Casa Museo Keats & Shelley, Roma

Dove: Piazza di Spagna, 26
Orari: lun-sab 10:00 – 13:00 e 14:00 to 18:00; domenica chiuso
Contatti: info@keats-shelley-house.org 
Sitoksh.roma.it ________________________________________________________________________________________

La Keats-Shelley Memorial House, ai piedi della scala di Piazza di Spagna, è un piccolo angolo di pace in mezzo al fiume di gente che scorre a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza fermarsi mai. 

Meta degli anglofili, degli amanti del Romanticismo e dell’Ottocento, la casa è un luogo di ricordi, fatta per il ricordo. Qui infatti visse i suoi ultimi mesi di vita e morì il poeta inglese John Keats nel 1821. La sua vita è stata recentemente oggetto del film Bright Star (2009), scritto e diretto da Jane Campion. 

John Keats (1795 – 1821)

Come spesso succede ai geni, nessuno ne riconosce il valore in vita. A differenza di Shelley e Byron, che insieme a lui costituiscono le tre corone della seconda generazione del romanticismo inglese, Keats non ebbe molto successo e visse troppo poco per continuare a inseguirlo. Nato da una famiglia non nobile e modesta, si trovò molto giovane orfano di padre e poi di madre, così che i fratelli Tom, George e la sorella Fanny divennero la sua unica famiglia. Non frequentò scuole altolocate come Eton College (Shelley) o il Trinity College di Cambridge (Byron), la sua formazione è da autodidatta. Inizia gli studi in medicina e poi in farmacia per imparare un mestiere, ma legge continuamente Shakespeare, Dante, Milton e capisce ben presto che la Poesia è la sua vita. Nonostante la sua situazione economica non sia molto solida, decide di abbandonare gli studi per seguire la vena poetica. 

Il suo prima poema lungo, Endymion (1818), con il famosissimo incipit “A thing of beauty is a joy forever” venne molto criticato e fu un vero fiasco. Keats, però, era convinto che la Poesia fosse la sua strada, la “fine tela della sua Anima”. Scrisse a un suo amico: “a proposito del mio essere poeta, non posso che risponderti dicendo che l’alta Idea che ho della gloria poetica fa si che io la veda torreggiare troppo in alto sopra di me” e poi “Credo che dopo la mia morte sarò nel novero dei poeti inglesi”. Il tempo gli darà ragione. 
Proprio come una Stella Lucente, la vita di John Keats brillò velocemente lasciando una scia destinata a durare per sempre: nella sua brevissima vita compose alcune delle più belle liriche della poesia inglese, di cui la maggior parte scritte nel 1819. Tra queste le odi (Ode to Psyche, Ode to a Nightingale, Ode on a Grecian Urn, Ode on Melancholy, Ode on Indolence) e le due liriche LamiaLa Belle Dame sans Merci, che ebbero successo enorme tra i preraffaelliti e i decadenti, vagheggiando già il tipo di donna fatale caro alla poesia estetizzante.

Keats scrisse anche molte poesie brevi e lasciò un ricco epistolario, in cui alterna annotazioni colloquiali e riflessioni filosofiche: “quel che l’immaginazione coglie come Bellezza deve essere Verità”. Attraverso queste lettere emerge un ragazzo dalla sensibilità delicatissima che ama stare con gli amici, andare a teatro o ai balli, ma anche stare nella natura: “anche se ritengo la Poesia la prima delle Arti, c’è qualcosa di altro che manca a chi passa la vita tra i libri”. Nell’estate del 1818, insieme all’amico Brown, intraprende un viaggio a piedi che lo porterà ad esplorare tutta la Scozia: “ho un debole per le montagne avvolte dalle nuvole”. La sua indole è semplice e pura, capace di scrivere una frase come ““Beauty is truth, truth beauty”, – that is all / Ye know on earth, and all ye need to know” (Ode on a Grecian Urn). Nel 1819 incontra Fanny Brawne, di cui presto si innamora e a lei è sicuramente dedicata la poesia Bright Star. 
A interrompere questo idillio solo la falce della morte: Keats era malato di tubercolosi, la malattia di cui era già morto suo fratello Tom e, ancora prima, sua madre. 

