Edouard De Max

 

foto: Edouard De Max as Eliogabalo

Edouard De Max: Il signore dalle camelie

(già pubblicato in “PRIDE”, febbraio 2008)
Tutti gli articoli di Giovanbattista Brambilla qui.

Ci si rende conto d’avere messo insieme una bella biblioteca solo quando i libri incominciano a dialogare, qua e là, misteriosamente tra di loro. Esiste una catena di Sant’Antonio che fa riaffiorare gli stessi personaggi, a sorpresa, all’interno di volumi dalle origini più disparate.

E’ così che, risalendo le flebili tracce delle memorie altrui e servendomi di almeno dodici pubblicazioni, oggi posso riavvolgere il filo del ricordo per raccontarvi chi era lo sbalorditivo attore Edouard De Max (1869-1924). Eccovelo qui nella foto in alto, enfaticamente sbracciato e pronto ad ogni evenienza nel suo ruolo più consono di Eliogabalo, noto imperatore omosessuale.

Una vita sul palcoscenico

In un’epoca in cui di certe cose non si poteva parlare apertamente, benché osteggiato o attaccato da recensioni virulentemente omofobiche, la sua vita privata non fu mai un segreto per nessuno. Nato a Iasi, in Romania, figlio di un medico ebreo, si spacciò per nobile a Parigi, con l’altisonante titolo De Maxembourg principe di Sakala, pur di far colpo.
Ma fu solo grazie al suo talento che entrò alla Comédie-Française e diventò ben presto partner fisso di Sarah Bernhardt. De Max ne fu la perfetta pendant maschile: stessa stravaganza bizantina e disprezzo delle convenzioni, sia sociali che teatrali. Entrambi furono attori-poeti e creature che vivevano al di fuori della realtà quotidiana.

De Max fu un culto assoluto nel clima decadente della Belle Epoque. Soprannominato dal perfido ed invidioso Jean Lorrain (1855-1906) come Le Monsieur aux camélias per i drammatici birignao scenici e per l’orda di giovanotti, suoi amanti, che lo seguivano ovunque in preda all’ammirazione isterica. Misto tra un principe persiano, uno zingaro e un dandy effeminato, qualcuno mormorava che praticasse riti satanici in gran segreto. Le sue dita erano letteralmente ricoperte di anelli orientali falsissimi, perennemente tormentose su un  fazzoletto intriso di profumo esotico. Un misto di sublime e di ridicolo che il raffinato Jean Cocteau (1889-1963), suo discepolo e amico, ribattezzò “Il Principe di tutto ciò che non si deve fare”.

DE MAX in LE TYPHON

Edouard De Max acting in Le Typhon

Edouard-de-Max

Edouard De Max

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Edouard De Max acting in Le Typhon; Edouard de Max in L’impératrice by Catulle Mendès

EDUARD DE MAX and SARAH BERNHARDT

Edouard de Max and Sarah Bernhardt in Gismonda by Sardou (1894)

con sarah

Sarah Bernhardt (la Tisbé) and Edouard de Max (Homodeï) acting in a piéce by Reynaldo Hahn and in La Tosca

Prométhée de Jean Lorrain, musique de Gabriel Fauré, aux arènes de Béziers en 1900

Edouard de Max in Prométhée by Jean Lorrain, music by Gabriel Fauré. Béziers, 1900

eliogabalo collage

Edouard de Max as Eliogabalo by Jean Lorrain

10945210_894278390623056_457309674_oDe Max by Alfredo Müller

 

DE_MAX_Édouard De Max - La Sorcière de Victorien Sardou (1903)

Edouard de Max in La Sorcière de Victorien Sardou (1903)

collage teatro

Édouard de Max playing Cardinal Richelieu in the film Les Trois Mousquetaires, 1921Édouard de Max dans le rôle d'Homodei, dans Angelo, tyran de Padoue, vu par Lourdey en 1905

Édouard de Max playing d’Homodei in Angelo tyrant of Padoa, 1905

in L'AIGLON di Rostand

Edouard de Max in L’Aiglon by Rostand

JEAN_COCTEAU_Edouard de Max], vers 1910. Dessin 30 x 18 cm. Collection particulière.

Edouard de Max by Jean Cocteau, about 1910. Dessin 30 x 18 cm. Collection particulière.

