Museo Hendrik Andersen, Roma

Il Museo Hendrik Andersen è una delle poche case museo di Roma, con l’esattezza l’unico studio d’artista oltre a quello di Pietro Canonica, altro scultore la cui casa museo si trova a Villa Borghese.

Hendrik Andersen (1872-1940)

Hendrik Andersen era nato nel 1872 a Bergen, in Norvegia, dove però non visse mai. L’anno dopo la sua nascita la famiglia, non certo ricca, si trasferì a Rhode Island. Hendrik visse i primi anni della sua vita in America con i fratelli Andreas, che poi diventerà pittore e Arthur, futuro musicista; dal 1893 viaggiò in Europa per studiare arte e in particolare scultura. Passò prima a Parigi poi a Roma, intorno agli anni ’90, dove decise di stabilirsi. Qui cominciò a guadagnare come scultore di busti-ritratto ed è proprio così che conobbe Henry James. I due si incontrarono per la prima volta nel 1899, sulla terrazza di palazzo Rusticucci in Borgo, vicino San Pietro, in occasione di una festa di alcuni amici comuni. Lo scrittore comprò un busto del giovane Conte Alberto Bevilacqua, che poi piazzò sopra il caminetto della sua casa a Rye, nel Sussex.

Il fratello di Hendrik, Andreas, aveva anche lui intrapreso gli studi artistici come pittore e nel 1892, a Parigi, in rue de l’Université, incontra Olivia Cushing (1871-1917), sorella del suo grande amico Howard, dedito anch’egli allo studio e alla pratica dell’arte. L’incontro è fondamentale: Andreas e Olivia si sposeranno nel 1902, ma passato neanche un mese dal matrimonio Olivia rimane vedova. Decide quindi di trasferirsi definitivamente a Roma a partire dal 1903 e dedicherà la sua vita alla famiglia Andersen:  all’ adorata mamma Helene, alla sorella adottiva e modella Lucia, a Arthur il giovane fratello musicista e soprattutto ad Hendrik, con il quale condivise ogni progetto. Fu grazie al suo interesse e soprattutto al suo aiuto economico che la famiglia Andersen potè costruire una casa-studio nel quartiere Flaminio a Roma: Villa Helene. La famiglia Andersen visse qui e, come Olivia scrive nei suoi diari, la casa diventerà un punto importante della mondanità romana internazionale, qui passarono anche personalità note come il poeta indiano Rabindranath Tagore, Umberto Nobile, Francesca Bertini, rappresentata in un busto di Hendrik ora in mostra.

La città ideale

La villetta in stile liberty neo-rinascimentale fu costruita tra il 1922-25, secondo un progetto dello stesso Hendrik, che volle dedicarla a sua madre. Al piano terra si trova lo studio dell’artista e al primo piano l’abitazione vera e propria, con tanto di terrazza su Roma. Nel 1935 la villa fu ampliata di un intero piano decorato all’esterno da una fascia di pitture allegoriche neo-rinascimentali, tutt’oggi visibili. Lo scultore visse per circa quaranta anni in questa casa, fino alla sua morte avvenuta nel 1940.

Villa Helene sul Lungotevere costituì il luogo di studio e di creazione che oggi è visitabile e ci permette di vedere più di 200 statue, di cui alcune in bronzo e altre in gesso, oltre che ai disegni e pitture sia di Hendrik che di Andreas. Le due sale al piano terra raccolgono la produzione monumentale: la sala a sinistra lo studio vero e proprio, inondato di luce proveniente dall’apertura sul soffitto; la sala a destra è quella espositiva dove sono raccolti numerosi busti ritratto e soprattutto le grandi sculture che avrebbero dovuto far parte del suo progetto di una città ideale. Sostenuto da sua cognata Olivia, Hendrik aveva iniziato a lavorare ad un progetto utopistico chiamato “World City”, una città colma d’arte caratterizzata dai Centri Scientifico, Olimpico e Artistico con al centro la grande Fontana della Vita, per la quale Andersen aveva già iniziato a scolpire molte statue, oggi al museo. La sua idea era grandiosa e irrealizzabile: “voglio fondare un’ampia e nuova città internazionale, nella quale le più grandi manifestazioni della civiltà umana vengano concentrate da ogni parte del mondo, per poi nuovamente essere riversate, coordinate e dirette, in torrenti apportatori di bene e progresso sul mondo intero.”

