Pierre Loti

foto: Loti in his house by Dornac, 1892

 “Loti belongs to the precious few
who are not afraid of being ridiculous.”

Henry James

*

“Être Turc, c’est aussi être divisé,
être dédoublé, entre l’Europe et l’Asie”

Pierre Loti

Alla vigilia della mia partenza per la Turchia dedico un post a Pierre Loti, francese, ma amante dell’oriente più di ogni autoctono. Essendo ufficiale della marina, scoprì le terre d’Oriente, da Istanbul al Giappone, dal Marocco a Tahiti e amò più di ogni altra terra la Turchia. Stravagante ai limiti del ridicolo, con una sessualità ambigua, fu scrittore, fotografo, illustratore e, agli occhi dei profani, ufficiale di marina. La sua casa a Rochefort è il tentativo di conservare e fermare le memorie dei suoi viaggi. I suoi scritti, invece, raccontano le sensazioni fuggevoli, le impressioni che i viaggi gli lasciavano sulla pelle. Ma questo è solo una parte di ciò che ci ha lasciato questo personaggio indefinibile.

Il marinaio

Pierre Loti nacque a Rochefort nel 1850 con il nome di Louis Marie Julien Viaud. Il viaggio lo attrasse sin da piccolo e a diciassette anni entra nell’École navale di Brest. Proseguirà la carriera nella marina fino ad assumere la carica di capitano nel 1906 e rimarrà sotto la marina fino al congedo. Fu proprio grazie a questo lavoro che Loti potrà scoprire l’Oriente. E’ dopo la morte del padre, avvenuta nel 1870, che inizia i viaggi lunghi: prima partecipa su una corvetta della marina alla guerra contro la Germania, poi nel 1872 sbarca a Tahiti. Frutto di questa esperienza è Rarahu (1880), poi ripubblicato come Mariage de Loti (dal quale nel 1883 Léo Delibes si ispirerà per l’opera Lakmé). Qui racconta il suo matrimonio con l’oriente da cui deriva il suo nuovo nome: Loti, nome d’un fiore tropicale, ricevuto dalla regina Pomaré. Pur avendo molte riserve, data la sua posizione di ufficiale, adotterà questo pseudonimo dal 1876. Il nome Pierre invece, sembra gli fu dato da Sarah Bernhardt.

Pierre Loti as a young sailer. Brest, 1878

Turkophile

Tra tutte le terre orientali e nord-africane viste durante i suoi viaggi, una in particolare diventa la sua preferita: la Turchia. Vi arrivò la prima volta nel 1876, ma vi tornerà periodicamente fino a passarvi degli anni interi, adottando costumi del luogo e imparando il turco. Istanbul è la città del cuore: qui ambienta i suoi due romanzi più famosi, usciti a distanza di ben 10 anni, ma che potrebbero configurarsi come prima e seconda parte di un’unica storia: Aziyadè (1879) e Fantôme d’orient (1892). I due racconti sono scritti in una forma e metà tra il diario autobiografico e il romanzo. Il protagonista racconta in prima persona la sua storia attraverso ricordi, sensazioni e memorie e per questo piaceranno moltissimo a Marcel Proust.

Aziyadè è il nome della ragazza di cui si innamora, un’odalisca circassa dagli occhi verdi che apparteneva all’harem d’un dignitario turco. I due sono condannati a vivere il loro amore di nascosto, interrotto poi dalla partenza di Loti. Come pegno d’addio Aziyadè aveva confezionato, con i propri gioielli, un anello con scritto il suo nome che offrì al suo amante. Storia straziante, come la definì Roland Barthes: “Un uomo ama una donna, deve lasciarla; ne muoiono entrambi”. Ma la storia continua, 10 anni dopo, in Fantôme d’orient in cui Loti racconta del viaggio a Istanbul che intraprende per cercarla, per sapere se è ancora viva. Ma il tempo ha distrutto ogni cosa, anche i ricordi e quello che trova sono macerie, fantasmi, morti. Viene a sapere che Aziyadè era morta di dolore dopo la sua partenza.

