Ernst Fuchs Villa, Vienna

 

L’ultimo surrealista, l’artista Ernst Fuchs, è morto circa una settimana fa all’età di 85 anni. Quando quest’estate andai a Vienna e visitai la sua casa-museo era ancora vivo e si trovava nelle stanze che, aldilà del percorso museale, erano abitate. Triste consolazione, per me che lo volevo conoscere. Lo ricordo dunque mostrando il reportage che feci, piccolo omaggio alla memoria di un grande e prolifico artista fuori dalle righe, in Italia poco conosciuto.

L’unica vera casa museo di Vienna e, fino a qualche giorno fa, una delle pochissime di un artista ancora vivente, Villa Fuchs si potrebbe definire un delirio art nouveau-psichedelico-mistico, bella e rivoltante allo stesso tempo. Valorizzando le origini secessioniste della costruzione, Fuchs è partito dagli interni originali per arredarla con le sue opere, collocando nel giardino un tempietto-fontana con tanto di entrata nascosta, un qualcosa che potrebbe essere l’insieme di Gaudì,  Niki de Saint Phalle e Disneyland. La mistione tra antico e moderno rende tutto confondibile, dunque falso o falsato ma meraviglioso, unico, un regno alienato dal mondo. Come Fuchs ebbe a dire: “un’opera deve mirare alla gloria del kitsch, che è stato bannato dai gusti ufficiali”.

Chi è Ernst Fuchs?

Ernst Fuchs è un artista viennese, anche se la sua pittura nulla rivela delle sue origini. Nasce a Vienna nel 1930 da padre ebreo, costretto a fuggire a Shanghai durante la II Guerra Mondiale. A causa delle sue origini gli è vietato frequentare scuole pubbliche, studiò a casa e visse e sopravvisse agli orrori della guerra. Appena finita, già nel 1945, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti a Vienna dove si fece subito notare per le doti pittoriche. E’ proprio qui che conosce gli artisti Arik Brauer, Rudolf Hausner, Wolfgang Hutter e Anton Lehmdenma, con cui fonderà il “Realismo Fantastico”.

La sua educazione artistica è eclettica e cosmopolita. Parte dall’espressionismo, che si concretizza nei primi lavori a carboncino della serie Stadt-Zyklus (1945) e Bikini-Atoll-Zyklus (1947), ma le sue influenze sono molteplici e cangianti. I suoi miti sono artisti come Egon Schiele, Gustav Klimt, Pablo Picasso e Max Ernst, ma a queste conoscenze unisce la ricerca personale. Nel 1947 si reca a Torino dove conosce Giorgio de Chirico e Felice Casorati. Nonostante le difficoltà economiche, nel 1949 si reca poi a Parigi, dove viene a contatto col surrealismo e conosce Jean Paul Sartre, Jean Cocteau e soprattutto Salvadore Dali. Con lui stabilì un’amicizia duratura tanto che i due si scambiano dipinti e disegni e Dalì gli chiede un’opera (la statua Queen Esther, 1972) per il suo Teatro-Museo a Figueres in Catalogna. A Parigi studia la psicoanalisi di Jung, i manieristi, Jacques Callot, Jan Van Eyck e Jean Fouquet. Fa viaggi negli Stati Uniti dove nel 1953 incontra Peggy Guggenheim, frequentò anche Leonor Fini quando era nel monastero di Nonza in Corsica. Nel 1956 si recò in Israele dove si convertì al Cattolicesimo. Qui si fermò per più di un anno e visse nella Basilica della Dormizione di Maria dove, ispirato dal nuovo credo, comincia a dipingere la sua più grande tela “L’ultima cena”. Si dedica quindi a temi religiosi e accetta di dipingere il trittico “I misteri del Santo Rosario” (1958–61) per la chiesa Rosenkranzkirche a Hetzendorf, Vienna.

Rimane famoso per aver fondato, insieme agli artisti Arik Brauer, Rudolf Hausner, Fritz Janschka, Wolfgang Hutter e Anton Lehmden la Scuola del Realismo Fantastico. Tutti pittori oggi ottantenni o morti da poco, nati alla fine degli anni ’20 o negli anni ’30, nati dunque in seno alla Secessione e che arrivano ad un realismo allucinato, verosimile, affine al surrealismo eppure diverso. C’è una radice tedesca nella ricerca di spiritualità irrazionale che approda ad un surrealismo che non è sogno, questo di matrice francese, ma che è studio ossessivo del particolare reale.