Secondo la sua idea questa città sarebbe stata la capitale mondiale, una città perfetta in cui l’arte sarebbe stata simbolo di virtù e avrebbe assicurato la pace e l’armonia. Al centro si trovava una fontana monumentale: “una fontana di conoscenza strabordante, da nutrire con gli sforzi di tutto il mondo nell’arte, nella scienza, nella religione, il commercio, l’industria e la legge; in cambio avrebbe diffuso la conoscenza a tutta l’umanità come se fosse un immenso, divino organismo concepito da Dio, il requisito vitale che ne avrebbe mantenuto la forza, protetto i diritti e permesso di raggiungere nuove altezze attraverso una concentrazione degli sforzi di tutto il mondo.”
Non si trattava di un sogno, ma fu un vero e proprio progetto messo nero su bianco e descritto nel suo libro di filosofia urbanistica “A World Center of Communication” (1913). Il libro, un tomo enorme di oltre 5 kg, conteneva carte, rilevazioni e illustrazioni e fu scritto a quattro mani con Ernest Haebrard, (Parigi, 1875 – 1933), all’epoca famoso urbanista, responsabile del piano di ricostruzione della città di Salonicco (a seguito del Grande Incendio del 1917) e di altri importanti progetti, tra cui la riqualificazione di Casablanca e la ricostruzione del palazzo di Diocleziano a Spalato.

L’amicizia con Henry James

Il rapporto di amicizia tra Hendrik e Henry James nacque a Roma ma fu soprattutto epistolare a causa della distanza tra i due. La corrispondenza (Amato ragazzo. Lettere a Hendrik C. Andersen (1899-1915), Marsilio, 2000) lascia intravedere un’amicizia intellettuale e forse anche un’attrazione fisica tra il sessantenne scrittore e un ragazzo bello e vigoroso, di 30 anni più giovane. Tra i due ci fu un’amicizia molto profonda, se non proprio una relazione. “Every word of you is as soothing as a caress of your hand, and the sense of the whole as sweet to me as being able to lay my own upon you” (10 Agosto, 1904). Insieme visiteranno Newport nel 1905 e in seguito si recarono sempre insieme sia a Rye che a Roma: “Penso a te nella dorata aria romana”, scrive Henry James a Andersen il 2 gennaio del 1912, “sto sospeso con te sopra la tua indicibile terrazza sul Tevere- siedo con te in quelle nobili sale”.

A partire dagli anni ’10, però, James cominciò a provare dubbi riguardo la produzione scultorea del suo amico, in particolare per il suo progetto “World City” che definì megalomane, gli scrisse: “questa, carissimo ragazzo, è l’illusione terribile contro cui ti metto in guardia – quella che si chiama in termini scientifici Megalomania (guardalo nel dizionario); o in francese la folie des grandeurs, l’amore e il perseguimento infatuato e sproporzionato del Grande, del più Grande, del Grandissimo, della più Immensa Immensità”. James discordava sull’idea di una città ideale, per lui la città è qualcosa di vivo, fatto da organismi viventi che si crea e cresce su se stesso e che non può essere creato a tavolino. Così, a lungo andare, i due interruppero i contatti. Sulla megalomania di Andersen potrebbe aver influito, col tempo, anche l’estetica fascista di quegli anni che propugnava figure vigorose, di tipo maschio e che Hendrik carica di particolare enfasi retorica in linea con il suo progetto utopistico.

Villa Helene oggi

Alla sua morte Hendrik lascia in eredità la sua villa con le opere allo Stato italiano. La sorellastra, Lucia, la trasforma in pensione e diventerà un museo solo nel 1999. Dal 2015 si stacca finalmente dal circuito della Gnam per entrare a fare parte del Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli.
La nuova direttrice della Casa Museo, Maria Giuseppina Di Monte, ha curato la mostra “Femminile e femminino. Donne a casa Andersen” tutt’ora in corso in cui sono esposte molte opere fin’ora nei depositi. Il Museo afferisce al Polo Museale del Lazio e l’ingresso é gratuito.

Sito ufficiale: polomusealelazio.beniculturali.it
Facebook: Museo Hendrik Christian Andersen
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Ascensore e scale: rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (15) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (8)rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (9)rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (7)rocaille-blog-casa-museo-hendrik-christian-andersen

Terrazza:rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (50) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (49) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (52)
Sala per esposizioni:

rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (104)rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (84)figure in bronzo per “La fontana della vita”rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (85) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (86) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (87)Busto di Helena Monsen (madre dell’artista), 1910rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (91)Amore, 1926rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (89)Busto di Andreas Andersen (fratello pittore dell’artista), 1900ca. rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (93) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (94) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (95) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (96) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (97) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (98) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (99) rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (107)Busto di Olivia Cushing Andersen, 1910 ca.rocaille-blog-museo-hendrik-christian-andersen-roma (100)

Lo studio: 

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