendo i suoi consigli, intraprende lunghi viaggi in tutta Europa per visitare i musei di Monaco di Baviera, Parigi, Roma, Vienna. Grazie a dei permessi speciali può rimanere a lungo nei musei per dipingere copie di Tiziano, Raffaello, Holbein, Bruegel il Vecchio (molti di questi dipinti sono conservati nel castello). Il suo studio per la figura la spinge a voler frequentare lezioni di anatomia alla facoltà di medicina. E’ così che conosce Pasquale Cammarano, che all’epoca studiava per diventare chirurgo e che sposerà nel 1928, quando aveva trentaquattro anni. Hanno due figli: Leonardo (1930) e Maria Luisa (detta Minna, 1931). 

La sua produzione artistica non ha alcuna velleità esibizionista: non è interessata a mostre o riconoscimenti, disegna e dipinge per pura necessità personale. Le sue opere hanno sempre una tematica intima e domestica: paesaggi della Campania o del Molise, interni della propria casa, nature morte. Raggiunge la sua massima espressione nei ritratti: dei figli, di lei stessa o della gente del posto. La sua pittura è una ricerca tutta personale, aristocratica ed elitaria, per questo rimane isolata e frequenta pochissimi pittori come  Alessandro Morani, artista romano che aveva iniziato tra file di arte libertas (e aveva partecipato all’editio picta di Isaotta Guttadauro) e lo sfortunato Ottmar Begas, che prima di suicidarsi si recò da Elena e le chiese di suonargli l’Adagio della Patetica di Beethoven. Si tratta di artisti di respiro internazionale, che hanno come riferimenti Franz von Lenbach o Eugène Carrière, nulla a che vedere con la pittura napoletana dell’epoca (Morelli, Irolli o altro tipo di pittura folkloristica). Il suo classicismo si può ricollegare alla tendenza italiana del “ritorno all’ordine”, che a Milano diede vita al gruppo Novecento, ma c’è da notare che essendo molto amica di Anton Dohrn, conosceva bene gli affreschi di Hans von Marées alla Stazione Zoologica di Napoli. Per la grafica il riferimento è Vincenzo Gemito, ma anche Francesco Paolo Michetti (che potrebbe essergli arrivato tramite la lezione dannunziana di Conti), dove il dettaglio folkloristico non cade mai nel melenso. 

Negli anni ’30 partecipa ad alcune mostre a Roma: nel 1935 ad una Sindacale Romana e nel ’37 alla Mostra dei Mercati Traianei, dove il re in persona acquista una sua opera, Contadina molisana. Molte delle sue copie sono custodite a Ferrara e a New York, dove presso il Museo delle Copie è ospitato un Paolo III (copia da Tiziano). 

dedica di Angelo Conti

Il Castello

Durante la guerra Elena si ritira nel Castello di Torella del Sannio, insieme ai figli, le sorelle nubili e al marito, anche se il rapporto con lui si era già deteriorato e se ne era separata ufficialmente dal ’36. In base ai suoi spostamenti fa trasportare avanti e indietro da Napoli l’amato pianoforte Steinway, chiamato affettuosamente Stanvé. Gli anni della guerra sono duri: nel ’39 muore il padre e i bombardamenti danneggiano gravemente il castello. 

Questa fortezza medioevale di epoca angioina aveva tre torrioni ed era sopravvissuto a due terremoti, uno nel 1566, che distrusse l’ala ovest, e l’altro nel 1805, che provocò il crollo delle mura ad eccezione delle quattro torri laterali. Prima dei D’Aragona di Sanframondo e poi dei Di Capua, che lo trasformarono in residenza nobiliare, fu acquistato dalla famiglia Ciamarra nel 1815. 

Elena ne farà il suo buen ritiro: qui vive come una monaca di clausura, non vede nessuno tranne la servitù e i modelli, si dedica in tutto e per tutto alla pittura e alla musica. Ama il castello e questo paese, che gli ha dedicato anche una strada, e passa lunghissimi periodi qui, anche quelli più freddi. Si può vedere ancora oggi il cavalletto davanti la finestra, con appesa la tunica che usava per dipingere e i colori in polvere; sparsi per tutte le stanze ci sono un’impressionante massa di fogli, cartoni, tele, spesso disegnati su entrambi i lati. Sul camino si legge una strana scritta da lei dipinta NO ATOM, mai decifrata, ma che ha sicuramente a che fare con conoscenze esoteriche-misteriosofiche; in un’altra stanza c’è lo Steinway, con la sua scritta dorata, la bacchetta da direttore d’orchestra, i suoi spartiti mai suonati e altri oggetti. Salendo si arriva alla torre, che lei stessa dipinse blu di prussia, da cui si può vedere il meraviglioso paesaggio molisano. 

