Theatrum Mundi di Luca Cableri, Arezzo

Quando Francesco I de Medici, Granduca di Toscana, a metà del’500 costruiva il suo studiolo di Palazzo Vecchio a Firenze, allo scopo di raccogliervi la sua collezione di oggetti meravigliosi, era ossessionato dalla ricerca dei segreti alchemici. A Mantova, invece, Isabella d’Este aveva creato una piccola camera in cui collezionare dipinti dai temi profani e concettuosi da lei commissionati; ancora prima, Federico da Montefeltro, nel suo palazzo di Urbino, aveva ideato uno studiolo ricoperto da tarsie lignee, piene di simboli e inganni ottici. Di questi scrigni rinascimentali oggi poco rimane, molto si è disperso nei nei vari musei del mondo e altro è andato perduto per sempre.
E’ l’Italia centrale, con le sue piccole signorie, la culla dello studiolo inteso come kunstkammer, un angolo privato in cui il signore, colto e benestante, raffinato nei gusti e nella cultura, cerca un nuovo tipo di piacere raccogliendo le cose più preziose e meravigliose da cui trarre godimento estetico. Il sogno dell’uomo rinascimentale era possedere il mondo e, nel suo studio, ne ricostruiva uno specchio in piccolo, un microcosmo, che potesse comprendere tutta la grande varietas del macrocosmo allora conosciuto. Con il passare dei secoli, le nuove scoperte scientifiche e i viaggi intercontinentali, la kunstkammer si è via via trasformata e ampliata, fino ad evolversi in wunderkammer.

Tornando ad una dimensione tutta centro-italiana, e più per i casi della vita che per scelta, Luca Cableri ha creato la sua wunderkammer-galleria, chiamata Theatrum Mundi, ad Arezzo. All’interno di un palazzo signorile la wunderkammer si apre rivelando una grande sala immersa in una luce profondamente rossa, al soffitto affreschi di scuola del Vasari, nato ad Arezzo. La disposizione degli oggetti non ricorre al principio di horror vacui, ma anzi è perfettamente calibrata nella scelta di pochi ma straordinari esemplari, disposti in modo attento. Il più grande è lo scheletro di dinosauro Diplodocidae che campeggia sotto gli affreschi (ma proprio affianco alla porta c’è anche un uovo intero di dinosauro). Girando intorno, si possono osservare altri reperti stupefacenti: nel camino è incastonato un rarissimo granchio gigante, al di sopra è appesa una canoa Inuit e affianco una maschera Loki; nella parete difronte troviamo un costume Jipae, usato da una tribù della Nuova Guinea, affianco c’è un antico scafandro da palombaro mentre in vetrina nientemeno che una rarissima forchetta da cannibale e un bassorilievo egiziano con i cartigli del faraone  Ramses II (1279-1213 a.C.). Sono acquisti fatti all’estero, provenienti da tutti i continenti e ognuno di essi è attentamente studiato da esperti attraverso comparazioni con musei, cataloghi di mostre, testimonianze e anche collezioni private. Luca infatti mi mostra una piccola porta nascosta, un vero e proprio passaggio segreto, dalla quale si accede al suo studio-biblioteca, che raccoglie solo alcuni dei più di 20000 libri dedicati all’argomento wunderkammer e bizzarie.
Già questi pochi elementi bastano a delineare l’anima di una collezione che ha confini vastissimi, con interessi che partono da quelli di una wunderkammer classica, come i 4 dipinti della scuola di Arcimboldo o reperti egiziani di kircheriana memoria, fino alla curiosità tutta ottocentesca per oggetti rituali – e non – provenienti da culture esotiche.

Anche nella stanza vicino troviamo le cose che in una wunderkammer non possono mancare: un guscio gigante di tartaruga, un teschio di mosasauro, fossili preistorici (in una stessa lastra di pietra cinque pesci delle specie Diplomystus e Phaerodus) e anche il coccodrillo imbalsamato appeso al soffitto, molto comune nelle wunderkammer seicentesche (era in uso anche nelle chiese, come si può ancora vedere nel Santuario della Beata Vergine delle Grazie a Curtatone). I rimandi alla storia delle mirabilia sono profondi e precisi, tutto è in linea con lo scopo di stupire, ma integrati agli oggetti tradizionali se ne trovano alcuni che a prima vista sembrerebbero stonare: c’è il costume originale usato per il film di Spiderman del 2007, la maschera della “Cosa” usata nel film “I fantastici 4”, un meteorite, una tuta spaziale usata negli anni ’80 (poi venduta) e da poco anche un Cristo firmato Andy Warhol.
L’intento di Luca non è solo quello di comprendere tutte le epoche e tutti i mondi, andando dalla preistoria alla fantascienza, dalle maschere rituali di fine ‘800 a quelle dei film hollywoodiani di oggi, ma soprattutto quello di rompere le classificazioni tradizionali: “So che molti puristi storceranno il naso a vedere questi accostamenti, ma ciò che mi interessa è innescare un senso di straniamento, creare dubbi e domande nell’osservatore, rompere tabù”. Nel suo interesse per le meraviglie Luca si è appassionato e ha studiato argomenti via via diversi, dall’egittologia all’arte precolombiana, fino ad estendere il senso di meraviglia ai manufatti dei nostri giorni, rivelando un lato decisamente pop: “Ultimamente mi sto interessando agli oggetti e ai costumi originali dei film hollywoodiani, che ritengo essere a tutti gli effetti una forma d’arte, voglio creare un interesse per cose nuove”.

Per quanto la meraviglia sia la base necessaria di ogni wunderkammer è in queste “eresie” che si rivela la personalità del collezionista, rendendo così una collezione unica e irripetibile. C’è un lato che soprattutto sembra essere costante negli interessi di Luca ed è questa passione per le cose che riguardano lo spazio, dalle meteoriti alle tute spaziali, ma anche un piccolo disegno raffigurante l’iconica immagine della luna con l’astronave nell’occhio di Georges Méliès per il film Le Voyage dans la lune. “Il prossimo anno sarà il cinquantenario della discesa dell’uomo sulla luna e sta già organizzando una mostra a tema, voglio creare una specie di wunderkammer spaziale”, mi dice, parlando della sua attività di curatore. E ancora: “se questi oggetti sono qui è perché sono pronti alla vendita, io me ne sono già distaccato e sono passato oltre. Per esempio, questo è il mio ultimo acquisto – indicando una grande scultura di un fallo – è di epoca art nouveau ma non è firmata. L’ho trovata a Bruxelles, in cui sono appena stato per il BRAFA, mi ha colpito e l’ho comprato. Sto pensando anche ad una mostra che abbia come tema l’arte erotica. Mi piace molto studiare, ricercare cose diverse, sono attratto da ciò che non conosco. Il collezionista ha bisogno sempre di cose nuove.”

Thetrum Mundi,
Via Cesalpino 20, Arezzo
web: tmundi.com; lucacableri.it

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