Who is Cecilia Matteucci Lavarini?

foto: Cecilia Lavarini Matteucci photographed by Manuela Pavesi [6]

Le vere Signore sono come gli uccelli rari e coloratissimi. Cecilia Lavarini Matteucci è una di queste. In altri paesi le dedicherebbero una mostra, come il Metropolitan Museum of Art a New York fece per Iris Apfel nel 2005. Sono davvero poche le Signore che ancora oggi vivono per e nel lusso, circondate da quell’allure di Muse ispirate. Roba da Belle Epoque o al massimo anni ’20. Per questo Cecilia Lavarini Matteucci appare ancora più singolare: unica tra tanti, non rinuncia all’eccentrico. Non New York o Milano, ma Bologna. Non fashion week o feste, ma aste e teatro. Lontana dai chiassosi circhi della moda, se ne distingue come un pavone di fronte una gabbia di scimmie. Poche le notizie che sono riuscita a reperire su di lei, anche se il suo stile parla da sé. Persino il New York Times se ne accorse e ne fece un articolo, nel 2006 [1]. Ma chi è questa eccentrica signora?

La mia intervista a Cecilia Matteucci qui

La moda e il collezionismo

Nata in Toscana, ma bolognese di adozione, si accorge di avere una grande passione per la moda sin da ragazza, quando, nei Grandi Magazzini Lavarini, l’emporio che i suoi genitori avevano a Montecatini, amava trascorrere il tempo nel settore moda. E’ forse dopo il matrimonio, motivo per il quale si trasferisce a Bologna, che la passione diventa collezionismo: “Quando mi sono sposata sono entrata in una famiglia di collezionisti: mio marito francobolli e libri, mio suocero quadri dell’Ottocento, ma gli piaceva molto anche De Chirico. Ha comprato due opere direttamente da lui” [2].

Cecilia inizia la sua collezione di abiti verso gli anni’80, acquistando soprattutto alle grandi aste di Christie’s e Sotheby’s, ma anche nei mercati della Versilia. Oggi la sua collezione è arrivata a contare circa 3000 pezzi, tra haute couture e prêt-à-porter, accessori e vestiti, antichi e moderni. Nella sua collezione si possono trovare, se ci si sofferma sui capi ottocenteschi: kimono giapponesi, giacche in satin e in lamé d’oro cinesi, completi ottomani da cerimonia. Dal Novecento invece provengono: tailleures di Coco Chanel degli anni Venti, abiti di Balenciaga, Dior, Yves Saint Laurent, Prada e anche un costume di scena di Shirley Bassey degli anni Novanta, disegnato da Douglas Darnell e lavorato con perle e frange che pesa sette chili. La sua collezione è talmente vasta da essere richiesta per le più importanti mostre di moda, recentemente infatti  ha prestato molti pezzi per la mostra “Diana Vreeland after Diana Vreeland” a Venezia e “Schiaparelli and Prada: Impossible Conversations” a New York, entrambe nel 2012. Anni prima, la mostra “Interpretazioni personali nella storia dell’abbigliamento” , alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze, espose una parte del suo guardaroba che comprendeva Lagerfeld per Chanel, Dior, Balmain, Galliano [5].

Ma i vestiti non sono solo da appendere o da esporre: “Amo vestirmi, mi piacciono le cose belle e, se sono della mia taglia, le metto” [3]. Ecco spiegate le sue mise flamboyant. Non una delle tante fashion enthusiastic che non fanno altro che sfoggiare l’ultimo acquisto, ma uno stile ricercatissimo che si muove sul sottile filo del too much e che trova la sua unicità non già nel pezzo nuovissimo, ma nel passato. “Tutti gli oggetti che compro hanno un significato proprio nel loro poter durare nel tempo. Quando acquisto un abito, ad esempio, cerco qualcosa che sia il pezzo immagine di una determinata stagione: un capo che possa avere senso in un museo. E poi sono d’accordo con Oscar Wilde: oggi si conosce il prezzo di tutto e il valore di niente” [2].

