Accorsi-Ometto house museum, Turin

Sala Piffetti

Le case museo sono musei bizzarri che per nostra fortuna si sono conservate sino ad oggi, mantenendo intatto l’arredo originario del loro proprietario. A Torino esiste una delle case museo più belle d’Italia. Situata in via Po e sotto la Mole, la fondazione Accorsi-Ometto è oggi un museo di arti decorative che nasce già come museo. Fino al 1982 fu l’abitazione privata di Pietro Accorsi, collezionista, antiquario, arredatore e esperto in arti decorative del ‘700. Alla sua morte, nel 1982, venne fondata, come da sue volontà, la Fondazione Pietro Accorsi con presidente Giulio Ometto che, nel 1999, inaugura il museo e tutt’oggi si occupa della sua manutenzione. Nessuno potrebbe mai immaginare che nelle stanze di un palazzo di Via Po si trovi un tesoro di oggetti del’700 da far invidia alle più famose case museo europee.

Pietro Accorsi, nato a Torino nel 1891, vive sin da piccolo nello stesso palazzo di via Po con la famiglia, che qui lavorava con mansioni di portineria. A 11 anni sembra si manifesti per la prima volta la sua vocazione per il collezionismo quando, durante un’asta, vende i suoi libri di scuola per acquistare il suo primo dipinto. Poco tempo tempo, grazie all’aiuto di sua zia, comincia un’attività di compravendita di opere d’arte e ben presto, a soli 20 anni, riesce ad affittare un appartamento del palazzo di via Po. La sua attività si fa sempre più frenetica e comincia ad essere conosciuto nel mondo del collezionismo, anche l’amicizia con il principe Umberto di Savoia contribuisce ad aumentarne la fama. Nel 1935 viene mandato dal principe per svolgere le trattative per l’acquisto della collezione Trivulzio a Milano. Mussolini però vieterà lo spostamento della collezione ed Accorsi, in cambio, ottiene il “Ritratto d’ignoto” di Antonello da Messina e la seconda parte delle Très belles heures miniate da Jan van Eyck, oggi entrambe al Museo Civico di Palazzo Madama. Intanto Accorsi aveva comprato per la sorella Paola una bella villa a Moncalieri, oggi rivenduta, ma da cui provengono molti arredi che furono poi trasferiti nella Fondazione. Divenuto ben noto per il suo gusto raffinato, verrà chiamato ad arredare le case dell’élite industriale più in vista di quegli anni tra cui le famiglie Agnelli, Olivetti, Abegg, Crespi, Fossati Bellani, Tedeschi e altre. Nel 1956 acquista finalmente l’intero palazzo di via Po e qui abiterà fino alla morte.

Il museo è davvero un’inestimabile raccolta di opere rarissime e in ottime condizioni, quasi una finestra intatta sul ‘700. Le poche foto qui seguenti sono insufficienti per mostrare interamente la sontuosità e la ricchezza di questa collezione unica, in cui solo i dettagli potrebbero rendere l’idea della preziosità. Del resto all’interno del museo non è possibile fotografare, le uniche foto disponibili su internet sono quelle che derivano dal sito ufficiale, né ci sono libri facilmente reperibili riguardo la collezione Accorsi. Questo contribuisce non poco ad una minore circolazione di notizie. Inoltre la visita al museo è forzatamente episodica e possibile solo con guida fissata ad ogni ora, cosa che non scoraggia il conoscitore o l’ appassionato, ma limita di molto l’interesse del turista. D’altra parte non si potrebbe concepire una visita libera dentro un museo come questo che è preziosissimo e anche fragilissimo.

info&foto: “Museo Accorsi-Ometto. Viaggio nelle collezioni” a cura del Centro Studi della Fondazione, Silvana Editoriale. Sito ufficiale della Fondazione fondazioneaccorsi-ometto.it

Galleria degli specchi:

Come da tradizione francese, la sontuosa abitazione Accorsi inizia con una galleria degli specchi. Da qui parte il percorso del museo. Si possono notare due statue reggiporta in peltro raffiguranti Arlecchino e Arlecchina, di manifattura piemontese di fine XVIII secolo. Sul fondo invece è posta una fontana per interni in terracotta parzialmente dorata, manifattura francese di metà ‘700.

Segue la “Sala degli oggetti montati” composta da vetrine contenenti oggetti nei materiali più diversi, dalla porcellana al cristallo alle conchiglie, montati su raffinate guarnizioni in bronzo perlopiù dorato. La maggior parte di questi oggetti sono datati alla metà del ‘700 e sono di produzione francese e piemontese. Spiccano per importanza la preziosa collezioni di cristalli Baccarat, oggetti di ceramica cinese, di Meissen e di altre manifatture europee.