Roma

Quando arrivò a Roma, nel novembre del 1820, Keats era reduce dal viaggio lungo e tormentoso che lo aveva condotto da Londra a Napoli. Lo accompagnava il giovane pittore Joseph Severn: la salute del poeta infatti era molto compromessa e non avrebbe potuto affrontare la traversata da solo. A convincerlo a partire, e anche a sostenere le spese del viaggio e della permanenza in Italia, furono gli amici, molto preoccupati per le sue condizioni. Keats sapeva di stare male, ma non avrebbe mai voluto lasciare Londra e l’amata Fanny Brawne. 

A Roma incontrarono il medico inglese James Clark, il quale li aiutò a trovare un alloggio a Piazza di Spagna. La casa oggi potrebbe sembrare un posto privilegiato, all’epoca non era che una modesta pensione che Keats e Severn condividevano con la proprietaria. Clark conosceva già le sue opere; era del parere che non fosse malato di tubercolosi, ma soltanto affetto da problemi gastro-intestinali. Per questo motivo e anche per risollevare il suo animo, anziché il riposo, gli consigliò di svolgere attività fisica, come le passeggiate al Pincio e le cavalcate lungo la via Flaminia. Ma a partire da dicembre la situazione peggiorò drasticamente, così che dal 10 gennaio non fu più in grado di lasciare la stanza. Severn lo assiste in ogni momento come un vero fratello fino all’agonia finale, il 23 febbraio del 1821, giorno della sua morte. Aveva solo 25 anni. 

Dopo la morte

Dopo tre giorni il suo corpo fu sepolto nel Cimitero Acattolico e, secondo le leggi pontifice in vigore allora, tutti i suoi oggetti vennero bruciati, compresi i mobili e la carta da parati della sua stanza. Si credeva infatti fosse un modo per purificare il luogo dalla tubercolosi. Quei pochi oggetti che aveva portato con sé andarono distrutti, ma le ultime lettere di Fanny, che non ebbe mai il coraggio di aprire per il dolore di non poterla più rivedere, furono sepolte con lui.
Sulla lapide, secondo la sua volontà, non fu scritto il nome ma solo la frase “Qui giace Uno Il cui Nome fu scritto nell’Acqua” (Here lies One Whose Name was writ in Water). I suoi amici Severn e Brown vollero anche aggiungere “Questa Tomba contiene tutto ciò che fu Mortale di un GIOVANE POETA INGLESE, Che sul suo Letto di Morte, nell’Amarezza del suo Cuore verso il Malvagio Potere dei suoi Nemici, Desiderò che queste Parole venissero incise sulla sua Lapide” (This Grave contains all that was Mortal of a YOUNG ENGLISH POET, Who on his Dead Bed, in the Bitterness of his Heart at the Malicious Power of his Enemies, Desired these Words to be engraven on his Tomb Stone) in riferimento all’ingiusto insuccesso che aveva avuto. 

La notizia in Inghilterra arrivò soltanto un mese dopo. Shelley, all’epoca in Toscana, fu talmente commosso da scrivere per lui l’Adonais. Stimava Keats e lo aveva invitato a stare in Italia, ma non si incontrarono mai. Anche per lui non rimaneva molto da vivere: morirà l’anno successivo, in un nubifragio mentre era in barca sulla costa vicino Lerici. Il suo corpo fu bruciato sulla spiaggia e le ceneri sepolte affianco a quelle di Keats nel cimitero Acattolico. 

La casa

Dalla metà dell’800 l’opera di Keats cominciò ad essere riconosciuta e, in particolar modo dall’età vittoriana in poi, la sua poesia ricevette l’attenzione che meritava. Suoi ammiratori erano Tennyson e Browning e poi anche il movimento Preraffaellita; Oscar Wilde disse che la sua tomba era il posto più sacro di Roma. Anche la casa in cui morì divenne meta di pellegrinaggio. Agli inizi del ‘900 era occupata da due scrittrici americane, la signora James Walcott Haslehurst e sua madre, che si dedicavano ad accogliere i visitatori desiderosi di vedere il luogo in cui aveva trascorso gli ultimi giorni. La casa non era in buone condizioni e le due signore non potevano permettersi di comprarla o restaurarla.

