La Païva

 

La marquise de Païva about 1860. Photography Alophe. Courtesy Lumière des Roses

La Païva rimane un personaggio misterioso. Non si sa nemmeno quale sia stato il suo volto esattamente, poiché non si fece mai ritrarre. Mancano notizie di molti periodi della sua vita, specialmente sulle origini. Non fu come molte cortigiane che in tarda età si dedicarono a scrivere le loro memorie, anzi, lei stessa mise in giro storie inventate per dissimulare o cancellare informazioni sulla sua età e sulla famiglia. Attraversa gli anni del Secondo Impero senza quella voglia esibizionista da palcoscenico come altre, tenne sempre ben fisso un obiettivo che perseguì fino alla fine: diventare ricca. Cambiò nome, età, religione, cittadinanza e ovviamente mariti più volte, nascondendo sempre la sua vera identità. Così che seguendo i suoi cambiamenti, sembra che abbia vissuto innumerevoli vite. Pragmatica fino al calcolo, fu troppo attenta al denaro per sperperarlo come ogni diva che si rispetti. Tuttavia appare appropriata per il ruolo di femme fatale. Inconsapevolmente e totalmente non curante, lascia dietro di sé una scia di morte: i due mariti e i due figli, la famiglia dimenticata, la sua stessa morte tanto leggendaria quando morbosa.

sources: Virginia Rounding “Grandes Horizontales: The Lives and Legends of Four Nineteenth-Century Courtesans”; Giuseppe Scaraffia “Cortigiane: diciotto donne fatali dell’ottocento”; www.culture.fr for all the black&white pictures of the interiors, probably dated to 1970’s; doportoenaoso.blogspot.it. There’s only one book entirely about La Païva, by Janine Alexandre-Debray “La Paiva, 1819-1884: Ses Amants, Ses Maris” 1986 but I wasn’t able to find it.

thanks to aurorartandsoul.com for her pictures of the Hotel. Visit her blog to see more pictures of the hotel.

Esther Lachmann

L’infanzia è modesta. Nasce nel 1819 da genitori ebrei in Russia, non si sa bene dove. Il suo vero nome era Esther Pauline Lachmann, lo cambierà presto in Therese. Suo padre era probabilmente un commerciante di stoffe e viaggiava tra la Russia e la Germania, lei doveva spesso accompagnarlo. Per gli ebrei emigrati la Russia non era un bel posto, c’erano molte restrizioni e divieti, forse è proprio viaggiando che Therese decide che sarebbe andata via quanto prima. A soli 17 anni si sposa a Mosca con un francese, Antoine Villoing, che di anni ne aveva 26 e da lui ebbe anche un figlio. Forse già aveva puntato Parigi come prossima meta, una città piena di novità e joie de vivre, certo di sicuro non avrebbe accettato il ruolo di moglie e madre che gli eventi le prospettavano. Dopo un anno infatti partì per Parigi, senza né marito né figlio.

Probabilmente iniziò a lavorare in una maison de tolerance, ma non si hanno notizie di questo periodo. Abbastanza sicura da considerare questa nient’altro che una fase di passaggio, prepara astutamente una mossa per svoltare velocemente. Va infatti ad Ems, in Prussia, una delle spa più famose dell’epoca e frequentate dai personaggi più in vista dell’artistocrazia e dell’alta borghesia internazionale. E’ infatti proprio qui che incontra il pianista Henri Herz.

Achille Deveria, Henri Herz, 1832

Madame Blanche Herz

Quella con Herz è la prima relazione ufficiale e stabile. I due si stabiliscono a Parigi, dove Henri diventa professore di pianoforte al conservatorio e gestisce una sala da concerti, la Salle Herz, oltre che una fabbrica di pianoforti. Si spacciavano come sposati, anche se in realtà non potevano in quanto lei era già sposata. Nuova vita, nuovo nome, nuova identità: adesso si faceva chiamare Blanche. Sembrava spuntata dal nulla infatti, senza passato, senza famiglia, lei stessa mise voci in giro di una sua presunta discendenza dal principe Costantin Pavlovich e di un viaggio a Costantinopoli. Tutto ciò aggiungeva un fascino esotico che aumentava il suo potere di seduzione. Ebbe anche una figlia da Herz, Henriette, spedita subito in Svizzera. Morirà all’età di 12 anni.

