Casa Cuseni, Taormina

Casa Cuseni non è soltanto una delle bellissime ville di Taormina, ma è anche una dimora storica di Sicilia, rimasta intatta con il passare degli anni. Un’oasi di storia e di bellezza, circondata dal rigoglioso giardino mediterraneo pieno di fiori che riempiono l’estate di colori.
E’ anche l’unica casa museo di Taormina e racchiude una camera che sembra bizzarro trovare in Sicilia e sarebbe più normale trovare in qualche casa vittoriana inglese, ispirata i modi dell’Art and Crafts. Come è possibile?

Taormina ai primi del ‘900

Robert Hawthorn Kitson era nato ricchissimo e con un futuro da spendere nell’agio. La sua famiglia era proprietaria della Kitson and Company, fondata dal nonno, una grandissima fabbrica di locomotive con sede a Leeds, dove era nato nel 1973. Gli era già chiaro che non avrebbe passato lungo tempo nel grigiore dello Yorkshire e alla morte del padre nel 1898 decise di vendere tutto, lasciare il suo paese e trasferirsi in Sicilia. Scelse Taormina, all’epoca niente più che un villaggio di pescatori, che aveva visto l’anno prima durante un viaggio con i genitori. Qui aveva incontrato per caso Oscar Wilde, di passaggio in Italia appena dopo essere uscito di prigione, dove aveva dovuto scontare la condanna di due anni di reclusione e lavori forzati per l’accusa di sodomia. A Taormina si trovava anche Wilhelm von Gloeden, il fotografo tedesco qui trasferitosi dal 1878.

All’epoca Taormina non era ancora una meta turistica, ma solo una piccola località insulare che cominciò a divenire meta preferita di molti omosessuali inglesi e tedeschi attratti dalla bellezza dei ragazzi del luogo. Già circolavano le bellissime foto che von Gloeden scattava a questi ragazzi, in cui la bellezza della nudità maschile veniva sublimata dal richiamo alla “classicità” e alla Grecia antica oppure attraverso rielaborazioni in chiava fotografica di dipinti presenti nei maggiori musei del mondo. Quando al giovane siciliano veniva mostrato il famoso Jeune Homme nu assis au bord de la mer, ètude, opera del 1836 di Hippolyte Flandrin (oggi a Parigi al museo del Louvre) il ragazzo capiva la posa che doveva assumere e nasceva il Caino di W. Von Gloeden, nel 1900. Von Gloeden non conosceva i dipinti presenti nelle maggiori Gallerie d’Arte di Parigi ma Robert Kitson sì e suggerì al fotografo di mettere i ragazzi in determinate pose; mai altrimenti sarebbe riuscito a fotografare giovani siciliani in pose sensuali se tali pose non erano state assunte prima da modelli per le statue greche o per il David di Donatello. Semplicemente per il giovane siciliano era un onore essere ritratto come una statua greca.

Il fenomeno, tutt’altro che isolato, divenne un’autentica moda e si diffuse persino a Napoli, dove il fotografo Wilhelm von Plüschow stava svolgendo un’attività fotografica simile a quella del cugino von Gloeden. Meno allegoriche e radicalmente più erotiche, le foto di von Plüschow erano ufficialmente accademiche, con travestimenti storici spesso ai limiti del kitsch e destinate all’uso di pittori, ma nei fatti costituivano foto di nudo maschile con richiami più o meno evidenti alla pornografia.
Taormina si configurava dunque come un paradiso mediterraneo lontano dalla civiltà borghese delle grandi città industriali del nord Europa dove anche la sessualità, nascosta in patria, poteva essere vissuta liberamente.

Frank Brangwyn (1867 – 1956)

Ormai ricchissimo e nemmeno trentenne, Robert decide di costruirsi una villa, un luogo ideale di lusso calma e voluttà dove godersi la vita. La casa fu costruita tra il 1900 e il 1905 e la decorazione fu affidata agli artisti Alfred East, pittore paesaggista verista e Frank Brangwyn, pittore e decoratore, designer e progettista, già molto famoso all’epoca in Inghilterra e amico di Kitson. Sono nomi che oggi potrebbero sembrare sconosciuti, ma entrambi gli artisti sono in quegli anni al massimo della loro carriera: proprio nel 1906 East fu eletto presidente della Royal Society of British Artists; Brangwyn invece si andava specializzando nelle pitture di grande dimensione come i pannelli per la Great Hall del Worshipful Company of Skinners a Londra (1901–1909) e quelli per il Royal Exchange di Londra (1906), mentre già a partire dal 1908 (e fino al 1916) si impegnerà nella decorazione a mosaico per la chiesa di St Aidan’s a Leeds.

