One day in Pesaro

 

La tranquilla cittadina di Pesaro offre curiosità bizzarre al visitatore attento. Un itinerario ben pensato può far scoprire luoghi particolari, impossibili da trovare altrove. La città è famosa per le ceramiche ed il suo artista più importante fu Ferruccio Mengaroni, la cui Medusa troneggia all’entrata dei Musei Civici, solitaria, mostruosa, fatale, se si conosce la tragicomica morte del suo artefice. Ancora ceramiche dipinte, di ogni epoca, si possono vedere nella collezione del museo, che contiene grandi capolavori, più conosciuti come quelli di Guido Reni e Giovanni Bellini o ingiustamente poco conosciuti, come quelli di Simone Cantarini. Poi il barocco nascosto e funereo della Chiesa del nome di Dio e infine il liberty barocco del Villino Ruggeri, dalla facciata verdina e soffice di fronte al mare.

Un ringraziamento speciale al Comune di Pesaro, al Vicesindaco Daniele Vimini e a Tiziana Piccoli dei Musei Civici.

Palazzo Tosca (Musei Civici): 

Palazzo Tosca, per nulla pretenzioso, si prospetta con una sobria facciata nel centro di Pesaro. Strette scalinate dal marmo tenue, prima del cortile interno, tentano monumentalità ma con il loro soffitti, leziosamente dipinti, sono più affascinanti per la lieve incuria che vena il colore degli affreschi. Apprendo che fu la Marchesa Vittoria Mosca a porre le basi della collezione che oggi costituisce i Musei Civici, che qui hanno sede. Vittoria lascia infatti, nel 1885 al Comune di Pesaro, Palazzo Tosca e Palazzo Mazzolari, da lei acquistato e restaurato, con la sua collezione di famiglia. A questa si aggiunge la collezione Hercolani Rossini, destinatario ultimo dell’eredità di Gioachino Rossini, costituita da 38 dipinti e un marmo, acquisiti nel 1883 dal Comune di Pesaro.

Oggi il museo può vantare pezzi importantissimi come la “Caduta dei giganti” di Guido Reni o la “Pala dell’Incoronazione della Vergine” di Giovanni Bellini. Io però mi soffermo su cose meno monumentali e meno conosciute, come una bellissima testa mozzata di San Giovanni Battista, esanime eppur viva, racchiusa in un tondo attribuito variamente a Marco Zoppo o Giovanni Bellini. Soprattutto mi attrae un dipinto bellissimo di un pittore locale chiamato Simone Cantarini, detto il Pesarese ( 1612 – 1648). La sua Maria Maddalena mi fa pensare all’omonimo dipinto di Francesco Hayez alla GAM di Milano. I due sono distanti, è vero, ma in Cantarini è innegabile un sentore di grande modernità, preludio per visioni ottocentesche.
Il museo continua con una raccolta di oggetti da wunderkammer, come l’incredibile gabbietta in stecchini d’avorio e ovviamente una grande collezione di ceramiche dipinte.

Sito ufficiale: Pesaro Musei

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IMG_4671Simone Cantarini, Maria Maddalena

IMG_4673Simone Cantarini, San Giuseppe, 1644-46

IMG_4664Marco Zoppo o Giovanni Bellini, Testa di San Giovanni Battista, 1460-70

IMG_4669bFederico Barocci, Ritratto di Maddalena Osuna Giron (?), 1570-90

IMG_4676Antonio Gianlisi Junior (attr), Trompe l’oeil con proverbio e mensola con oggetti, 1716-18

IMG_4681bAndrea della Robbia, Condottiero, 1465-70

IMG_4683Ercole e Anteo, piatto di manifattura Fontana, Urbino 1560-70

IMG_4691gabbietta in avorio intagliato e bibelot in avorio intagliato e dipinto, metà del XVIII secolo

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Ferruccio Mengaroni (1875-1925): 

Si stenta a credere che un personaggio così bizzarro sia uscito fuori da una cittadina tanto tranquilla, eppure Ferruccio Mengaroni, geniale eclettico ceramista -o meglio maiolicaro- nacque a Pesaro nel 1875. Quando e come morì meriterebbe di essere raccontato in un articolo apposito, ma si sappia solo che questa Medusa, suo autoritratto, fu la sua ultima opera.

