Orto Botanico, Padova

Quando visitai l’Orto Botanico di Padova era una giornata fredda e piovosa. L’orto era tutto secco e fangoso, privo di colori. Il suo aspetto umbratile e silente non era tuttavia privo di fascino. Stiamo parlando infatti di quello che è il più antico orto universitario del mondo che abbia conservato nei secoli l’ubicazione originaria.

Storia

L’orto fu istituito nel 1545 per la coltivazione delle piante medicinali dette anche semplici (da cui orto dei semplici, horti simplicium) perché semplici erano chiamati i medicamenti ricavati direttamente dalla natura. Deve la sua fondazione e la sua fortuna al vicino ateneo, anch’esso antichissimo.
L’Orto, per la rarità dei vegetali contenuti e per il prezzo dei medicamenti da essi ricavati, era oggetto di continui furti notturni, nonostante le gravi pene previste per chi avesse arrecato danni (multe, carcere ed esilio). Venne quindi ben presto costruito un muro di recinzione circolare (da cui anche i nomi di hortus sphaericus, hortus cinctus e hortus conclusus).
L’Orto era continuamente arricchito di piante provenienti da varie parti del mondo, specialmente dai paesi dove la Repubblica di Venezia aveva possedimenti o scambi commerciali; proprio per questa ragione Padova ha avuto un posto preminente nell’introduzione e nello studio di molte specie esotiche.

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Panoramica dell’Orto, data sconosciuta

Panoramica dell’orto in un acquerello, probabile 1700. credits: ortobotanico.unipd.it

Veduta dall’alto oggi. credits: ortobotanico.unipd.it

Veduta dall’alto nel 1928. credits: ortobotanico.unipd.it

Architettura

La particolarità dell’orto è la sua struttura circolare con un quadrato inscritto, a sua volta suddiviso in quattro quadrati più piccoli da due viali perpendicolari. I quattro “quarti”, detti anche “spalti” perché originariamente sopraelevati di circa 70 cm rispetto ai viali, erano suddivisi in aiuole (“areole”) disposte in modo da formare eleganti disegni geometrici, diversi uno dall’altro. Pochi anni dopo la fondazione, nel 1552, fu costruito un muro circolare di recinzione per evitare i furti.

In realtà questo tipo di struttura è fortemente influenzato dalle concezioni scientifiche e filosofiche del tempo, dando luogo a una rappresentazione densa di significati geografici, astrologici e forse persino esoterici, presumibilmente con il contributo determinante di Daniele Barbaro, umanista, scienziato e successivamente cardinale della Chiesa cattolica.

Progetto originario dell’orto

Fontana di Teofrasto

Nel ‘700

L’orto ha conservato quasi intatta la sua struttura originaria nel corso tempo. I cambiamenti più notevoli risalgono agli inizi del Settecento, quando vennero realizzati i quattro monumentali portali d’ingresso dell’Hortus cinctus, con stipiti in trachite sormontati da vasi in pietra (acroteri) contenenti piante in ferro battuto e provvisti di eleganti cancelli, anch’essi in ferro battuto. Venne eliminato il dislivello tra i viali e gli “spalti” e modificato il disegno delle aiuole; furono inserite delle fontane al centro di ciascun quarto, alle quali se ne aggiungeva una all’incrocio dei due viali principali. Il muro circolare fu ingentilito, nella prima metà del Settecento, da una balaustra con eleganti colonnine in pietra bianca, su cui furono collocati vasi e busti di importanti personaggi, rivolti verso il centro dell’Orto.

In tempi successivi, l’Orto si estese fino ad occupare anche l’area esterna al muro circolare, dove vennero realizzate altre fontane: la fontana di Teofrasto, detta così poiché vi fu collocata una statua del medico greco del III secolo A.C., considerato il padre della botanica (porta sud), e quella detta delle Quattro Stagioni (porta est) per la presenza, oltre a una statua di Salomone firmata dallo scultore padovano Antonio Bonazza, dei busti marmorei settecenteschi raffiguranti le Quattro Stagioni.

Fontana di Teofrasto oggi. credits: ortobotanico.unipd.it

Fontana di Teofrasto in un acquerello del 1700 circa. credits: ortobotanico.unipd.it

Fontana di Teofrasto nel 1928. credits: ortobotanico.unipd.it

Nell’800

Nella prima metà dell’Ottocento furono inserite tre meridiane: una cubica, una sferica e una cilindrica. Vennero anche realizzate serre in muratura, in sostituzione delle “conserve” mobili utilizzate in precedenza; una di queste serre ottocentesche conserva ancora l’originale struttura interna con eleganti archi e colonnine in ghisa. Fu costruita un’aula ad emiciclo della capienza di cento studenti, detta “teatro botanico”, tuttora in uso per lezioni e riunioni. Sul cornicione del “teatro botanico” furono collocati i busti di eminenti studiosi: al centro quello di Francesco Bonafede, promotore dell’istituzione dell’Horto medicinale, assieme a quelli di Giuseppe Pitton de Tournefort, Carlo Linneo, Antonio Bernardo de Jussieu e Marcello Malpighi.

Il grande edificio in prossimità dell’ingresso, che risale ai secoli XVII e XVIII, era un tempo destinato ad abitazione del direttore dell’Orto (tradizionalmente denominato Prefetto). Oggi la palazzina ospita al piano terra spazi destinati a esposizioni museali, al primo piano la Biblioteca storica, l’archivio dell’Orto botanico e l’Erbario, mentre al secondo piano si trovano la direzione e altri locali adibiti alla conservazione dei semi.

Piante medicinali, 1928. credits: ortobotanico.unipd.it

 La Palma di Goethe

Dentro una serra ottagonale cresce la famosa “palma di Goethe”, gigantesco esemplare di Chamaerops humilis var. arborescens, di oltre 400 anni di vita.

View of S. Antonio, late 1800. creditsortobotanico.unipd.it

Una serra

Un codice erbario farmaceutico anonimo, circa 1730, conservato nella Biblioteca dell’orto


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