Henri era spesso in giro per tournée e Blanche lo seguiva, in particolare a Londra passò un lungo periodo. Gestiva con lui anche gli introiti del suo lavoro e si dimostrava molto abile. E’ in questi anni che conosce molti personaggi che diventeranno poi suoi amici come Theophile Gautier. Nel 1846 Henri decide di fare un tour di concerti in America allo scopo di risollevare un po’ le finanze, un tour che sarebbe dovuto durare non più di 6 mesi. Tornò a Parigi dopo 5 anni. Durante la sua assenza affidò la casa a Blanche e gli affari a suo fratello Jacques, ma i due non andavano granché d’accordo. Inoltre Blanche sembrava sempre più interessata a nuove conoscenze maschili, così, quando Jacques scoprì che non era nemmeno la sua vera moglie, non aspettò altro per cacciarla di casa. I due non si rividero mai più.

Auguste Fauchery d’après Achille Devéria, Henri Herz playing piano

Henri Herz piano factory

A Londra

Gli anni tra il ’46 e il ’48 furono forse i più difficili. Blanche si ritrovò sola e di nuovo al punto di partenza ovvero senza un alloggio, senza un sostentamento e in cerca di nuovi protettori. La Francia ribolliva e si preparava alla Rivoluzione di Febbraio, non era proprio il luogo adatto per una cortigiana in cerca di successo. Così Blanche fuggì di nuovo e se ne andò a Londra. Riuscì a reimmettersi nei giri e ad apparire nei palchi di Covent Garden grazie ad alcuni vestiti e gioielli che aveva appositamente noleggiato per tentare il tutto e per tutto. Tra gli amanti di questo periodo c’è sicuramente anche Lord Derby, primo ministro inglese. Anche il periodo londinese è poco testimoniato, ma dovette rimettersi in gioco bene se si diceva che avesse sposato un principe russo poi morto di lì a poco lasciandogli una ricca eredità. Tornò a Parigi quando ormai Napoleone III era al potere e con tutti i mezzi per poter alzare ulteriormente la posta in gioco.

Marchesa La Païva

Ricca abbastanza da potersi permettere di affittare un palazzo gotico al 30 place Saint Georges, continuava ancora a ricevere clienti, ovviamente chi e quando voleva e sempre ricchissimi, né pareva interessata a storie sentimentali. Moriva intanto il suo primo marito, Villoing, senza che lei se ne curasse. Aveva messo gli occhi da tempo su un tale Francisco de Païva, di origine portoghese e molto ricco di famiglia che, venuto a Parigi, non faceva altro che perdere alle scommesse e al gioco. Si faceva chiamare Marchese Païva, anche se marchese non era. Se Blanche aveva già messo in conto un piano per sposarlo allo scopo di ereditare il titolo, non si sa. Fatto sta che quando lui finì sul lastrico lei si offerse di aiutarlo economicamente in cambio del matrimonio. Così, nel 1851, Therese divenne Marchesa La Païva, un soprannome che gli rimarrà per sempre. All’inizio mantenne i patti, poi Francisco sembrava non smettere mai di perdere soldi, lei gli intimò di tornarsene in Portogallo, cosa che infatti sarà costretto a fare. Morirà suicida anni più tardi, solo e povero.

Count Guido Henckel von Donnersmarck

Guido von Donnersmarck

Il Conte Guido Henckel von Donnersmarck e Therese si conobbero durante una delle cene che lei spesso organizzava nella sua dimora. Guido, un ricco industriale prussiano nonché cugino di Bismarck, aveva all’epoca 11 anni meno di lei ed era uno dei più ricchi uomini in circolazione. Avere un colpo di fulmine per uno che ha alle spalle un tale patrimonio è davvero facile per una cortigiana, ma questa volta fu lui ad averlo. Guido apprezzò, oltre che la sua bellezza, anche il suo spiccato senso per gli affari e sembrava completamente noncurante del suo passato. Lei ovviamente non poteva desiderare di meglio. La relazione divenne seria e duratura, lui la introdusse negli ambienti dell’alta finanza tedesca, lei se ne dimostrò all’altezza. Certo gli 11 anni di differenza erano evidenti, ma Blanche faceva di tutto per nasconderli mentendo sull’età, truccandosi pesantemente e usando, più in là, anche parrucche.