Nel 1903 la visitò il poeta americano Robert Underwood Johnson che rimase molto colpito nel vedere lo stato in cui versava. Ebbe l’idea di contattare tutti gli americani residenti a Roma per raccogliere fondi al fine di ricomprarla e farne la sede per un’associazione in memoria dei due poeti. Il progetto comprendeva anche la ristrutturazione delle tombe, ormai in decadenza, e si mosse tramite una commissione americana, italiana e inglese. L’acquisto si concretizzò e finalmente, il 3 aprile 1909, alla presenza del Re d’Italia Vittorio Emanuele III, i discendenti dei poeti, l’ambasciatore americano Lloyd Griscom, Sir Rennell Rodd, Rudyard Kipling, Adolfo de Bosis (amico di d’Annunzio e traduttore di Shelley) e Nelson Gay, fu fondata la Keats-Shelley Memorial Association

Nel corso del Novecento divenne via via più famosa e molti ammiratori di Keats donarono all’associazione cimeli e memorabilia appartenuti al poeta e che oggi fanno parte della collezione del museo. Tra questi i più curiosi sono: la scatola con le essenze usate per la cremazione di Shelley; le tre ciocche di capelli di John Keats, Percy B. Shelley e Leigh Hunt; la treccia di capelli tagliata a Shelley quando aveva 13 anni; una maschera di cera usata da Lord Byron per un Carnevale di Ravenna nel 1820.
Fanno parte del museo anche oggetti artistici come busti e dipinti tra cui quelli di Severn, che ritrasse Keats, i suoi fratelli e Shelley nel famoso quadro “Shelley Composing ‘Prometheus Unbound’ in the Baths of Caracalla”, che si trova nella sala centrale.
La fondazione possiede un’importante biblioteca, tutt’oggi consultabile, che contiene circa ottomila volumi di numerose prime edizioni dei romantici della seconda generazione e di opere legate a Byron, tra cui quasi tutte le edizioni inglesi ottocentesche e molte di quelle novecentesche. A questa collezione si sommano i circa quattrocento manoscritti autografi, come lettere, diari, memorie e manoscritti che sono stati acquisiti grazie a donazioni private e, in anni recenti, sono stati invece direttamente acquistati. 

Lo spazio museale include anche un’ampia terrazza al primo piano, da poco restaurata, e un’altra al secondo, con una vista unica su Piazza di Spagna; un piccolo bookshop con libri e articoli; una sala per proiezioni. Inoltre la Keats-Shelley House ospita regolarmente mostre temporanee, conferenze pubbliche ed altri eventi.

Esterno: 

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Vestibolo: Busts of John Keats and Percy Bysshe Shelley by William Wetmore, 1876the Odissey belonged to ShelleyDance cards with with portraits of both Shelley and of Byron. 1820-30 

This mask was worn by Byron in Ravenna during the carnival of February 1820

Biblioteca:

rocaille-blog-keats-shelley-memorial-house-museum-romeScallop Shell containing locks of hair of John Milton and Elizabeth Barrett Browning

tress of Percy Bysshe Shelley’s hair, aged around 13Shelley Composing ‘Prometheus Unbound’ in the Baths of Caracalla by Joseph Severn, 1845Locks of hair of John Keats, Percy B. Shelley and Leigh HuntBust of Percy Bysshe Shelley by Moses Ezekiel, 1890

rocaille-blog-keats-shelley-casa-museo-romawindow view from the library

Anticamera:

John Keats’s life-mask by Benjamin Robert Haydon in 1816  alcuni ritratti di Joseph Severn Drawing or tracing of the Sosibios Vase by J. Keats  Portrait of John Keats from an original exhibited in 1819 by Joseph Severn

Camera da Letto: rocaille-blog-keats-shelley-casa-museo-roma


Aesthete. Art historian & blogger. Content creator and storyteller. Fond of real and virtual wunderkammer. Founder and main author of rocaille.it.

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