E’ forse con questi due brevi e intensi romanzi che Loti raggiunge il massimo del lirismo. Storie che vivono nella mente dell’autore, evanescenti perché basate sui ricordi, forse sui desideri, dove ogni piccola cosa, un profumo, un colore, potrebbe aprire squarci inattesi della memoria e salvare un momento vissuto del passato. Nemmeno importa che ciò che è narrato sia vero o no, tant’è che Aziyadè è stato visto come una copertura per una storia d’amore omosessuale.
Loti tornerà ancora a Costantinopoli nel 1881, quando è promosso luogotenente di vascello e pubblica il suo primo romanzo firmato Pierre Loti. Le Roman d’un Spahi (quelli precedenti li aveva pubblicati anonimamente). Lo troviamo ancora nella città turca nel 1910 e scrive anche altri romanzi qui ambientati, come Les Désenchantées (1906). Vi trascorre l’intero anno del 1913 e lotta contro lo smantellamento dell’impero ottomano voluto dalle potenze occidentali, a proposito pubblica La Turquie agonisante.

picture taken by Pierre Loti himself, view of Bosphorus

Travestitismo

Un personaggio stravagantissimo Pierre Loti per questa sua mania del travestimento. Chissà cosa doveva passargli per la testa quando si travestiva da turco e posava per Dornac nella sala turca della sua casa. Ma c’è un evidente collegamento tra viaggi, romanzi e travestimenti. Tutto è tentativo di rievocazione e immersione. In maniera anche un po’ ridicola certo, ma è il tentativo che in partenza è impossibile: impossibile far rivivere il tempo passato. Loti però ci prova ugualmente e per farlo ha bisogno dell’artificio, della pantomima. Eccolo dunque in vesti arabe, poi cinesi, poi giapponesi, indiane, egiziane, turche.

Ad ogni terra corrisponde un costume e un romanzo: nel 1890 pubblicò Au Maroc, ricordi del viaggio a Fez al seguito dell’ambasciata francese; Madame Chrysanthème è un romanzo di ambientazione giapponese da cui poi deriverà Madame Butterfly; dopo la visita alla terra santa scrisse tre volumi The Desert, Jerusalem, e Galilee, (1895–1896); il romanzo Ramuntcho (1897) è ambientato nei paesi Baschi; tra il 1899 e il 1900 Loti visitò l’India inglese e pubblicò così nel 1903 L’Inde (sans les Anglais). Durante l’autunno del 1900 si recò in Cina come parte della spedizione per contrastare la Ribellione dei Boxer. Quello che vide non gli piacque e raccontò l’assedio di Beijing in Les Derniers Jours de Pékin . Del resto già si era schierato contro gli occidentali anni prima, mentre si trovava come ufficiale a  bordo dell’Atalante, a Tonkino (Vietnam). Loti pubblicò tre articoli sul giornale Le Figaro tra Settembre and Ottobre del 1883 in cui denunciava le atrocità commesse dai francesi durante la battaglia di Thuan An (20 Agosto 1883).

Tra le sue ultime pubblicazione troviamo: La Troisième jeunesse de Mme Prune (1905), risultato di un ritorno in Giappone e La Mort de Philae (1908), che racconta invece un viaggio in Egitto.
Ma i viaggi di Loti non si muovono solo luoghi, ma anche nel tempo. Indaga i suoi ricordi d’infanzia in Le Roman d’un enfant (1890) che tanto influenzerà Marcel Proust e altri diari di ricordi sparsi e malinconici sono Le Livre de la pitié et de la mort (1891) e Figures et Choses qui passaient (1898). Diversi dai racconti di viaggio e con una piega più intimistica sono Pêcheur d’Islande (1886) che racconta la vita triste di un pescatore bretone e Mon frère Yves (1883), un romanzo che ha come protagonisti un ufficiale di marina (Pierre Loti) e un marinaio bretone (Yves Kermadec), suo amico o forse amante.

Portrait de Pierre Loti en arabe
photo par Delphin à Rochefort, dédicacée en haut par Pierre Loti “Pour ma chère Marguerite, Jul. Viaud”

Pierre Loti en mandarin devant le kiosque de l’Impératrice, Chine. Cliché anonyme, 1901

Pierre Loti dressed as Osiris for a bal costumé, 1880

playing with Death, but as an egyptian mummie!

La morte

Strano che di tanta produzione scritta, davvero poco oggi è ancora ricordato. La beffa è ancora più evidente se si pensa alla nomina di accademico che Loti ricevette il 7 Aprile 1892. L’Académie française lo preferì allora a Zolà, che pure era candidato. Ma a Loti sembrano interessare altre cose, come la sua casa a Rochefort, un follia eclettica che inizia a costruire dal 1870 depositandovi tutti i ricordi e i souvenir dei suoi viaggi. Nel 1898 comprerà la casa delle le nonne e le zie, sull’isola di Oléron, in cui ha vissuto la gioventù e diversi momenti della sua vita.