Brangwyn era essenzialmente un pittore che, partito da una tavolozza grigia (Funeral at Sea), arriva ad un’esplosione di colori incontenibile (The Golden Horn, Constantinople). Nel 1895 gli furono commissionati da Siegfried Bing, proprietario della Galerie l’Art Nouveau a Parigi, dei pannelli decorativi (Music, Dance) per la sua galleria, che darà poi il nome al movimento art nouveau. In seguito ai viaggi in Turchia, in Spagna, in Marocco, prende da questi paesi tonalità accese, vive, trepidanti, attratto probabilmente anche lui, come accadde al suo amico Robert Kitson, da quei colori mediterranei che l’Inghilterra non aveva. Il punto di arrivo sono i pannelli che avrebbero dovuto decorare la Galleria Reale della House of Lords di Westminster (1926-28), rifiutati perché appunto “too colourful and lively”. Aveva raggiunto una bravura tale da essere scelto, dopo il lavoro rifiutato di Diego Rivera , da John D. Rockefeller Jr insieme a Josep Maria Sert  per decorare il foyer del RCA Building di New York (1930–34). Furono proprio Pablo Picasso e Matisse a consigliare di rivolgersi a Frank Brangwyn, rinunciando essi stessi all’incarico, perché non erano specialisti in murales di grandi formati.

Del resto Brangwyn era allievo di William Morris, dunque figlio diretto del movimento dell’Arts & Crafts inglese il quale, teorizzato dal critico Ruskin, propugnava un ritorno all’artigianalità contro la produzione asettica dell’industria. Se in pittura la risposta sono i Preraffaelliti, nel design è William Morris con la sua Morris & Co e, prima di lui la Century Guild Hobby Horse di Arthur Mackmurdo, a creare un nuovo tipo di estetica coniugata a un modo nuovo di pensare la produzione artistica. L’artista doveva essere in grado di creare l’opera d’arte totale, eliminando la barriera tra arte e artigianato, tra arte propriamente detta e arte decorativa, doveva essere in grado di creare qualsiasi cosa: dal dipinto alla sedia, dai tessuti alle vetrate ai mosaici. Brangwyn aveva lavorato come designer in seguito alla commissione di Bing per la Galeria l’Art Nouveau, producendo oltre ai pannelli, tappeti, disegni per stoffa, poster e disegni per vetrate poi prodotti da Louis Comfort Tiffany. Di tutta la sua produzione come designer e arredatore non è rimasto nulla, tranne quello che è rimasto nella camera inglese di Casa Cuseni.

La camera inglese

La piccola camera che affaccia sul terrazzo della villa fu creata per volere del proprietario Robert Kitson e ad opera degli artisti Alfred East e soprattutto Frank Brangwyn. Ad oggi si tratta dell’unico interior esistente in Europa, al di fuori della Gran Bretagna, dell’Arts and Crafts Movement integralmente conservato.
Non nasce dal nulla, in realtà è la realizzazione di alcune progettazioni di camera inglese presentate proprio da Frank Brangwyn niente di meno che all’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, sia nel 1905 sia nel 1907 e per le quali vinse, in entrambi i casi, la medaglia d’oro. Facevano parte della commissione: Walter Crane, George Frampton e proprio Alfred East. Si tratta dunque di personaggi centralissimi dell’arte ufficiale del tempo che, dopo la vittoria alla mostra, si spostarono a Taormina. East realizzò il paesaggio nel 1912, cioè un anno prima della sua morte. Alla carica di presidente della Royal Society of British Artists gli successe proprio Brangwyn. Questo fa di Casa Cuseni un luogo fondamentale della storia dell’arte inglese del Novecento.

