Villino Ximenes, Roma

 

Pochissimo conosciuto il Villino Ximenes a Roma è un esempio stupendo di liberty italiano che nulla ha da invidiare all’art nouveau francese.

Era a tutti gli effetti uno studio d’artista: fu fatto costruire da Ettore Ximenes (1855 – 1956), scultore nativo siciliano che volle una residenza a Roma dove spesso si trovava.
Nella piena maturità di un affermato percorso professionale, salutato già da importanti riconoscimenti come la vittoria all’Esposizione di Torino del 1890 con il gruppo Ciceruacchio e la partecipazione alla prima Biennale di Venezia del 1895, Ximenes nel 1902 affidò all’architetto Leonardo Paterna Baldizzi il progetto dell’edificio, di cui curò personalmente l’articolato apparato decorativo esterno ed interno.
Abitato non continuativamente dall’artista, impegnato in numerosi e prestigiosi incarichi a Roma, come il gruppo del Diritto per il Vittoriano e la Quadriga per il Palazzo di Giustizia, e anche nel resto dell’Italia e all’estero (tra gli altri, il Monumento a Verdi nella città di Parma, il Monumento a Alessandro II a Kiev), dopo la sua morte il villino conobbe una stagione meno felice (la vendita, il progressivo degrado, le alterazioni) seguita da impegnativi interventi di restauro degli esterni, conclusi nel 1999.

Le radici siciliane si vedono nella scelta, per l’esterno, dei mattoni di tufo siciliano brunito, ispirato all’architettura normanna. Il massiccio edificio è reso più leggero dalla presenza di decorazioni in materiali differenti. Lo stesso Ximenes intervenne nel progetto e nella decorazione, così da compiere l’unione tra pittura, scultura e architettura.
Gran parte degli ornamenti sono frutto di un accurato restauro orientato al ripristino delle parti mancanti. Purtroppo un’importante modifica è stata apportata al lato sinistro dell’edificio, sede dell’atelier di Ximenes denominato “Galleria delle Statue”, che recava due grandi e bellissimi pilastri sagomati con figure femminili, oggi del tutto scomparsi.

Dal 1930 il villino è sede dell’Istituto Teresiano: al piano superiore si trovano alloggi e servizi riservati dall’associazione alle studentesse universitarie, mentre in quello inferiore una sala multimediale di 100 posti ospita proiezioni e convegni.

Sources/Fonti: wikipedia.orgarteliberty.it; bellezzadellarte.it; fuorilemura.com

Villino Ximenes si trova a Piazza Galeno tra le vie Cornelio Celso e Bartolomeo Eustachio a Roma. I responsabili dell’Istituto Teresiano sono molto gentili e permettono di visitarlo su richiesta.

Ettore Ximenes with his statue of Christopher Columbus in his studio

Sala da pranzo (Sala dei Pavoni):
Living room (Peacock room)

Questa bellissima sala da pranzo è la più decorata del villino ed è l’ambiente che più è rimasto completo, anche nel mobilio originale. Ricorda la boutique del gioielliere Georges Fouquet di Mucha al Musée Carnevalet di Parigi, dove anche lì il pavone è utilizzato come modulo decorativo (qualche foto l’avevo pubblicata qui).

Pannellature in legno, vetro, cuoio e finto oro sono presenti lungo tutte le pareti insieme a ripiani sorretti da mensole floreali. Frivolissimo il soffitto, decorato in stucco da una danza di splendide ninfe rese a rilievo che sorreggono il cerchio a cui era appeso il lampadario originale. Accanto al tavolo una vetrata si affaccia su quello che un tempo era il giardino, pensato a naturale continuazione degli elementi decorativi vegetali presenti all’interno.

Corridoio affrescato:
Frescoed hallway

Il corridoio presenta una decorazione ad affresco sul soffitto con storie medievaleggianti miste a motti e in stile un po’ naïf, che rimarcano l’apprezzamento per il Medioevo fiabesco, in opposizione all’età classica, immerso in un ambiente naturale in aperta polemica con il modernismo industriale.
Non sono riuscita a trovare il nome dell’artista autore degli affreschi.