Adolphe Joseph Thomas Monticelli, Une Soirée Chez La Païva

Hotel La Païva

Grazie al patrimonio di Guido, finalmente Therese potè dare avvio ai lavori della casa che aveva sempre desiderato, quello che diventerà l’hotel La Païva. I lavori durano quasi 10 anni, ma l’hotel doveva rispondere al lusso più esigente. L’architetto Pierre Manguin seguì il progetto, il pittore Paul Baudry dipinse il soffitto del Salone con “Aurora che rincorre la Notte” per cui lei fece da modella, così come per le statue agli angoli del Salone, dello scultore Dalou. L’hotel divenne subito famoso per le cene offerte da La Païva il martedì e la domenica, il cibo era di ottima qualità, presenze fisse erano giornalisti, artisti e aristocratici tra cui Thophile Gautier, amico di Therese sin dagli anni di Herz, ma anche Alphonse de Lamartine, Arséne Houssaye, Léon Gozlan, Paul de Saint-Victor, Emile de Girardin, i fratelli Goncourt e moltissimi altri assidui frequentatori di salotti. L’hotel rappresentava lei stessa e il suo gusto, nonché una deliberata ode alla ricchezza: il bagno aveva 3 rubinetti di cui uno per l’acqua calda, uno per quella fredda e un terzo, si dice, per lo champagne o per essenze profumate. L’incredibile scalinata che portava al piano superiore era scolpita nell’onice giallo algerino, la serra con il balcone da cui si poteva ascoltare la musica del vicino Bar Mabille affacciava su un cortile interno. Ogni stanza era ricoperta di seta ed era decorata con opere appositamente commissionate.

La Païva si presentava sempre sontuasamente vestita, occhi pesantemente cerchiati di nero, piena di gioielli e con scollature profondissime. Non era molto simpatica alle altre donne, che infatti giravano alla larga dal suo salotto, era ammessa solo la moglie di Roger de Beauvoir, Aimée. Era richiesta un’alta dose di eleganza e di capacità di conversazione, non si accettava un clima conviviale come accadeva nel salotto di Apollonié Sabatier. La Païva era diventata molto famosa nel demi-monde, il suo palazzo divenne leggendario e la sua accortezza negli inviti aumentava ancora di più la curiosità, si dice che lo stesso imperatore Napoleone III volle vedere l’hotel. Ma nonostante tutti questi accorgimenti, le dame dell’haute monde continuavano a snobbarla per le sue origini, anche se molti dei suoi invitati partecipavano poi alle serate di Matilde Bonaparte.

Negli stessi anni il Conte Guido decide di acquistare anche lo Chateau de Pontchartrain, a 35 km da Parigi. Una residenza storica: qui infatti aveva vissuto Louise de la Valliere, amante di Luigi XIV. E’ rimasto degli arredi una vasca in onice giallo algerino, opera di Donnadieu.

Hotel La Paiva today (unknown source)

left: Hotel La Paiva probably early 1900; right: Hôtel la Paiva photographed by Eugène Atget in 1901

Chateau de Pontchartrain in 1890’s

Bathtub in yellow algerian onyx by Donnadieu

Hector Lefuel, Neudeck Castle in Silesia, 1869-1876

Ritiro in Slesia

L’enorme profusione di ricchezza e soprattutto il suo legame con von Donnersmarck, prussiano e stretto collaboratore di Bismarck, non dovevano certo metterla in una bella posizione durante il crollo del Secondo Impero e soprattutto durante la guerra franco-prussiana. Se ne andò così in Slesia, dove il Conte Guido aveva un castello di famiglia a Neudeck. Un castello enorme, che La Païva non perse tempo ad arredare secondo il suo gusto. Non era certo Parigi, ma sarebbe stato imprudente tornarci adesso.

Aspettò così la fine dei trattati di pace, ma anche quando tornò, in piena Comune, la sua fama non era migliorata. La Païva era l’incarnazione vivente delle follie dell’età imperiale, del lusso sfacciato, del vivere spensierato, insomma tutto ciò che adesso era totalmente avversato. La guerra, inoltre, aveva inevitabilmente prodotto una visione recriminatoria del periodo precendente. Le cortigiane, su onda di romanzi come Nanà di Zolà o La femme du Claude di Dumas fil, venivano additate a causa di depravazione dei costumi dei francesi con conseguente disfatta della società. La Païva aveva parecchie colpe: non solo era stata una cortigiana, ma era anche straniera, ostentatrice della ricchezza più irrispettosa e intima amica dei prussiani. Fu accusata di essere una spia e il suo salotto di essere un luogo di complotti, senza che poi queste accuse si dimostrarono veritiere o fondate.