Ultimi anni

Elena iniziò sin da piccoli i propri figli al mondo dell’arte e ad entrambi insegnò a dipingere; dopo la guerra viaggiò con loro in tutta Europa: nel ’47 è sul Monte Verita, in Svizzera, dove frequenta i corsi di ginnastica di Anna Zendher; a Venezia va a trovare l’amico Mariano Fortuny, che le regala due tuniche; a Parigi conosce Oscar Kokoscha, che diventerà maestro della figlia, e Raymond Duncan, fratello della danzatrice Isadora. Grazie a lui, che gestiva una galleria d’arte, Elena fa una mostra personale a Parigi nel ’57. L’anno precedente aveva esposto per la prima volta in una personale a Milano e poi continuò con altre mostre a Montecarlo e a Nizza. 

Elena si muove tra Napoli e Torella, nel frattempo fa numerosi soggiorni, specialmente in Alto Adige e in Austria. Le sue opere degli anni ’50 e ’60 mostrano una maggiore sintesi formale, con il colore dato a tocchi, un po’ in stile fauves, che dimostra come, durante i soggiorni parigini, abbia riflettuto a lungo sulla pittura di Cezanne. Intanto, mentre il figlio Leonardo si sposa in prime nozze con Silvia Croce, figlia del filosofo, Minna prosegue la sua carriera da pittrice.
Elena ebbe una vita lunga e non venne mai meno la sua voglia di produrre, anche se gli ultimi anni furono particolarmente difficili, per via di una sopraggiunta cecità e anche per l’artrosi. Morì ad 87 anni, nel 1981. Pur di suonare si fece costruire dei guantini speciali muniti di levette e tiranti che le permettevano ancora di poter suonare il suo amato pianoforte.

Suo figlio Leonardo, dopo la carriera come dirigente RAI, si è dedicato alla pittura e trascorre l’estate al castello con la famiglia. E’ stato lui ad aver organizzato la più importante retrospettiva su Elena Ciamarra nel ’96 a Campobasso, in occasione della quale è stata suonata per la prima volta il quartetto di archi scritto da Elena. 
Sua sorella Minna, invece, organizzò varie mostre a Ferrara, dove si era trasferita per seguire il marito, e scrisse anche una memoria intitolata Stanvé, che racconta la sua infanzia al castello, in particolare durante gli anni della guerra. Visse in simbiosi con la madre e si sposò solo dopo la sua morte; è scomparsa nel 2009 e il marito nel 2015; non avendo figli, tutti i suoi quadri sono tornati al castello, secondo il suo volere. 

Oggi è la famiglia di Leonardo che si occupa del castello e della casa museo, con affetto ed impegno, nonostante l’estrema difficoltà di far conoscere un luogo importante come questo in una terra che rimane, di fatto, ancora poco considerata. Per questo è stato molto triste sapere che nel 2015 il castello ha subito un grave furto, che ha causato notevoli danni specialmente agli spartiti, che sono stati molto manomessi e tutt’oggi non è stato possibile capire cosa si sia salvato.

INFO:
Ringrazio la famiglia Cammarano, in particolare nella persona di Angela, per avermi permesso di visitare il Castello e per avermi fornito le informazioni necessarie e le seguenti letture:

  • Lucio Scardino, “Da Napoletana ad Europea”, in Elena Ciamarra Cammarano (1894-1981). Pittura e grafica, Liberty House, 1996; 
    Elena Ciamarra, il luogo della vita e della meraviglia, Palladino Editore, 2018;
  • Minna Cammarano, Stanvé, 2019.

Per ulteriori informazioni sul web rimando a: 
renatosala.it
donneprotagoniste.blogspot.com

SALOTTO:

SALA DA PRANZO:

CAMERA DA LETTO:

BIBLIOTECA:

STUDIO:

LA TORRE:

ESTERNO:


Aesthete. Art historian & blogger. Content creator and storyteller. Fond of real and virtual wunderkammer. Founder and main author of rocaille.it.

Share this Article!

Contribuisci alla discussione, scrivendo il tuo Commento.