Un giorno, un museo

Cecilia infatti non compra vestiti unicamente per ammassarli dentro casa sua, che pur deve essere una wunderkammer pazzesca se l’unica stanza “couture-free” è la cucina, ma il suo obiettivo è un altro: un museo. Vorrebbe raccogliere tutta la sua collezione in un museo di moda, idea che ha almeno dal 2006, non solo di abiti, ma anche di libri, foto e riviste di moda. “Vorrei che la gente che va a vedere i miei abiti li possa amare come li ho amati io, considerandoli come tante opere d’arte, davanti alle quali «la disgrazia più grande è perdere il desiderio di conoscere»” [2]. Più recente è invece l’idea di un libro: “catalogare la mia collezione in maniera particolare, facendola indossare a personaggi di un certo spessore che poi io fotografo nei maggiori teatri italiani. Il fine sarà di dare vita ad un catalogo che potrebbe essere pubblicato da Electa o da Allemandi, con testi di Mariuccia Casadio, art consultant di Vogue, Cristina Acidini e Pier Luigi Pizzi. Un’opera in tre volumi, uno dedicato ai personaggi, uno con abiti indossati da manichini, e un terzo riservato agli accessori. Il lavoro è appena iniziato e mi piacerebbe proseguire coinvolgendo altri. Ho già la disponibilità di Mariuccia Casadio e dell’ onorevole Marabini ma mi piacerebbe contattare anche personalità del calibro di Anne Wintour e Karl Lagerfeld” [4].

Bologna, l’amata città

A differenza di A. Wintour e K. Lagerfeld, Cecilia vive a Bologna, eppure non sembra soffrire alcuna lontananza dai centri nevralgici della moda. Una fitta attività da presenziatrice sembra legarla alla città di adozione, ma non solo. Tra i suoi pittori preferiti ci sono Sergio Romiti e Giorgio Morandi, entrambi bolognesi. “Bologna è la città in cui vivo, ed è straordinaria per molti aspetti. Ha dei bellissimi palazzi, dei bellissimi musei. A Bologna mi trovo bene come a Parigi o a Londra, dove vado spesso per acquistare i miei abiti. Certo non ha l’internazionalità di una capitale ma non per questo deve essere minore. Ogni città eccelle in qualcosa: io cerco in ognuna il lato migliore. E poi abitare a Bologna non vuol dire essere provinciali: Morandi è famoso in tutto il mondo eppure non si è mai mosso da via Fondazza! Un genio non è limitato perché sta in una città relativamente piccola”[2]. Cecilia è infatti nel consiglio degli Amici del Museo Morandi e della Gam, è vicepresidente dell’Associazione Amici del Teatro Comunale e della sua Filarmonica. La si vede spesso a Bologna perché è una presenza fissa agli appuntamenti di gala, alle vernici delle principali mostre e ad ogni prima della stagione lirica.

Ed è la sua casa museo di Bologna, che affaccia sul Baraccano, il luogo in cui tiene tutti i suoi acquisti, i vestiti che invadono ogni stanza così come i quadri di Morandi e De Chirico, insieme ai vetri di Murano; nella vasca da bagno tiene le collane Chanel e i collari Dior. Aldilà della preziosità di ogni singolo oggetto, quello che è più strabiliante di questa signora è la sua mania di collezionismo. “Ad ogni nuovo acquisto poi, come diceva Mario Praz, «irresistibile è l’impulso a perfezionare, ad accrescere». Provo a dirmi adesso basta, non compro più nulla, ma non ce la faccio!” e candidamente ammette: “ho un debole per il bello e l’unico”[2]. I più forse non le perdoneranno il consapevole e quasi naïve sfoggio del lusso, ma è così criticabile e deplorevole raccogliere oggetti belli per esporli in un museo o anche solo per salvarli dall’oblio? Non è forse questa Signora essa stessa rarissimo esemplare da collezione, attaccata ancora com’è all’ideale collezionistico ottecentesco della casa come museo e dell’oggetto Bello come opera d’arte?