In questa vita movimentata trova anche il tempo di sposarsi, nel 1893, con Crucita Gainza, di origine basca. Per lei, nel 1894, prese in affitto a Hendaye una casa che chiamerà Bashar Etchea. Da Crucita Gainza , nel 1895, ebbe anche il figlio Raymond.
Morì il 10 giugno 1923 a Hendaye e, dopo i funerali di stato, fu sepolto nella casa dei suoi antenati. Poco dopo la sua morte furono pubblicati, grazie al figlio Samuele, degli estratti del suo diario con il titolo Un jeune officier pauvre.

Portrait of Pierre Loti by Henri Rousseau, 1891

Pierre Loti on the day of his reception at the Académie française on 7 April 1892

Louis Charlot, Portrait of Pierre Loti, 1910

Loti rather aged

Some drawings by Pierre Loti: 

“Gathering around a score” by Charles Baude (1853-1935) after Albert Aublet (1851-1938). The print shows Jules Massenet rehearsing Manon with American soprano Sibyl Sanderson in Pierre Loti’s drawing room (Pierre Loti seems to be shown either by the piano or on the stairs). The original painting was shown at the 1888 Salon. Charles Baude’s etching illustrated the cover of the magazine Le Théâtre in July 1889.

La Casa

La casa di Pierre Loti a Rochefort, oggi museo, è il luogo in cui si trova quando non è in viaggio. E’ lui ad arredarla e a scegliere le diverse ambientazioni: la sala rinascimentale, quella gotica, quella turca, la moschea. In questo tripudio di oggetti e bric à brac, solo la sua camera da letto si distingue perché spoglia, quasi monacale, in cui si mischiano oggetti di devozione cristiana e islamica. Come se, davanti a Dio, non si potesse continuare la pantomima.

La casa infatti non è altro che lo sfondo, lo scenario, accuratamente ricostruito, delle terre che ha visto, dei suoi viaggi. Il tentativo, ultimo, di ricostruire i suoi ricordi, di renderli vivi o almeno ripetibili. Tutta la casa è un travestimento. Non è il capriccio di un intellettuale annoiato, Loti ci crede veramente quando si traveste e la decorazione è solo la proiezione del suo mondo interiore. Non è solo il bisogno di varietà per fuggire l’ennui, non è l’artificio che placa l’insoddisfazione, ma una ricerca nella memoria. Dice infatti: “J’ai meublé ma chambre d’une manière à peu près turque, avec des coussins de soie d’Asie et les bibelots que l’incendie de ma maison d’Eyüp et les usuriers juifs m’ont laissés, et cela rappelle de loin ce petit salon tendu de satin bleu et parfumé d’eau de rose que j’avais là-bas, au fond de la Corne d’or… Je vis beaucoup chez moi, ce sont des heures de calme dans ma vie, en fumant mon narguilé, je rêve d’Istanbul et des beaux yeux verts limpides de ma chère petite Aziyadé”.

Ecco dunque la Moschea, dove conserva un ritratto di Aziyadè e delle bare contenenti mummie; la Sala Turca, dove amava fumare narghilè e dove si fa fotografare da Dornac, la Sala Rinascimentale, la più grande e adibita sfondo per le sue feste in costume alle quali partecipano stupiti Alice Barthou et Robert de Montesquiou. La ricerca dell’altrove non è solo e non tanto quella dell’esotico, che pure era una moda in voga all’epoca, ma il tentativo di recuperare ciò che si è perso o ciò che è destinato a finire. Per questo dice: “Toute ma vie a passé à cela: souffrir de partir et cependant l’avoir voulu” e anche “A défaut du bonheur impossible, j’espérais trouver un peu de Paix”.

***

The Pierre Loti’s house-museum is currently closed for restoration works that will last for few years. Meanwhile the official site offers you a virtual visit inside the rooms!

Mosquée

draped coffins containing desiccated bodies

portrait of Aziyadè

 Turkish salon:

Pierre Loti in his house by Dornac, 1892

Pierre Loti in his house by Dornac, 1892

 Gothic room:

Loti’s bedroom:

Renaissance hall:

Rochefort-sur-Mer, Un festin Louis XI, chez Pierre Loti

 Salon bleu

Salon rouge:

 


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