Eccessi istrionici

Tra i suoi mille eccessi alcuni sono rimasti leggendari. A volte concedeva l’onore di farsi strapazzare dai suoi giovani amanti, tutti in una volta, immersi nella sua enorme vasca da bagno, in stile pompeiano, piena d’acqua di rose e petali. Pare, anche, che tenesse sottomano un vaso di bronzo ricolmo di monete d’oro che lui amava riversare addosso ai maschioni nudi durante i baccanali.
Soprattutto scioccava nel quotidiano perché perennemente, quanto  pesantemente, truccato come in scena. In inverno, esuberante come sempre, circolava in una auto elettrica color grigio perla, esattamente in tinta col suo vestito, protetto da una coperta di lontra bordata in volpe argentata e lanciando denari ai suoi ammiratori in estasi. Anche a casa sua, quando riceveva i giovani artisti squattrinati, lasciava delle monete d’argento sopra una mensola, affinché chi ne avesse avuto bisogno potesse servirsene senza doversi umiliare a chiedere.

La sua carriera fu quella di un vero mostro sacro. Sempre bardato in scena d’ingombranti costumi ingioiellati e declamando battute risonanti. Con un successo delirante e senza pari. A tale riguardo Cocteau ebbe a ricordare: Ignorava i codici, le formule. Cercava, inventava. Infastidiva. Deragliava. Ci si sentiva come responsabili dei suoi errori. Non si osava guardare i vicini; si sudava a goccioloni. A un tratto ci si vergognava della propria vergogna. Dei  “Sss!” spegnevano l’ultima risata. De Max, con un pugno pieno di rabbia, domava il ridicolo e lo cavalcava. La sua superbia lo portava via e ci portava via al galoppo.
Specializzato nel ruolo d’ imperatori decadenti. Specie nel Nerone del Britannicus, per cui D’Annunzio andò in visibilio e ne adottò, anni dopo, il saluto “alla romana” per i suoi Arditi. Idea, poi, scippata da Mussolini.
Pur essendo un grande tragico, De Max non esitò a recitare sulle scene popolari o d’avanguardia. Addirittura girò tredici film muti di successo.

Usò la sua celebrità per fare da patrono ad una schiera di giovani artisti gay della sua corte, col rischio di rovinarsi per una decina di volte la carriera. Fu lui che lanciò due sconosciuti talenti come André Gide (1869-1951) o Jean Cocteau. Del primo, recitò nel 1901 in Le Roi Candaule, al secondo organizzò a sue spese un prestigioso recital di poesie nel 1908.
De Max fu un caposaldo per i giovani omosessuali dell’epoca, sia tra il pubblico che tra i colleghi, per la presa di coscienza e accettazione di se stessi. Inoltre questo istrione è da ammirare per la sua dignità, consapevolezza ed ironico utilizzo del camp.
Volontariamente ai margini della tradizione, ha lasciato nelle cronache teatrali il ricordo, non solo di un commediante magnifico e dal profilo di medaglia antica, inquadrato in una spessa capigliatura nera dalle ciocche ribelli, ma soprattutto per la sua voce bronzea le cui sonorità, affette dalla cantilena romena, si dice che giocassero intelligentemente tra il lirismo e il canto.
Anche il suo corpo atletico e potente, mostrato persino troppo in abbondanza, non aveva avuto precedenti. Tanto che, nel 1900, diede scandalo perché apparve, pressoché nudo, in Prometeo scritto da Jean Lorain e musicato da Gabriel Fauré.

Vingt ans après film de Henri Diamant-Berger (1922) d'après Alexandre Dumas.

Edouard de Max in the film Vingt ans aprés by Henri Diamant-Berger (1922)collage britannicus

Edouard de Max as Nerone in Britannicus, caricature by di Bib

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Edouard De Max costumes. Drawings by Paul Charles Delaroche

collage guitry

De Max by Guitry

collage marevery 2Edouard de Max and Sarah Bernhardt in La courtisane de Corinthe by Michel Carré et Paul Bilhaud, drawings by Yves Marevéry

collage melvery 1Edouard de Max in Timon d’Athènes d’Emile Fabre; Edouard de Max in L’impératrice by Catulle Mendès. Drawings by Yves Marevéry