Neudeck Castle

Katharina Slepzow, unknown source and date, wearing Eugenia de Montijo’s jewels

Fine

Nel 1871 Guido e La Paiva si sposarono. Lui aveva 41 anni e lei 52, benché non dichiarati. Al conte questo particolare sembrava non interessare, né mai ci furono voci che frequentasse altre donne. Per il matrimonio le regalò una collana in diamanti e perle a 3 fili, originariamente posseduta da Eugenia de Montijo, la moglie di Napoleone III. Sposandosi con Guido, Therese dovette abiurare il cattolicesimo, a cui doveva essersi convertita per sposare Francisco, e convertirsi quindi al lutheranesimo, cambiando così religione per la 4° volta. L’anno successivo, il 1872, il suo ex marito Francisco morì sparandosi. Era ridotto al lastrico, nessuno andò al suo funerale.

Dal 1880 Therese cominciò a stare male. I dottori le consigliarono di abbandonare Parigi, troppo movimentata. Fu così che si trasferì a Neudeck, con grande nostalgia del suo palazzo che non rivide mai più. Morì infatti nell’84, probabilmente di attacco cardiaco. Guido giurò che non si sarebbe mai risposato, ma 3 anni dopo convolò a nozze con una principessina: Katharina Slepzow. Quando entrò nell’Hotel de la Paiva, Katharina disse che era troppo piccolo per lei e non ci avrebbe mai vissuto. A Guido passò l’insana idea di smontarlo pezzo per pezzo e trasferirlo in Germania, ma era chiaramente impossibile. Lo vendette ad un banchiere tedesco. Oggi e dal 1994 è di proprietà del Travellers Club ed è forse, tra le dimore di età secondo-imperiale, la migliore conservata. Nel 1888 il conte decise di vendere anche Pontchartrain. Del castello a Neudeck, invece, non rimase nulla dopo l’incendio che lo distrusse nel 1912.

Guido fu molto accondiscendente con la nuova moglie, gli concesse tutto quello che voleva. Le regalò anche una tiara in diamanti e smeraldi, anch’essa appartenuta all’imperatrice Eugenia. Le vietava però di entrare in una stanza nel castello di Neudeck nella quale lui si chiudeva per ore. Un giorno la mogliettina, pervasa dalla curiosità, decise di entrare di nascosto. La ritrovarono tremante di paura: in una bara di vetro, ondeggiante nell’alcol, Guido conservava il cadavere de La Paiva.

Jewels once belonged to La Paiva and then to Katharina Slepzow, possibly once belonged to Empress Eugénie of France. Tiara featuring emeralds and diamonds sold by Sotheby’s to an anonimous for $12.76 million and two green diamonds of 102,54 and 82,42 karats sold by Sotheby’s in 2005 for 5 million.

others Henckel von Donnersmarck’s jewels

Hotel La Paiva (interiors):

The Salon

on the cealing: Paul Baudry, Aurora chasing the Night

on the corners of the Salon: Muses

Puttos holding the chandeliers, by Jules Dalou

fireplace in red murble by Eugene Delaplanche and two female figures upon it representing Music and Harmony

Living room: fireplace by Eugène Delaplanche and bacchant by Jules Dalou

wooden inlay by Dalou on the ceiling representi Diane lying on a deer

wooden inlays on the doors by Joseph Victor Ranvier

The music hall. On the niche: Venere on the wave by Henri Pierre Picou

inner courtyard facade

Staircase to the first floor made in yellow algerian onyx

Staircase cealing: Pierre Brisset (1810-1890), Rome, Florence, Venice and Naples

upperside of the staircase wall: statues of Dante by Jean-Paul Aube, Petrarca  by Leon Cugnot and Virgilio by Ernest Barrias.

the bathroom

ceiling of the bedroom, now a living room.

La Paiva’s bed (?) source here

All the original furnishing of the hotel had been sold during the years, but some original pieces are now at Musée d’Orsay:

Console du grand salon de l’hôtel de La Païva by Carrier-Belleuse Albert-Ernest and Dalou Aimé-Jules, 1864-1865

Cabinet by Pierre Manguin, 1865

Fork, spoon and knife called “Peau de lion”, 1870’s


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