La saletta, concepita come sala da pranzo, infonde un’atmosfera intima e raccolta. Per tutte e quattro le pareti corre, in alto, il fregio dipinto da Brangwyn. Al di sotto e tra due finestre, come a evocare un paesaggio ideale aldilà delle mura, si trova il paesaggio di East. La boiserie in legno di noce americana leggermente rossastra, corre nella parte bassa della camera, creando una base per il fregio incorniciandolo e si intona agli altri arredi che Brangwyn disegna per la camera. Si tratta di otto sedie dallo schienale quasi decò più che art nouveau e potrebbero ricordare le geometrie di Josef Hoffmann o di Mackintosh del Glasgow movement; il tavolo tondo in mezzo, che diventa ovale con aggiunta di prolunga; la piccola credenza semplicemente abbellita da un intarsio a scacchi. A circondare il camino, oggi coperto, una parete di mattonelle blu, che richiama la passione per le ceramica di William del Morgan, Philip Webb e William Morris.

La decorazione ad affresco fu con molta probabilità iniziata nel 1908, ma sospesa per il tragico evento del sisma del 28 dicembre di Messina che distrusse completamente la città, e fu poi ripresa nel 1910. Sia Robert sia Brangwyn, insieme a von Gloeden e Anatole France, in quel momento a Taormina, si recarono a vedere e documentare i danni. La città era completamente distrutta, moltissimi degli abitanti morirono, Robert e il suo compagno aiutarono e presero con loro alcuni bambini rimasti orfani portandoli a Casa Cuseni.
In questo clima fu concepito l’affresco, che doveva rappresentare un mondo ideale, condiviso da tutti e quattro, ma destinato a rimanere segreto. Della camera infatti non fu data notizia alla comunità artistica e non si può certo pensare ad una svista poiché le conoscenze importanti non mancavano. Per esempio Charles Holmes, direttore della rivista “The Studio” famosissima in Inghilterra, era amico personale di tutti (nel primo numero del 1893 sulla rivista furono pubblicati dipinti di East, di Brangwyn, fotografie di Von Gloeden e i disegni di Aubrey Beardsley per la Salomé di Wilde) e pare alquanto strano che mancò di sapere di questo arredamento, non certo opera di artisti secondari o poco conosciuti.

Gli affreschi sull’amore proibito

L’assenza di notizie riguardo questa sala è dunque per forza voluta, sia dal proprietario sia dagli artisti, sebbene fosse ovviamente conosciuta da un circolo di ristrette amicizie tra artisti inglesi (Sir Cecil Arthur Hunt, John Wright, Sir George Clausen R.A., Albert Liberty) ed è ragionevole pensare che fosse nota anche ad artisti del liberty siciliano (Ettore de Maria Bergler, Ernesto Basile, Vittorio Ducrot). Per questo nel tempo e anche dopo la morte di Robert, avvenuta nel 1947, continuò ad essere frequentata grazie al passaparola, anche da artisti come Mary Fadden, Julian Travelyan, Henry Faulkner, Salvator Dalì tramite i quali, si può ipotizzare, arrivò alla conoscenza di Alfred Barr Jr, il fondatore del MoMa di New York.
Fu Barr, che frequentò Casa Cuseni dal 1952 fino alla sua morte, a cercare il significato degli affreschi della saletta inglese. Lesse in queste figure la rappresentazione simbolica della vita di un giovane omossessuale che nasce con un peso sulle spalle (l’ombra nera della prima figura), incontra a Taormina giovani come lui, si riconcilia con la sua libera natura fino a poter concepire una famiglia con un altro uomo. Potrebbe a tutti gli effetti essere una rappresentazione della vita di Robert Kitson stesso. Si parla infatti della rappresentazione pittorica della prima adozione omossessuale della storia, relativamente all’affresco dei due ragazzi che portano in braccio un bambino, poiché si sa che dopo il terremoto di Messina, Robert Kitson, insieme al suo compagno, presero con loro molti ragazzi rimasti orfani.