Fumoire:

Un piccolo fumoire introduce al salone e al piccolo studio. E’ decorato da un astratto motivo di ghirlande e farfalle in stucco.

 Piccolo studio:
Little studio

Presenta un bellissimo affresco a figure astratte sui toni del blu e oro.

Salone:
Hall

Il salone presenta un motivo con rami di crisantemi sull’arco che divide a metà la stanza. Le pitture parietali del salone invece, mostrano una raffigurazione romanzata di grandi maestri della scultura come Gian Lorenzo Bernini, Donatello intento a scolpire il San Giorgio, papa Urbano VIII, il Cardinale Mazzarino e un busto di Luigi XIV Re di Francia.

Facciata:
outside

L’esterno richiama i natali siciliani del proprietario, essendo costruito in blocchi di tufo siciliano brunito. La struttura è alleggerita da fregi e decorazioni in stucco e cemento bianchi, con motivi elaborati dallo stesso Ximenes.
In particolare, in cima alla torretta centrale, si trova il gruppo dei quattro galli (non proprio visibile dalla strada ma di cui ci sono buoni ingrandimenti qui) con la scritta “RUIT HORA”.
Nella loggetta centrale si può ammirare un affresco della Madonna con bambino della pittrice Rosanna Lancia voluta dall’Istituzione Teresiana, ente laico spagnolo di indirizzo religioso a cui il villino appartiene dal 1930. Al di sotto corre un fregio raffigurante l’Ara Artium, l’altare delle arti a cui tutte le generazioni umane portano un tributo (in ginocchio sull’altare si può vedere l’uomo primitivo, poi a seguire l’egiziano, il greco, il romano etc).
Una decorazione di mattonelle in ceramica con motivi floreali stilizzati è posta a coronamento dell’edificio, appena sotto il cornicione, sormontato da due parafulmini in ferro.

Altre opere di Ximenes a Roma:
Other Ximenes’ artworks in Rome

Ettore Ximenes fu autore di molte altre opere scultoree che si possono trovare in tutto il mondo. A Roma invece sono sue opere la Quadriga del Palazzo di Giustizia, il gruppo del Diritto del Vittoriano, il Ciceruacchio del Ponte Margherita e questa bella statua intitolata “La Rinascita” che si trova alla GNAM.


Aesthete. Art historian & blogger. Content creator and storyteller. Fond of real and virtual wunderkammer. Founder and main author of rocaille.it.

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2 Commenti a “Villino Ximenes, Roma”

  • bruno bertolini

    Nella loggia sulla facciata, il mediocre affresco di Rosanna Lancia copre l’affresco originale, che ricordo da quando era bambino, e che raffigurava un ragazzo pastore (il pittore Apelle?) che disegnava una pecora, osservato da un adulto (il padre Apollo?).
    Non ho trovato menzione di questo scempio, né un ricordo dell’affresco scomparso.

    • Grazie! Finalmente riesco a sapere qualcosa di quello che si nasconde sotto la roba della Lancia. Interessantissimo. Da come lo descrive direi che si tratta dell’iconografia di Cimabue che scopre il talento di Giotto così come la tradizione ce la tramanda dai Commentarii di Lorenzo Ghiberti:
      “Cominciò l’arte della pictura a sormontare in Etruria in una villa allato alla città di Firenze la quale si chiamava Vespignano. Nacque uno fanciullo di mirabile ingegno, il quale si ritraëva del naturale una pecora. In su passando Cimabue pictore per la strada a Bologna vide el fanciullo sedente in terra et disegnava in su una lastra una pecora. Prese grandissima ammiratione del fanciullo, essendo di si pichola età, fare tanto bene, veggendo aver l’arte da natura, domandò il fanciullo, come egli aveva nome. Rispose e disse: “per nome io son chiamato Giotto, e ‘l mio padre ha nome Bondoni et sta in questa casa, che è appresso.”
      L’iconografia viene ripresa molte nella pittura e.. appariva anche nelle vecchie confezioni dei pastelli Giotto 🙂
      Grazie ancora della sua preziosa testimonianza

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