Sedlec Ossuary

 

La piccola cittadina di Kutná Hora dista circa un’ora di treno da Praga. La stazione in cui si arriva è piccola e desolata, per raggiungere l’ossario bisogna fare un tratto a piedi che ci mostra la periferia del paese. Sulla strada c’è una fabbrica della Philip Morris, che spande nell’aria l’odore di tabacco, sui lati vetrine opache di negozi che sembrano rimasti agli anni’80. Sicuramente Kutná Hora non godrebbe di alcuna attenzione se non fosse per l’ossario di Sedlec che a dire la verità è molto piccolo, ma unico per le sue decorazioni.

Si tratta di una piccola cappella sotterranea, collocata al di sotto della chiesa di tutti i santi, nel cimitero omonimo. Tutto iniziò proprio con il cimitero, che ancora oggi si deve attraversare per raggiungere l’entrata della cappella. Fu fondato alla fine del 1300 da un frate boemo che, tornato dalla Terra Santa con una giara contenente della terra raccolta dal suolo di Golgota, la disperse all’interno del cimitero di Sedlec. Da quel momento molte persone vollero essere seppellite in quel luogo, ma col passare del tempo il cimitero si rivelò troppo piccolo e le ossa accumulate erano talmente tante che nel XV secolo i frati decisero di costruire un ossario. Agli inizi del 1700 fu modificata anche la chiesa, secondo un progetto in stile tardo barocco ad opera dell’architetto di origini italiane Giovanni Santini.
Finché nel 1870 František Rint, un intagliatore al servizio del duca di Schwarzenberg, ebbe l’idea di riutilizzare le ossa accumulate nei magazzini della chiesa per creare la macabra decorazione della cripta che ancora oggi possiamo vedere. Oltre alle ossa utilizzate come decorazione sul soffitto e sulle pareti, Rint costruì delle vere e proprie sculture come l’incredibile lampadario che pende dal centro della cripta, due specie di ostensori ai lati dell’altare e il gigantesco stemma degli Schwarzenberg. Rint lasciò anche la sua firma, sulla parete a destra appena si scendono le scale, ovviamente fatta di ossa.

Ultima curiosità: Nel 1970 il regista ceco Jan Švankmajer girò un documentario sull’ossario. Il risultato fu un visionario cortometraggio di 10 minuti, ora lento, ora frenetico, con sottotoni da incubo e il sottofondo neutrale della voce della guida turistica. Questa versione fu inizialmente respinta dalle autorità e la colonna sonora fu rimpiazzata da una breve introduzione parlata e un arrangiamento jazzistico, di Zdeněk Liška, del poema Comment dessiner le portrait d’un oiseau di Jacques Prévert.

Sedlec Ossuary, a documentary by Jan Švankmajer, 1970
(english subtitles)

František Rint’s signature

the big chandelier

the altar

Schwarzenberg’s coat of arms

two relics corpses inside the Church of Our Lady


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