FONTI:

Queste poche notizie che ho raccolto si basano su articoli abbastanza vecchi. Utilissimi gli articoli su lastefani.it [2] e [3]. Recentemente ho ritrovato la Signora alle mostre Diane Vreeland a Venezia e Prada Schiapparelli a New York. L’ultima sua foto è quella che proviene dal blog Style Bubble, che l’ha fotografata all’asta Kerry Taylor, la scorsa estate a Londra [7] e dice che si è aggiudicata 5 o 6 pezzi, tutti in stile decadente, da collezione e molto inusuali. A lei, la famosa blogger Diane Pernet ha dedicato un post [8]. Inoltre a dicembre la rivista i-D l’ha fotografata con alcuni suoi pezzi [6]. Infine il blog Contessanally l’ha fotografata spesso in alcuni eventi veneziani [9] [10] [11]. Tutte le immagini senza fonte sono di Dagospia.com.

[1] Spaghetti Straps Bolognese by J. J. Martin. New York Times August 27, 2006.

[2] Farò un museo del lusso by Sara Deganello. La Stefani 15 marzo 2007.

[3] Collezionista di abiti come d’opere d’arte by Sara Deganello. La Stefani 15 marzo 2007.

[4] La collezione Matteucci by Paola Naldi. La Repubblica 14 febbraio 2009.

[5] I segreti dell’eleganza in tre secoli di abiti by Mara Amorevoli. La Repubblica 20 dicembre 2006.

[6] i-D, The Wise Up Issue: Manuela Pavesi and Benoît Béthume. December 2012.

[7] Style Bubble: Bidding Games.

[8] A shaded view on fashion: the amazing Cecilia Matteucci.

[9] Contessanally: Diana Vreeland After Diana Vreeland exhibtion at Palazzo Fortuny

[10] Contessanally: VENICE: The Venice International Foundation

[11] Contessanally: Ca Corner della Regina, Fondazione Prada, The Small Utopia. Ars Multiplicata exhibiton.

Cecilia models haute couture in her solarium [1]

Cecilia at Beauty in Vogue Night, Archiginnasio di Bologna. via zimbio.com

Cecilia while bidding at Kerry Taylor [7]

Cecilia wearing a manteau by Fabiani from 60’s and Schiaparelli hat [8]

Cecilia at Schiapparelli and Prada exhibition [8]

Cecilia at Schiapparelli and Prada exhibition [8]

Cecilia at Diana Vreeland exhibition in Venice, wearing a Balenciaga coat and a gilded bronze and coral Cameo, once owned by Yves Saint Laurent. [9]

Cecilia Lavarini Matteucci photographed by Manuela Pavesi [6]

Cecilia Matteucci Lavarini and Pier Luigi Pizzi. Cecilia was wearing a 1980’s, Gianni Versace gown, bought at Sotheby’s which belonged to Jerry Hall; a from 18th Century with a miniature painted on ivory, in the manner of Pietro Liberi. [10]

wearing a vintage Mariano Fortuny red silk dress and Prada jewels and bag [11]

Paris Celant and Cecilia Matteucci Lavarini, who’s wearing an headdress by John Rocha [11]

via: corrieredibologna.it

 


Aesthete. Art historian & blogger. Content creator and storyteller. Fond of real and virtual wunderkammer. Founder and main author of rocaille.it.

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3 Commenti a “Who is Cecilia Matteucci Lavarini?”

  • dana orlando

    This woman is the most fabulously interesting looking woman I have seen in a very, very long time. Such style…and the charm she exudes is just flooring me!
    I speak to very few people and socialize very little these days, by choice…but just from these photographs of her, I would so love to sit with her for a few days and just listen to stories from her life so far.
    I have not been so intrigued by someone like this since I was a teen.

  • Hello, I’m Duda an Italian painter, I have been painting for a short time with great enthusiasm and I would like experts like you give me how to make my paintings known an and give me some stimulus to continue painting and explore new styles with my utmost commitment. Self taught, these are my only first works, performed this year. I’d place my works between the post-war period and the lightheartedness and joie de vivre of the 60s, 70s, 80s, feelings that I whant to transmit through my works, using my color choice I put life and movement in my paintings.
    I have never tried to paint before last summer, but being a person of artistic spirit (I play the piano, the guitar, I sing),
    I always dreamed of taking a brush in my hands and expressing myself by playing with colors, light, and how can you judge my warm and intense painting. My abstractionism is however almost always attributable to nature, but also waves and still the sense of the wind that loves to mess around and play with everything.
    Thank you

    Duda

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