Casino Massimo Lancellotti, Roma

 

Gli affreschi che si trovano al Casino Massimo Lancellotti sono gli unici dipinti dei Nazareni ancora visibili a Roma. Si tratta di affreschi libreschi, non particolarmente belli ma curiosi, con un che di anacronistico e un po’ posticcio, segno di un gusto, quello romantico, ancora in via di formazione. Per la maggior parte convenzionali e privi di una vera vitalità artistica, si distingue solo la scena dell’Inferno dantesco, l’unica davvero particolare.

I Nazareni

Intorno al 1810 un gruppo di pittori tedeschi, insofferente ai dettami del classicismo accademico, si trasferisce a Roma con lo scopo di vivere in comunità e dedicarsi all’arte. Questi erano Friedrich Overbeck e Franz Pforr, entrambi allievi dell’Accademia di Vienna, a cui si unirono Carl Philipp Fohr di Heidelberg, Peter von Cornelius di Düsseldorf, Julius Schnorr von Carolsfeld di Lipsia, Ludwig Vogel di Zurigo, Konrad Hotinger, Josef Winterngerst e Joseph Sotter. Furono chiamati Nazareni perché, ispirati dalla vita di Cristo, si facevano crescere una barba lunga. Vivevano nel monastero di Sant’Isidoro a Roma dove conducevano una vita in comune, dipingendo durante il giorno nel refettorio, posando gli uni per gli altri e non dipingendo mai dal vero modelli femminili. Aspiravano ad un’arte rinnovata su basi religiose che stilisticamente assunse un carattere arcaicizzante; non trattavano soggetti mitologici, né eventi storici contemporanei, ma temi dell’Antico e del Nuovo Testamento, oppure delle vite dei santi.
Il 10 luglio 1809, anniversario del loro primo incontro, fondarono la confraternita della Lega di San Luca (Lukasbund), giurando di restare sempre fedeli alla verità, di combattere la maniera accademica e di resuscitare con ogni mezzo l’arte. I Nazareni furono i primi a sentire l’esigenza di una purificazione (infatti, anche chiamati Puristi) e a proporre un ritorno alle radici della pittura primitiva italiana, quella di Beato Angelico, Filippo Lippi, Luca Signorelli, Perugino, e soprattutto il primo Raffaello. Un programma che ritroveremo poi nei Preraffaelliti in Inghilterra, ma qualche decennio dopo. E questo è già abbastanza curioso.

Il loro primitivismo ostinato e freddo attirò subito derisioni e critiche: Goethe definì il loro movimento “una mascherata”, Hegel li diceva preoccupati più della loro salvezza che della loro arte, e il barone V. Camuccini li chiamava “i puristelli”. Non mancò però chi li seppe apprezzare, specie tra gli artisti dell’Accademia di San Luca a Roma come Pietro Tenerani, Tommaso Minardi, Antonio Bianchini e il modenese Giovanni Sanguinetti, a Siena Luigi Mussini, a Napoli Giuseppe Mancinelli e il giovane Morelli, a Torino Enrico Gamba, per fare un esempio. In Italia infatti l’interesse verso i Nazareni fu risvegliato in chi cercava soluzioni diverse al linguaggio neoclassico imperante. Ma i Nazareni, a differenza dei Preraffaelliti, non proposero un nuovo modo di intendere l’arte, non proposero un modello arte-vita e sebbene auspicavano il ritorno della comunità di artisti, in realtà la loro novità fu solo formale, sostituendo all’immaginario classico-pagano, quello religioso-cristiano.

Esperimento curioso e sicuramente pioneristico per certi versi, di fatto la loro proposta risulta morta prima ancora di attuarsi e i pittori si dispersero e/o morirono con rapidità: nel 1812 Pforr morì di tisi ad Albano a soli 24 anni;  Overbeck attraversò una grave crisi spirituale, cercando rifugio nella religione e convertendosi nel 1813 al cattolicesimo, il che spaventò il padre di Vogel, che fu richiamato subito in Svizzera. Poco dopo, anche Hottinger lasciò Roma. Carl Philipp Fohr morì nel 1918 affogato nel Tevere a 23 anni mentre Wilhelm Schadow e il fratello Rudolf giunsero a Roma nel 1813 ed infine nel 1815 giunse Philipp Veit. Solo Overbeck morì a Roma anziano, nel 1869, e fu sepolto nella chiesa di San Bernardo alle Terme.

