San Bernardino alle Ossa, Milan

 

La piccola chiesa di San Bernardino alle Ossa nasconde un’insolita e macabra cappelletta: l’ossario. Dalle alte pareti completamente coperte di ossa, la cappella è sormontato da una volta affrescata nel 1695 da Sebastiano Ricci. L’affresco raffigura il “Trionfo di anime in un volo di angeli” e nei pennacchi della volta “la Gloria dei quattro santi protettori: Santa Maria Vergine, Sant’Ambrogio, San Sebastiano e San Bernardino da Siena”.
Questo è l’unico tocco di colore della cappella, quasi una via di fuga all’opprimente senso di morte che circonda il visitatore.

Stupefacente per chi entra è la vista del tripudio di ossa. Le pareti infatti contengono ammassate teschi e ossa umani provenienti dall’antico ossario della chiesa. Da dove vengono? In epoca medievale la chiesa ospitava un cimitero, dove venivano seppelliti i defunti provenienti dal vicino Ospedale del Brolo, chiuso nel XVII in seguito alla costruzione nel 1456 dell’Ospedale Maggiore. Ma già nel XIII secolo il piccolo cimitero risultò incapace a contenere tutti i defunti dell’ospedale a cui si aggiungevano i priori e confratelli che lo dirigevano, condannati alla decapitazione, carcerati morti nelle prigioni e altri morti senza nome. Così i loro resti furono riesumati e posti un ossario della chiesa, allora dedicata alla Passione di Maria Vergine.
Le pareti odierne però sono quelle ricostruite nel 1695, dopo che il crollo del campanile dell’adiacente chiesa di Santo Stefano danneggiò la chiesa-ossario.
L’altare invece, l’unico della cappella, è sormontato da un insolito diorama che mette in scena una pietà, di inconfondibile gusto spagnolo. Infatti, la Nostra Signora Dolorosa de Soledad (Santa Maria Addolorata), vestita di un camice bianco coperto da un mantello nero ricamato in oro e con le mani giunte, inginocchiata presso Gesù morto, venne eseguita nella metà del XVII secolo da Gerolamo Cattaneo, durante la dominazione spagnola.

La morte diventa motivo di decorazione: nelle teche delle pareti, per esempio, le ossa sono disposte in modo da formare enormi croci, ma la decorazione si sbizzarrisce sulle paraste e sul cornicione in alto. I teschi chiusi nelle cassette sono invece quelli dei condannati a morte.
Luoghi simili sono ammirabili anche nella Cripta dei Frati Cappuccini a Roma, nell’Ossario di Sedlec nella Repubblica Ceca e in Portogallo, dove ci si ispirò proprio a San Bernardino. Infatti, nel 1738, Re Giovanni V del Portogallo venne talmente colpito dalla cappella milanese che decise di ricopiarla in ogni particolare per farne erigere una uguale a Evora, vicino a Lisbona.

La mia visita alla cappella è avvenuta di sera, quando era già buio, dunque le foto sono sfocate e molto buie. Inoltre non c’era nessuno, né in chiesa né nella cappelletta. Ho potuto notare, avvicinandomi alle teche più in basso, che le persone usano mettere tra i teschi cartigli  e bigliettini in cui scrivono preghiere, richieste e formule di rispetto.
Questa è la potenza della Morte.

 


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