Meissen: Compostiere a forma di pernice, 1750 c.ca e al centro Vaso pot-pourri, 1745

Galleria dei preziosi:

Come la precedente galleria, anche qui le luminose vetrine contengono una collezione di oggetti, precisamente argenterie e pezzi smaltati di piccole dimensioni come tabacchiere, nécessaire da viaggio e étui à tablettes (astucci sottili e decorati svariatamente contenenti foglietti di carta, osso o avorio in cui la dama scriveva i nomi dei cavalieri con cui intendeva danzare durante una festa).

Tazza da puerpera, Gabriel Giuliano Marcello, 1778, argento.

Caffettiera torinese in argento con stemma dei marchesi Del Carretto, 1760 c.ca.

Collier con pendente, perle e smeraldi e oro. Francia XIX secolo

Nécessaire da viaggio, manifattura francese, metà XVIII secolo

Saletta delle Madonne:

Angolo religioso della casa, forse l’unico che non abbia oggetti settecenteschi (tranne un crocifisso in pietre dure di manifattura fiorentina, datato agli inizi del XVIII secolo). E’ così chiamato perché conserva due statue lignee raffiguranti la Madonna, entrambe della fine del ‘400; un dipinto del Moncalvo raffigurante “Madonna in trono con i santi Maria Maddalena e Francesco d’Assisi e committenti” datato inizi 1600 e il crocifisso.

Scultore fiammingo, Madonna delle nevi

Cucina:

Dopo un corridoio che funge da anticucina, arredato con mobili del ‘600 compreso un quadro di Jan Brueghel II il giovane, si arriva alla cucina vera e propria. L’arredamento rispecchia quello tipico delle cucine delle ville di campagna piemontesi del ‘700. Da notare sulle pareti la collezione di oggetti di rame e, nella saletta, l’arazzo di Aubusson del ‘700.

Dall’altro lato della cucina è situato un camino proveniente dal Veneto (metà del ‘600), al di sotto si può vedere un leone stiloforo in pietra dell’XI secolo, ai lati del camino due arazzi francesi della metà del ‘700. Curiosi i due fermaporta in legno a sagoma di dama datati alla fine del’600.

Sala delle ceramiche:

La collezione di ceramiche è conservata, come le altre collezioni, in luminose vetrine a parete. La raccolta comprende ceramiche di diversa manifattura, da quelle meno note come quelle torinesi, a quelle Wedgwood. Si contano anche porcellane Ginori e di Vinovo.

Sala dei servizi in porcellana:

Dentro questa sala, che conclude le collezioni a vetrina e inaugura il percorso nelle camere, sono esposti due servizi da tavola enormi per numero di pezzi e straordinari per manifattura. Provenienti dalle più importanti fabbriche di porcellane europee del ‘700 ovvero una da Frankenthal (Germania) e una da Sèvres (Francia). La preziosità della stanza è però costituita da una fontana lavamani di origine piemontese, in legno intagliato e colorato raffigurante una testa di putto tra cornici dorate e festoni, contornato da altre statuine. Il tutto su sfondo di specchi.

Zuppiera del servizio di Frankenthal, 1772

Sala da pranzo:

Luminosissima sala che originariamente abbelliva Villa Paola, la villa che Pietro Accorsi regalò alla sorella e che poi è stata venduta. Le pareti sono interamente ricoperte da carte dipinte settecentesche con motivi orientali e provenienti dal castello di Favria, nel torinese.

Salotto della musica:

Sala dal deciso gusto neoclassico contente infatti arredi datati tutti ai primi anni del XIX secolo. Tra questi anche il pianoforte e l’arpa, che danno il nome alla sala.

Salone Luigi XVI:

Salone dedicato all’ultimo re francese prima della rivoluzione e in cui il fasto settecentesco si mischia già ad un prematuro gusto neoclassico. Sono infatti di inizi XIX secolo le sedie senza poggiabraccio con piedi leonini, i tavolinetti e soprattutto le applique a forma di vittoria alata, su modello di Pierre-Philippe Thomire, bronzista personale di Napoleone I.

Sono invece di fine ‘700 i divani, gli sgabelli, i cassettoni e soprattutto il particolarissimo doppio corpo a ribalta, interamente rivestito di formelle in maiolica. Un unicum.

