Malplaquet House

Londra si conferma come la patria delle stravaganze illogiche. Malplaquet House è un perfetto esempio di quello che può essere una wunderkammer moderna. La casa, formata da più di 20 stanze e datata al 1740, si trova nella zona di London’s East End. Quando i due odierni proprietari Tim Knox, direttore  del Sir John Soane’s Museum, e Todd Longstaffe-Gowan, disegnatore di giardini, la acquistarono nel 1998, non era abitata da più di un secolo e alcuni spazi erano stati occupati da negozi. I due decisero di comprarla per usarla, oltre che come residenza, come sede del loro museo privato. Tim e Todd avrebbero fatto di Malplaquet House il luogo in cui poter esporre le loro collezioni di quadri antichi, animali impagliati, arte religiosa, scheletri, maschere funebri, mirabilia e altre cianfrusaglie accumulate con gli anni, acquistate nei mercati delle pulci o alle case d’aste .

“Siamo entrambi terribili collezionisti,” dice Tim, “e lo siamo sin da quando siamo piccoli.” La loro attività di collezionisti continua con la stessa tenacia, e con incredibile uguaglianza di gusti, sin da quando si sono incontrati per la prima volta 23 anni fa. Prima di acquistare Malplaquet House i due vivevano in un piccolo appartamento a nord di Londra, che ben presto divenne invivibile a causa degli oggetti che compravano e che invadevano il passaggio. “Avevamo disperatamente bisogno di spazio” dice Todd. “Eravamo alla ricerca di un nuovo posto da anni, ma era tutto troppo caro per noi.” Poi un loro amico gli disse di Malplaquet House, chiamata così dopo la Battaglia di Malplaquet del 1709, e allora di proprietà dello Spitalfields Trust che cercava qualcuno per farla restaurare.“Aveva un’atmosfera affascinante,” dice Tim. “Nonostante fosse una vera e propria discarica infestata dai piccioni, sapevamo che ci avrebbe dato soddisfazioni. Ci abbiamo vissuto sin dal primo giorno, in condizioni deplorevoli. Avevamo creato una specie di piccolo appartamento al piano di sopra, dove ci isolavamo. Per un certo periodo, ai piedi del letto, c’era una betoniera.”

Il restauro completo durò 5 anni. Tim e Todd non avevano architetti né un progetto preciso perché, vivendo sul posto, controllavano di giorno in giorno i lavori, che seguivano personalmente. “Il nostro scopo era quello di conservare il più possibile l’impianto originario e soprattutto ricreare l’atmosfera ottocentesca di quando questo posto era ancora una fabbrica di birra. Non per essere folcloristici: ci piaceva così tanto che volevamo lasciarla il più possibile intatta.” C’è voluto molto tempo per ripristinare i pavimenti e le finestre originali, imbiancare le pareti e riportare i vecchi colori, in particolare il verde arsenico della sala da pranzo. Il camino, invece, è opera dello scenografo Christopher Hobbs. E’ una decorazione in gesso raffigurante due figure nell’atto di sorreggere la cornice del soffitto, allegorie dell’America e dell’Africa, dove Tim e Todd sono rispettivamente cresciuti. Al centro, invece, ci sono due tondi con i ritratti dei proprietari e in mezzo un teschio, ritrovato dallo scultore nei detriti di una vecchia YMCA.

Tim e Todd continuano a comprare oggetti per la loro collezione, nonostante anche Malplaquet House sia ormai piena. I due tengono due registri separati per i loro acquisti e si consigliano sempre prima di farne di nuovi. Durante gli anni le loro ricerche hanno portato alla luce pezzi che adesso sono esposti in musei come ad esempio un busto raffigurante Sir Walter Scott di Bertel Thorvaldsen, oggi alla National Gallery in Scozia, o un rilievo originale di John Flaxman raffigurante L’adorazione dei Magi, oggi al Ashmolean Museum of Art and Archaeology ad Oxford.

La casa è oggi in vendita per 2,25 milioni di sterline ed è già stata adocchiata da facoltosi collezionisti: “Case così non esistono più a Londra, è rarissimo trovare case così grandi con tutti gli impianti originali e così ben restaurate. Andarsene è brutto, ma siamo pronti a fare questo cambiamento. Ormai abbiamo bisogno di uno spazio ancora più grande. E di un giardino, per piantare degli alberi.”

source: telegraph.co.uk; departures.comtradarchitecture.blogspot.it; royalacademy.org.uk;

The South-east bedroom

In an upstairs bathroom, the walls are covered with embossed pictures memorializing Victorians, “especially people who died in horrible accidents,” says Longstaffe-Gowan cheerily. Among those chronicled are two victims from the saloon steamer Princess Alice, which sank in the Thames in 1878; more than 600 people died.

The  North-west bedroom

The basement kitchen

The chimneypiece constructed of plaster by set designer Christopher Hobbs

This corner of our dining-room is pretty typical of our collection. I’m very attached to the boar’s head soup tureen from Strasbourg on the table; it’s probably 1930s, which makes it one of our more modern acquisitions. I purchased the giant elephant skull (far left) from a neighbour to celebrate my 40th birthday. Tim, too, marked his 40th with old bones: he bought a Victorian ostrich skeleton, which is a bit like owning a dinosaur skeleton. These souvenirs of the natural world are surrounded by early Victorian portrait busts by Peter Turnerelli, Henry Weekes and others. The large white marble Crouching Venus in the centre is an eighteenth-century copy of a famous Antique original. Ours is charmingly battered and lacks most of her fingers.

Above the chimney-piece hangs a double portrait from 1638 by Sir Anthony Van Dyck of Sir Arthur Hopton and his brother Thomas. Sir Arthur was sent to Madrid by Charles I to drum up support for the King against the rebels, and it is hard not to read into the brothers’ anxious expressions a premonition of the disaster to come. We found it in a sale of the antiquarian contents of a Norfolk rectory; it was terribly dirty and overpainted but we had it cleaned. The large portraits that flank it are probably by Thomas Phillips of Sir Charles and Lady Des Voeux of Indiaville, Queen’s County, in Ireland; their raffish, rather flashy quality appealed to the Anglo-Irish blood in both of us. On the mantelpiece are fragments of British funerary sculpture, and Gupta, Ghandara and Chinese artefacts. We both grew up abroad – South America and the West Indies in my case, Fiji in Tim’s – so they recall the exotic things in our parents’ homes.

Outside, Todd has filled the garden with ancient tree ferns and religious statuary.


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