La sua produzione di maioliche fu enorme, tant’è che Ferruccio godette anche di un certo successo in vita e riuscì a fondare un suo studio-casa-laboratorio in un castelletto pseudo cinquecentesco, che abbellì con ceramiche colorate. Oggi questo castelletto esiste ancora, sebbene trasformato in ristorante, ed è l’unica cosa di Mengaroni, oltre la Medusa, che si può vedere a Pesaro.

Processed with VSCOcam with a6 presetla Medusa che si vede all’ingresso dei Musei Civici

Ferruccio Mengaroni, Medusa, 1920’s

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Processed with VSCOcam with hb2 presetQuella che fu la casa-studio-laboratorio di Ferruccio Mengaroni oggi è un ristorante, chiamato “Il Castiglione”

7637854992_e7ca8d086f_bLo studio di Ferruccio Mengaroni in una foto d’epoca

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Studio d’Arte Ceramica

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Chiesa del Nome di Dio:

Questa chiesa è tutto ciò che non ci si aspetta di vedere in una cittadina di provincia come Pesaro. Si entra e ci si trova dentro un trionfo barocco, come potrebbe vedersi a Roma o a Venezia. Siamo entrati in un piccolo gioiello di cupo barocco, uno scrigno foderato da pannelli lignei dipinti. Regna l’oro e l’oscurità del legno, l’unica via d’uscita del colore è il soffitto, il vero capolavoro. Una composizione bizzarra, incerta eppure scenografica di diverse scene e vedute, tra affreschi e pannelli in legno, che vogliono prospettare l’itinerario della salvezza dall’Inferno alla Resurrezione, passando per il Trionfo del Nome di Dio.

La chiesa, infatti, fu fatta costruire nel 1577 dalla Compagnia del Nome di Dio, una delle più ricche fra le confraternite laicali pesaresi che provvedeva ai funerali dei poveri e dei giustiziati. Così si spiega, nella seconda sala, la sagrestìa seicentesca, la presenza di lettighe funebri, usate appunto per il trasporto dei morti. Il soffitto basso e ligneo, con una stella al centro, conferisce raccoglimento e misticismo a questa camera, circondata da pannelli con figure a grisaille.

Sito Ufficiale: Pesaro Cultura

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Processed with VSCOcam with a6 presetla sagrestia seicentesca

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Villino Ruggeri:

A vedere il lungomare di Pesaro, oggi pieno di alberghi-caserme che soffocano la vista sul mare, non si potrebbe certo immaginare una spiaggia elegante, meta di signore con ombrellino e signori con la paglietta. Eppure così era, tra gli ultimi anni dell’ottocento e gli inizi del novecento. La banchina offriva uno di quei lungomari belle epoque, c’era il Kursal, lo stabilimento principale distrutto negli anni ’40, una spiaggia con cabine, chioschi, insomma uno spettacolo da cartolina.

Oggi di tutto ciò rimane solo un luogo, che però forse era il più bello. Uno dei pochi esempi di barocco-liberty: il Villino Ruggeri ancora si erge sicuro dove meno te lo aspetti, stonato tra le altre costruzioni. Fu fatto costruire, tra il 1902 e il 1907, dal proprietario Oreste Ruggeri, industriale farmaceutico arricchitosi dopo aver inventato dei miracolosi elisir contro l’anemia.

Fonte: Foto Pesaro Vintage

Pesaro Vintage - Piattaforma sul mare nei primi anni del '900Piattaforma sul mare di Pesaro nei primi anni del ‘900

Pesaro Vintage - Un braccio della Piattaformala spiaggia

kursalIl Kursaal di Pesaro visto dal mare

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