Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, Napoli

La chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco è uno dei luoghi più strani della città. Benché a Napoli non manchino luoghi macabri come il Cimitero delle Fontanelle o le Catacombe di San Gaudioso o anche altre chiese fortemente misteriose come la Cappella di San Severo, nessuna può paragonarsi a questa.

La Chiesa superiore

Durante il secolo della peste, esattamente nel 1605, un gruppo di nobili diede vita ad un’Opera Pia, una congregazione laica che aveva tra gli scopi principali la cura delle anime del Purgatorio. Sorse così, su progetto di Giovan Cola di Franco, la chiesa concepita sin dall’origine su due livelli: la chiesa superiore, vero capolavoro dell’arte barocca napoletana, e la chiesa inferiore o ipogeo che è, ancora oggi, sede del culto delle anime pezzentelle.

La chiesa superiore è piccola e sfarzosamente decorata con marmi policromi e dipinti.
La preziosa decorazione del presbiterio in commessi marmorei è opera di Dioniso Lazzari. Sull’altare maggiore c’è la tela di Massimo Stanzione raffigurante appunto la “Madonna con le anime del Purgatorio” e in alto “Sant’Anna offre la Vergine bambina al Padre eterno”, di Giacomo Farelli. Stupefacente è però la decorazione della parete di fondo dietro l’altare che presenta un teschio alato, capolavoro di Lazzari, oggi non visibile da chi siede nella navata perché l’altare costruito nel settecento lo ha coperto.

L’Ipogeo

Ma al di sotto della chiesa principale ce n’è un’altra in tutto speculare a quella superiore. Si tratta dell’Ipogeo che è in totale opposizione alla sua gemella perché spoglia, buia e priva di decorazione. E’ stata concepita per rappresentare una suggestiva discesa nel Purgatorio e quindi un luogo di passaggio prima della gloria divina. E’ questo il luogo dove i fedeli hanno stretto un particolare rapporto con i resti mortali creando un culto ai limiti del pagano e del superstizioso.

Il culto

Il culto delle anime pezzentelle (da petere, latino per “chiedere”) era fortissimo. Consisteva nell’adottare un teschio ovvero prendere un cranio da uno dei tanti morti qui seppelliti, ripulirlo, porlo in un altarino e pregare per lui così da agevolargli il passaggio dal Purgatorio alla Salvezza. Spettava ai vivi favorire l’ascesa e assicurare refrigerio dalle fiamme dell’oltretomba tramite preghiere, messe e offerte.

Quando l’anima era ormai salva, avrebbe aiutato coloro che con le loro preghiere l’avevano salvata esaudendo le loro richieste. Si trattava di richieste piccole come problemi relativi alla vita quotidiana, per le cose importanti infatti c’erano i Santi. Ad ogni modo si creava una relazione stretta e indissolubile tra l’anima e coloro rimasti a soffrire sulla terra. Il vivente curava il teschio come un talismano sacro, costruiva degli altarini che erano delle vere e proprie casette, di cartone o di legno, li abbelliva con santini, rosari, anche gioielli o manufatti preziosi e oggetti di uso quotidiano. Spesso queste casette erano costruite con mattonelle da cucina proprio per far sentire il defunto a casa.

Fine del culto

Questo culto, non ufficiale e dunque mai riconosciuto, fu avallato dalla chiesa poiché consentiva di raccogliere offerte e elargizioni, ma nel 1969 fu infine vietato perché ritenuto pagano. Una commistione così profonda tra vita e morte poteva essere pensabile nel XVII secolo quando infatti era normale, ma non nell’epoca moderna. Nonostante ciò, la chiusura dell’ipogeo causò vere e proprie scene di panico con persone che forzarono l’entrata e di fatto il culto continuò. Solo il terremoto del 1980 fermò la pratica rendendo inagibile per lungo tempo l’ipogeo. Si perse a mano mano anche il culto e si verificarono numerosi furti perché le tombe erano piene di ori e gioielli.
La chiesa e l’ipogeo saranno riaperti solo nel 1992 dalla Sovrintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli e tutt’oggi sono visitabili e aperti al pubblico. Oltre alla chiesa e all’Ipogeo è visitabile anche il piccolo museo dell’Opera, che conserva oggetti ecclesiastici di varie epoche.

Sources: official site purgatorioadarco.it . All pictures are by me except the ones without “rocaille.it”.

outside the entrance

Superior Church

A destra dell’altare si può notare una statua di un uomo inginocchiato in atto di adorazione. Si tratta di Giulio Mastrilli, principale committente dell’erezione della chiesa e che insieme agli altri membri della sua famiglia si occupava di scarcerare i poveri per debiti di affitti, di seppellire i morti, vestire i bisognosi ed altro. Volle essere sepolto nella cripta e il suo cranio si trova esattamente al di sotto di questa statua, nell’Ipogeo.

Skull with wings by Lazzari behind the main altar

the lower church

Lucia’s shrine

Lucia è l’anima più famosa di questa cripta. Ci sono varie versioni riguardo la sua storia. Sembra si trattasse di Lucia D’Amore, figlia unica del principe di Ruffano Domenico D’Amore, data in sposa al marchese Giacomo Santomago nel 1780-90. Lucia non voleva sposarlo e a quanto pare si suicidò o morì di dolore o, una volta sposata, morì annegata poco dopo. Fu il padre, devoto della Chiesa, a volerla seppellire qui e da allora si è creata una particolare devozione per lei sopratutto da parte delle donne in cerca di marito. Tutt’oggi è il teschio più venerato.

Lucia skull

Mastrilli’s brothers

Museo dell’Opera


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