Salone Piffetti:

La sala più famosa del museo per la presenza di quello che viene definito “il più bel mobile del mondo”, un doppio corpo dell’ebanista Pietro Piffetti. La sala in realtà contiene anche un’altra opera di Piffetti, un fragile leggio sopra la scrivania, oltre che altri oggetti rari come la coppia di globi olandesi di fine ‘600, il bureau plat francese di metà ‘700 e infine il grande arazzo settecentesco raffigurante “Il matrimonio di Don Chisciotte”.

Doppio corpo a ribalta di Pietro Piffetti, 1738

Il preziosissimo mobile, fatto di ebano, avorio, madreperla e inserti in tartaruga, fu commissionato per un matrimonio, come l’incisione PERPETVVM NODIS suggerisce. Il tripudio senza limite di decorazione, l’uso di materiali preziosi e il complesso programma iconografico, suggeriscono l’idea di bellezza concepita non già come armoniosità della forma, ma come insieme di cose preziose e rare. Più che un mobile, un gioiello.

Doppio corpo di Pietro Piffetti, simile a quello della collezione Accorsi. Oggi si trova al Quirinale a Roma dove fu trasportata anche un’altra opera di Piffetti, la libreria originariamente collocata a Villa della Regina, Torino. Fonte: torino.repubblica.it

Pietro Piffetti, Leggio da tavolo, metà XVIII secolo

Camera da letto a Bandera:

L’oggetto che più stupisce in questa camera di gusto orientale è il bellissimo letto ricamato a punto bandera. Orientale è il lampadario a forma di pagoda, le applique intagliate, i motivi del ricamo e lo stranissimo soprammobile, un diorama che riproduce una pagoda con giardino.

Salotto Luigi XV:

Il salotto riproduce il gusto in voga durante Luigi XV. E’ infatti della metà del XVIII secolo il cassettone rivestito con lacche Coromandel. Cinesi sono anche i vasi turchesi. La specchiera invece è piemontese, ed è stata qui abbinata dallo stesso Accorsi. Nel salotto anche un tavolinetto della bottega di Pietro Piffetti.

Camera da letto di Pietro Accorsi:

E’ questa la camera in cui Accorsi raccolse gli oggetti a lui più cari. Tra questi un dipinto del famoso pittore François Boucher e un raro letto rivestito di damasco di seta verde con un delicato decoro floreale rosa cipria. Sopra la testiera del letto una reliquia.

Decorano poi la camera una dormeuse di seta rosa, usata di norma dal gatto di Accorsi; altri cristalli Baccarat disposti sul tavolinetto, due stipi di Piffetti e, dal soffitto, pende una gabbietta con due uccellini meccanici i quali, girando il cordone, attivavano un carillon.

Stipo di Pietro Piffetti donato successivamente alla fondazione da Laura Volpi Ottolini

Sala Veneziana:

Gli arredi di questa sala sono stati scelti appositamente per riprodurre il gusto veneziano di metà ‘700. La camera, usata dalla sorella di Pietro Accorsi, contiene i caratteristici mobili veneziani di forma bombata e rastremata, rivestiti con la tecnica della “lacca povera”.

Prima sala Cignaroli:

La sala prende il nome da Vittorio Amedeo Cignaroli, autore dei dipinti inseriti nella boiserie raffiguranti scene di caccia ambientate nei dintorni di Torino.

Seconda sala Cignaroli:

Anche questa sala, come la precedente, prende il nome dal pittore Vittorio Amedeo Cignaroli. Da notare anche i seggioloni piemontesi di primo settecento e il tavolinetto di Piffetti al centro della sala. La boiserie, come nella sala precedente, gioca su delicate decorazioni dorate su fondo verde con l’inserimento, al centro di ogni pannello, di piccole statuette orientali.

Pietro Piffetti, Tavolino da centro, 1740

Seguono altre sale adibite a quadreria come la Sala Trémolières e la Saletta Maria Vittoria, contenente una serie di pregevoli acquerelli raffiguranti varie località piemontesi. Da ricordare sono il Salone dei pannelli cinesi, le cui pareti sono ricoperte da carta di riso dipinta a tempera raffiguranti scene di lavoro di alcuni principali prodotti cinesi (tè, riso, seta) e il Boudoir Christian Dior, che conclude la visita. Il salottino, che prima si trovava nell’appartamento francese dello stilista, è ricoperto da specchi smerigliati e dorati. Al centro della saletta è stato posto un Cassettone di Piffetti.

dettaglio delle carte cinesi. Salone dei pannelli cinesi

Il Museo di arti decorative della Fondazione Accorsi – IX from Redazione ConTESTI.eu on Vimeo.

video che mostra alcuni dettagli del Salone dei pannelli cinesi e del Boudoir Christian Dior

Pietro Piffetti, Cassettone, 1760 c.ca. Boudoir Christian Dior


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