E’ nel significato di questi affreschi che si capisce il motivo del loro occultamento: al momento della loro realizzazione (1908-10) era ancora fresca tra gli inglesi la storia del processo di Oscar Wilde, condannato alla prigione per “l’amore che non osa dire il suo nome”. Nel 1902 un altro scandalo omosessuale aveva coinvolto il ricchissimo industriale tedesco Friederich Alfred Krupp, amico dell’imperatore di Germania Guglielmo II, che accusato di sodomia mentre si trovava a Capri, si suicidò nel 1902. Sempre a Capri, altra nota località omosessuale, riparò Jacques Fersen dopo il processo che lo vide coinvolto a Parigi nel 1903, accusato di praticare messe nere a sfondo omosessuale. Nascondere affreschi con un tema così delicato, in un momento del genere, sembrò a tutti l’unico modo per salvarli. La cosa appare ancora più straordinaria se si pensa che questo è anche l’unico interior esistente al mondo interamente realizzato da Frank Brangwyn, miracolosamente mantenuto integro nonostante due guerre mondiali di mezzo e soprattutto considerato il tema raffigurato.

Casa Cuseni oggi

Alla morte di Robert nel 1947 la casa passò a sua nipote Daphne Phelps, che aveva studiato al Collegio di Sant’Anna di Oxford e alla London School of Economics ed era stata in America per perfezionare i suoi studi dal 1939 al 1941. Quando arriva a Taormina è intenzionata a vendere il prima possibile la villa per poi tornare in Inghilterra, dove però non tornò mai più. Innamoratasi del luogo decise di stabilirsi nella villa di suo zio e qui rimarrà per oltre sessant’anni, affrontando ogni tipo di difficoltà.
Inizia così la seconda vita di Casa Cuseni che diventerà luogo elitario di villeggiatura di grandi personalità, sia pittori che scrittori. Infatti, per mantenersi e conservare l’eredità dello zio, Miss Phelps trasforma la sua casa in guest-house, ospitando personaggi come Tennessee Williams, Greta Garbo, Bertrand Russell, Mack Smith, Caitlin Thomas, Ronald Dahl, Jocelyn Brooke e artisti come Henry Faulkner, Dalì e Gala, Giorgio de Chirico, Corrado Cagli, Filippo de Pisis, Massimo Campigli. Ognuno lascerà qualcosa, un dipinto, un disegno, documenti, appunti, oggi ancora tutti conservati nell’archivio della casa. Miss Phelps racconterà la storia di casa Cuseni nel libro “A house in Sicily”, edito nel 1999.

Alla morte di Daphne Phelps nel 2005 la casa fu ereditata dai nove nipoti che misero l’intero immobile (compreso il giardino e le collezioni) in vendita. Con varie difficoltà fu la figlia della governante di Daphne, Mimma, affezionata alla casa in cui aveva lavorato per anni la madre Concetta, a ricomprare Casa Cuseni e oggi la gestisce insieme al marito Francesco Spadaro. Il loro impegno a conservare il luogo come casa d’arte e museo è lodevole: nel 1998 l’intero complesso monumentale viene riconosciuto dal governo “Monumento Nazionale Italiano” e dal 2012 è Museo delle Belle Arti e del Gran Tour della città di Taormina. Il suo giardino storico fa parte dei Grandi Giardini Italiani ed è entrata anche circuito europeo delle Case della Memoria. Oggi oltre che museo è un albergo, con 5 camere bellissime ognuna dedicata ad uno dei personaggi che vi soggiornò.
Nel mese di ottobre 2016 verrà costituita la Fondazione Kitson/Phelps ad evitare che tutto il patrimonio di Casa Cuseni venga disperso. A Giugno 2017 verranno completati i lavori di restauro della casa nel giardino di Villa Cuseni che ha ospitato Henry Faulkner e Tennessee Williams dedicando loro questa nuova Casa-Museo.

*

Ringrazio il proprietario e direttore di Casa Cuseni Francesco Spadaro, per l’ospitalità e per avermi così gentilmente messo a disposizione le sue ricerche, che presto saranno pubblicate in un breve e utilissimo libro “La terza camera inglese”, scritto in collaborazione con Egidio Marisca.

Sito web e contatti: www.casacuseni.it

La Camera Inglese:
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La terrazza:
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Sala verde-Reception:
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Il Giardino:
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Salone:
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