Casino Massimo

Gli affreschi del Casino Massimo furono commissionati nel 1817 dal marchese Carlo Massimo. Si trovano in tre stanze: quella centrale, più ampia, affrescata con le scene ispirate all’Orlando Furioso di Ariosto; quelle laterali più piccole  di cui una dedicata alla Divina Commedia di Dante e una alla Gerusalemme Liberata di Tasso. Gli affreschi verranno conclusi nel 1827, non siamo nemmeno in pieno romanticismo eppure c’è già il revival, la citazione e la ripresa programmatica dei modelli di pittura italiani pre-raffaelleschi. La stanza più riuscita, oltre che più eccentrica e interessante, è quella dedicata alla Divina Commedia, con le scene dell’Inferno e a Dante. Il modello è ovviamente Michelangelo della Cappella Sistina, ma tutto ha un tono molto moderno, dato da una certa vivacità della composizione che trasmette una credibile sensibilità ottocentesca. Si nota molto la differenza di stile tra l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso sul soffitto, che è quasi miniaturistico nello stile e totalmente convenzionale.

Prima degli affreschi al Casino Massimo, i Nazareni si erano dedicati ad altri affreschi, commissionati dal console generale di Prussia a Roma Jacob Salomon Bartholdy nel 1815. Bartholdy affidò al gruppo la decorazione di una sala della sua residenza a Palazzo Zuccari, oggi salone di ricevimento della Biblioteca Hertziana, con scene illustranti la Storia di Giuseppe. Questi affreschi furono staccati nel 1887 e si trovano attualmente alla Galleria Nazionale di Berlino. L’unica altra opera di un Nazareno a Roma è rimasta al Quirinale, si tratta dalla vòlta di una sala sulla quale l’Overbeck raffigurò Gesù cacciato dagli Ebrei mentre fuori Roma troviamo le pitture dello stesso Overbeck sulla facciata della Porziuncola in S. Maria degli Angeli in Assisi.

Fonte: I Nazareni, Palma Bucarelli

Sala di Dante:

La stanza dedicata alla Divina Commedia di Dante fu inizialmente affidata a Cornelius; questi iniziò a eseguire disegni preparatori per il soffitto, ma nel 1818 lasciò Roma per Monaco, dove era stato richiamato da Ludwig di Baviera. Il marchese, su consiglio di Koch, affidò la decorazione della stanza a Philipp Veit, il quale eseguì soltanto il soffitto con il Paradiso, non sentendosi in grado di affrontare i temi del Purgatorio e dell’Inferno, che sentiva poco congeniali. Infine fu Koch a completare gli affreschi della sala, eseguendo quelli sulle pareti, dedicati al Purgatorio e all’Inferno. Franz Horny dipinse le ghirlande di frutta e di fiori.

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Sala di Ariosto:

Nella camera centrale la decorazione, ispirata all’ariostesco Orlando furioso, venne affidata a Julius Schnorr von Carolsfeld, a Roma nel 1818, che la condusse a termine da solo, dopo una lunga riflessione e un ampio studio delle figure attraverso numerosi disegni preparatori.

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Sala di Tasso:

Nella sala del Tasso, Overbeck dipinse episodi e personaggi della Gerusalemme liberata. Alla morte del marchese nel 1827 il pittore si considerò sollevato dal contratto e partì per Assisi. Joseph Führich, che si era unito al gruppo nello stesso anno e che risiederà a Roma fino al 1829, venne perciò incaricato di terminare gli affreschi; l’artista, pur utilizzando i propri schemi, si sentì in dovere di rispettare i temi già stabiliti dal suo predecessore.

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