collage mooreDe Max by Marcel Moore, 1925

collage profilo

 a young Edouard de Max

collage disegni

Edouard de Max by Charles Gir (1883-1941) and caricature by Marcel Matho

la courtisane de corinthe (DE MAX) di SEM

De Max in La courtisane de corinthe by Sem

Dai ricordi di Cocteau

Assolutamente pignolo, disapprovava l’ingenuità delle scenografie di cartapesta, allora in voga e arrivava a portarsi da casa dei mobili per ottenerne effetto realistico. Il che è tutto dire, perché sappiamo dal testimone Jean Cocteau che: Il ciarpame di Rue Caumartin era infatti costituito da accessori e mobili da teatro. Il diadema di Eliogabalo fungeva da lampadario. Bisognava sedersi per forza nella poltrona di Nerone o sulla X del cartellone di Ximenes.
Il giovane Cocteau, così descrisse il suo primo incontro con l’attore: Come l’oceano, di cui aveva i gesti, il rumore e il torbido, De Max era “temuto dalle madri in ginocchio”(…)“Suo figlio conosce De Max, è perduto!”. Era il leitmotiv del tutto inatteso. Niente messe nere o rosa, niente trappole per ragazzi. L’intimità di De Max evocava piuttosto l’interno famigliare di una roulotte di zingari, e la sua alcova quella di Luigi XIV. Riceveva i cortigiani, i favoriti (…)Della mia prima visita conservo una sua foto con dedica: Ai suoi sedici anni fiorenti, i miei quarant’anni dolenti.(…) De Max non aveva età, come i felini. Quel capo, quell’emiro, quel gattone siamese, quella pantera nera si raggomitolava nella penombra tra cuscini sporchi e pellicce in cui il nostro sguardo svelto riconosceva il costume del ruolo di Ippolito.(…)Bisognava farsi strada tra le colonne tortili, i cofani gotici, i ceri da cattedrale.(…)Il disordine, da De Max, era il suo stile, il suo gioco, i capricci di una natura orientale, calda e generosa. In quell’appartamento deriso, temuto, che gli fasciava l’anima, ricevemmo solo esempi di nobiltà. 

Cocteau, nelle sue memorie racconta di quando con l’ingenuo De Max, l’amico René Rocher e il famoso modello Ciro Vesperto diedero scandalo ad un ballo al Théâtre des Arts. Per sbaglio ci andarono in maschera.
Cocteau ricordò: Immaginate l’auto grigio perla che scarica davanti all’ingresso un De Max con un aquila a guisa di casco e coperto da un velo arabo, Rocher e Vesperto travestiti da pastori dell’Arcadia e io da Eliogabalo, con ricci rossi, tiara opprimente, strascico ricamato di perle, anelli alle dita dei piedi e unghie laccate. Non ci mettemmo molto a constatare la nostra svista. Fummo schiaffati in fretta in un palco di proscenio dove ci ridevano in faccia. Sarah Bernhardt mi mandò la sua dama di compagnia. “Se fossi sua madre, la manderei a letto”. Ricacciavo le lacrime. Il caviale del rimmel mi imbrattava e mi bruciava. De Max capì il suo abbaglio. Ci portò via, ci stirò i capelli, ci struccò e ci accompagnò a casa.

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 Portrait  of De Max by Jean Cocteau; Ciro Vesperto e Rocher by Jean Cocteau

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Cocteau about De Max, 1907

Maharadjah (1919) was named after Edouard de Max play.

Maharadjah (1919) was named after Edouard de Max play

Incontri e scontri nella Parigi fine secolo

Alieno da ogni ipocrisia, De Max soccorse in ogni modo Oscar Wilde (1854-1900) durante il suo esilio parigino. Incontrandolo, per caso, in strada Wilde gli disse “Insomma, Monsieur De Max, neanche lei mi riconosce!”. De Max quasi sul punto di piangere, invocò un “Oh, maître, mon cher maître, le giuro che non l’avevo riconosciuta” e sotto gli occhi dei passanti, prese le mani del poeta e le baciò.

Nella Parigi in cui la pederastia era diventata “di moda”, come marchio di raffinatezza, lo divenne pure il duello per motivi d’onore. Di tutti i tipi: all’arma bianca o alla penna d’oca. Il velenoso Jean Lorrain fu sfidato alla pistola da Marcel Proust (1871-1922). Ufficialmente per delle allusioni di Lorrain in una sua stroncatura a Proust, in realtà perché i due si contendevano le grazie d’un muscoloso pilota del battello a vapore che traghettava i parigini ai picnic domenicali a Nogent.

Con De Max, invece Lorrain lo sfidò con un pranzo. La cosa rimase imperitura negli annali. Come due grandi cocottes tra le quali regnava la più oscura gelosia, decisero di dare ricevimento, lo stesso giorno, nello stesso albergo. Al primo piano Lorrain e al secondo De Max. Ma siccome c’era una solo accesso gli invitati alle due feste si ritrovarono ad insultarsi e farsi dispetti sulle scale. Ad un certo punto della nottata da De Max, sempre in preda agli eccessi più decadenti, per trasformare il banchetto in un’orgia de lo famo ancor più strano, si decise di spingere due giovani donne sedute a tavola ad una esibizione pratica di “culto saffico”. La cosa, assai controproducente, finì per causare il fuggi fuggi tra gli urlettii generali dei giovanotti presenti.

Cosa non si farebbe pour épater le bourgeois!

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Memorial plaque dedicated to Edouard de Max at 66 Rue de Caumartin, Paris


Photographer and photography collector, journalist and researcher, particularly experienced about gay culture, camp and stardom.

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