Dal 1961 ritorna a Vienna e nel 1972 acquista la villa che era di Otto Wagner nella periferia di Vienna per farne il suo studio. La ristruttura per adibirla a museo e, al tempo stesso, a sua residenza: verrà aperta al pubblico nel 1988. Nel frattempo lavora anche come scenografo teatrale, grandi pitture bibliche e progetti architettonici fuori dal comune. Dal 1989 inizia a progettare quella che sarà chiamata “Lebenswerk”, la Cappella dell’Apocalisse nella chiesa di Sant’Egidio a Klagenfurt, nella Carinzia. La cappella verrà inaugurata solo nel 2010, ovvero dopo più di 20 anni di lavoro: si tratta di 160 metri quadri di pitture ad olio che avvolgono lo spettatore con visioni apocalittiche con un effetto finale asfissiante, lisergico e mistico. Persino il pavimento, in marmo di Carrara, è stato fatto su suo disegno. Questo è il suo lavoro ecclesiastico più grande, ma Fuchs partecipò anche ad altri progetti in Austria come la nuova chiesa di  St. Jacob a Thal, vicino Graz e poi progetti profani come la fontana a Bärnbach e l’Hotel a St. Veit an der Glan nella Carinzia.

Non solo pittore, architetto e designer ma anche scrittore e musico. Fuchs ha scritto e pubblicato diversi libri tra cui la raccolta di poesie Von Jahwe, che contiene anche delle litografie; il trattato di architettura Architectura Caelestis; le prose erotiche Aura e anche le raccolte musicali Via Dolorosa e Mystische Gesaenge, di cui ha scritto testo e musica.
Nel 2009, purtroppo, è costretto a fermare la sua produzione, a causa di alcuni problemi fisici che gli impediscono l’utilizzo del braccio destro. Il 13 Febbraio del 2011 Ernst Fuchs festeggia il suo ottantesimo compleanno.

La Villa

La villa fu disegnata e costruita a partire dal 1888 da Otto Wagner, il più famoso architetto Jugendstil attivo a Vienna e autore di numerosi altri edifici nel centro della città. Questa era la villa che lui disegnò per sé stesso, in periferia e nel verde. Ci visse fino al 1911, qui invitando e ricevendo personaggi come Adolf Loos, Gustav Mahler, Alma Mahler-Werfel, Gustav Klimt, oltre che i suoi promettenti studenti come Josef Hoffmann. Insomma era un luogo al centro della vita artistica e mondana della Vienna di inizi secolo, quella della Secessione. Fu costruita su modello di una villa neoclassica-palladiana, ma con dettagli assolutamente nouveau, come la serra nell’ala destra, circondata da vetrate Tiffany disegnate dall’artista Adolf Böhm. Un sogno capriccioso, come molte residenze Art Nouveau costruite all’epoca e poi distrutte durante la guerra.

Questa però sopravvisse, anche se per Otto Wagner divenne presto troppo grande e preferì costruirsi una villetta più piccola e più riservata proprio affianco a questa. Impegnato nella progettazione e nella costruzione di grandi lavori come l’Ufficio Postale e la chiesa di Steinhof, Wagner la vendette ad un ricco impresario teatrale, Ben Tiber, direttore dei teatri Ronacher e Apollo Revue. Durante il nazismo Tiber dovette abbandonare la villa, perché ebreo, che fu così occupata dai nazisti e usata come base per la Gioventù di Hitler. Dopo la guerra, la villa cadde in rovina dimenticata e fu proprio Fuchs che la salvò. Inizialmente doveva trattarsi di un progetto condiviso tra Fuchs e i suoi amici pittori Friedensreich Hundertwasser e Arnulf Rainer, ma alla fine finì per essere solo di Fuchs, che ne fece il suo studio e poi anche casa. La comprò definitivamente nel ’72, dopo che lo scrittore Heimito von Doderer l’aveva citata anche nel suo racconto Der Grenzwald, pubblicato nel 1967. Al momento dell’acquisto era rovinatissima e Fuchs la restaurò quasi completamente seguendo il progetto originario di Wagner. Nel 1988, in occasione del centenario della villa, Fuchs la aprì come suo museo personale e si trasferì definitivamente a vivere qui.

Official website: Erst Fuchs Museum

Il salone:

E’ la stanza centrale dell’intera villa, con un balcone che dà sulla facciata. Quando Fuchs acquistò la villa era una stanza abbastanza classica e ombrosa, con copie di Rubens alle pareti. Lui la modificò rendendola più luminosa, usando marmo di Carrara per il pavimento e tessuti veneziani per le pareti. Anche il lampadario in vetro di Murano viene da Venezia, fatto fare apposta su richiesta. Sia il mobilio che le statue vicino alla finestra sono opera di Fuchs, mentre sulle pareti sono esposti dipinti di recente periodo (fatti tra il 1977 e il 1984) raffiguranti scene bibliche.

