Yayoi Kusama

Reach Up to the Universe, Dotted Pumpkin, 2010

Yayoi Kusama, born in Matsumoto, Japan, is now 82.

Her art can be considered as contemporary art brut expression; she calls it obsessive art.

People who struggles with mental illness like hallucinations tries to get rid of their visions, to free themselves from their gripped obsessions.

Since childhood she suffered from hallucinations and severe obsessive thoughts, often of a suicidal nature. Her worst nightmare was polka dot. When she finally carries polka dot out of herself, overlaying everything, she saved herself. “If it were not for art, I would have killed myself a long time ago”.

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Until 7th of May at Gagosian Gallery in Rome are displayed some of the most famous Kusama’s works including “Narcissus Garden”, remake of the installation of hundreds of mirrored balls she first presented at the 33rd Venice Biennale in 1966 and sold each one for 1200 italian lire (about 1 euro). Balls are huge solidified polka dots  and the 3-d version of rounded mirrors that surround the pumpkin “Reach Up to the Universe”.

The paradoxal  “Passing Winter” art work is a kind of holed mirrored wunderkammer through which the viewer can spy reflexes repeating up to infinity.

“…a polka-dot has the form of the sun, which is a symbol of the energy of the whole world and our living life, and also the form of the moon, which is calm. Round, soft, colorful, senseless and unknowing. Polka-dots become movement… Polka dots are a way to infinity.”

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Yayoi Kusama, nata a Matsumoto in Giappone, oggi ha 82 anni.

La sua può essere considerata art brut contemporanea; lei la definisce arte ossessiva.

Chi è ossessionato cerca di portare al di fuori di sé le sue visioni per liberarsi dall’ossessione che lo attanaglia come una prigione.

Sin da piccola inizia ad avere problemi mentali, allucinazioni, pensieri ossessivi fino ad avere alcuni istinti suicidi. Il suo incubo peggiore eraro i pois. Solo nel momento in cui porta i pois fuori di sé, ricoprendo ogni cosa che vede, si salva. “Se non fosse stato per l’arte, mi sarei suicidata molto tempo fa”.

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Fino al 7 maggio alla Gagosian Gallery di Roma sono esposte alcune tra le opere più recenti e famose dell’artista tra cui  “Narcissus Garden”, rifacimento delle palle in alluminio presentate alla biennale nel 1966 e vendute per 1200 lire l’una. Le palle sono enormi pois solidificati e sono la versione 3-d degli specchi rotondi che circondano il peperone “Reach Up to the Universe” che, esploso dall’interno, ha creato schizzi perfettamente circolari che si sono incollati alla parete rossa. Paradossale l’opera “Passing Winter” , una specie di wunderkammer fatta di specchi forati attraverso cui lo spettatore può spiare immagini che si ripetono all’infinito.

“…il pois ha la forma del sole, che è il simbolo dell’energia di tutto il mondo e della nostra vita ed anche la forma della luna, che invece è calma. Rotondo, morbido, colorato, senza senso e inconsapevole, i pois diventano movimento… i pois sono una via per l’infinito.”

Lisa

SELF PORTRAIT (TWAY), 2010

INFINITE-NOTHINGNESS, 2008

PASSING WINTER, 2005

(pics and info via gagosiangallery.com)


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