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Il salotto del camino: 

Quando Fuchs coprò la casa non rimaneva nessun arredo originario in questa stanza, che era la camera da letto di Otto Wagner. Oggi contiene i lavori a matita più grandi, disegni di una minuzia maniacale che impegnarono l’artista per ben quattro anni, dal 1961 al 1965. Simili lavori di Fuchs si trovano all’Albertina, ma sono esposti raramente perché troppo delicati.

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Il salotto di Adolf Böhm:

L’ala destra della villa è costituita dal salotto abbellito dalle vetrate disegnate dall’artista Adolf Böhm, per volere del proprietario e suo amico Otto Wagner. Rappresentano la foresta viennese durante il cambiamento delle quattro stagioni e sono anche le più grandi vetrate a tema profano di epoca Jugendstil mai conservate, restaurate per volere di Fuchs. Il pavimento con i serpenti è originario, ma i divani sono fatti su disegni di Fuchs. Tutta sala assume un aspetto raccolto intorno alla pala centrale, un trittico ligneo a tema religioso. Alle pareti sono appesi soprattutto carboncini datati agli anni 1945 e 1946.

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Sala da pranzo:

Quella che fu una sala da bagno è stata convertita in sala da pranzo. Nessun arredo originale fu ritrovato, dunque Fuchs ha disegnato gli arredi e ha qui appeso dipinti fatti durante gli anni ’50 tra Parigi, New York e Los Angeles, ispirati soprattutto ai maestri fiamminghi e a Hieronymus Bosch.

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Il salotto della musica: 

Qui Otto Wagner teneva il piano e anche Fuchs ha lasciato l’originaria funzione di salotto per la musica. Sono esposti alcuni dipinti tra cui una ripresa del tema Bökliniano dell’Isola dei morti, mentre il monumentale disegno a carboncino “Madonna” del 1993 fu esato come sketch per la vetrata del “Ninfeo Omega”, la fontana-tempio che si trova in giardino.

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DSC_0473L’isola dei morti

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Il salotto blu:

Il salotto blu corrisponde all’ala sinistra della villa. Era qui che Otto Wagner teneva il salotto dove gli invitati giocavano a biliardo e altri giochi di carte. Uscendo fuori gli ospiti potevano raggiungere la pista da bowling privata. Quando Fuchs acquistò la villa non era rimasto pressoché nulla degli interni originari, così la ricostruì secondo le sue idee, creando il bellissimo soffitto di lapislazzulo blu con stelle di david d’oro. Il dipinto sopra il letto giallo è uno dei più grandi mai realizzati dal pittore, dipinto tra il 1988/89 nel salone. Tutto l’arredamento è stato disegnato da Fuchs, compresa la stoffa del letto.

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DSC_0476Die Einkleidung der Esther, 1988-89

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Il bagno romano: 

Siamo al piano superiore: qui si situano le stanze private non visitabili e un lungo corridoio con il bagno romano. Della sala da bagno originaria è rimasto solo il mosaico di Koloman Moser raffigurante l’uccello del paradiso, sopra la vasca da bagno. E’ stato questo mosaico ad ispirare a Fuchs la vasca da bagno rettangolare in stile romano dal pavimento mosaicato. Qui e lì si trovano piccole sculture di Fuchs, di bronzo o marmo, rappresentanti sfingi. Corre parallelo al bagno un corridoio in cui sono esposti 12 acquerelli datati agli anni ’70.

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DSC_0497mosaico di Koloman Moser

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Il giardino:

Il giardino inizia dalla veranda a cui si accede dal salone principale. Una venere burrosa dai colori crisoelefantini si affaccia dal balcone e si offre allo spettatore. La facciata è un gioco di bianco e azzurro, scritte in latino e vasi orientali, racchiusi da decori di barocco Art Nouveau. Ma è solo l’inizio: in lontananza si vede la fontana-tempio, la costruzione più bizzarra della villa e anche la più recente. Costruita tra il 1992 e il 1996, per rimpiazzare l’originale fontana fatta da migliaia di vetri colorati Tiffany come pavimento, Fuchs progetta questa follié kitsch che è anche un tempio segreto. Aperte le strette e pesantissime porte laterali, si entra nel cuore oscuro e splendente del tempio: al centro la statua degli angeli d’oro dell’Apolicasse, sul fondo la vetrata che rappresenta una Madonna con bambino.

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Il tempio-fontana:

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DSC_0535una delle due porte segrete

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DSC_0555l’interno del tempio

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DSC_0552vetrata con Madonna e bambino

DSC_0560il pavimento

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3 Commenti a “Ernst Fuchs Villa, Vienna”

  • Fantastic

  • António Abrunhosa

    thank you so much for discovering so many hidden jewels for all of us. Your blog is precious.

  • António Abrunhosa

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