Museo Lazzaro Spallanzani, Reggio Emilia

Lazzaro Spallanzani, un uomo curioso

Lazzaro Spallanzani fu un uomo, oltre che medico, molto curioso. Questa è la prima cosa che si intuisce entrando nella prima sala del museo di Reggio Emilia a lui dedicato e osservando gli oggetti personali lì esposti: quadri, soprammobili, tavolini, ricordi di viaggio. Dal busto alla maschera mortuaria qui è raccolto tutto lo spirito di una vita: nelle vetrine sono conservati i vasi in alabastro affianco ai fiori e agli uccelli realizzati con conchiglie, poi il raro e prezioso gioco della dama in ambra, i tavolini in pietra di Jano, in marmo di Serravezza e in “lumachella rarissima”. Sulle pareti sono appesi grandi quadri, ottenuti dallo stesso Spallanzani assemblando le tavole zoologiche delle ”Historiae Naturalis” di Johannes Jonston (1657) e nelle teche si può vedere il fragile erbario.

Spallanzani, nato a Scandiano in provincia di Reggio Emilia, dopo aver insegnato in diverse università, prese la cattedra di Scienze Naturali dell’Università di Pavia, carica che tenne fino alla morte avvenuta nel 1799. Una data certamente simbolica: siamo alla vigilia del positivismo in un Europa dove già i lumi e la Rivoluzione Francese avevano introdotto una nuova visione delle cose.
Spallanzani, che era anche gesuita, studia secondo un rigore sperimentale e scientifico, così da scoprire diverse cose nel campo della fecondazione artificiale (è ricordato soprattutto per aver confutato la teoria della generazione spontanea), nella circolazione sanguigna, nella respirazione e nella fisiologia gastroenterologica. Ama viaggiare e visita le Alpi, la laguna veneta, Portovenere e Marsiglia, il Regno delle Due Sicilie, Costantinopoli e i Balcani. Questa curiosità eterogenea, insieme all’interesse scientifico, lo portano a voler collezionare esemplari del mondo animale e minerale, allo scopo di studio ma forse anche di meraviglia.

Creò il museo di storia naturale di Pavia, tutt’oggi esistente, e lui stesso costituì una collezione privata nella sua casa natia di Scandiano. Alla sua morte, la collezione fu donata al Municipio di Reggio Emilia e dal 1883 si trova definitivamente nel Palazzo dei Musei, di cui costituisce il primitivo nucleo. Si tratta di un raro caso di una collezione settecentesca perfettamente conservata ed integra nella sua costituzione originale. Anche le teche e i piedistalli di legno dorato sono gli stessi che volle Spallanzani poiché infatti, all’epoca, il rigore nell’ordine doveva coniugarsi ad un’esposizione bella da vedersi. Inoltre la collezione di una casa privata poteva raccogliere anche oggetti particolari e curiosi, il che richiama quei modelli di museo delle camere di meraviglie, molto in uso tra i signori benestanti del cinquecento e del seicento. Siamo però lontani dal tipo di wunderkammer classica, in cui la velleità scientifica nascondeva la pura voglia di meravigliarsi, come può essere quella di Ulisse Aldrovandi conservata nella vicina Bologna. Aldrovandi, anche lui fondatore di un museo e considerato il padre della storia naturale, è il tipico scienziato del ‘500 che pur basandosi su una classificazione crede ai mostri e ai fenomeni inspiegabili; Spallanzani è ormai un uomo contemporaneo, considerato non a caso uno dei fondatori della biologia sperimentale e padre della scienza moderna.

La collezione 

In un lungo corridoio sono esposte, su entrambe le pareti, le 21 teche originali in cui la collezione è ordinata. Si tratta di reperti zoologici, con particolare riferimento alle forme di vita marine, paleontologici, mineralogici, litologici e botanici, seguendo la sistematica linneana in uso alla fine del XVIII secolo. Nella sua collezione privilegiò gli animali in qualche modo legati alle sue ricerche specifiche come ad esempio le marmotte, per i suoi studi sul letargo. La vasta raccolta di pesci si ricollega agli studi sul mare, così come le successive vetrine dedicate ad “Insetti” (i crostacei) e “Vermi” (molluschi, echinidi, coralli e spugne). Proprio i coralli, le madrepore e le spugne, che all’epoca erano studiati con maggior interesse, per via della loro natura ancora incerta (tra i regni animale, vegetale e minerale) forniscono le vetrine più eleganti della collezione, con gli esemplari montati sui fulcri dorati voluti dallo stesso Spallanzani.

Di particolare interesse anche la ricca raccolta malacologica. Elementi di curiosità sono invece: la presenza di alcuni pesci scherzosamente assemblati unendo parti animali e artificiali diverse quali il “Cophanus concatenatus”; il lembo di tela rinvenuto nello stomaco di una vacca, collegabile alle ricerche sulla digestione; le torpedini, esaminate per capire la causa della loro elettricità. Nell’allestimento, quasi a costituire un ponte tra il regno animale e quello minerale, è posta la vetrina dei fossili; seguono minerali, rocce, marmi in tavolette levigate, cristalli di minerali diversi, una raccolta di sali dalle miniere austriache e, infine, i “Prodotti Vulcanici”, raccolti nel viaggio compiuto dallo Spallanzani alle due Sicilie nel 1788, nel corso del quale salì l’Etna, lo Stromboli e il Vesuvio.

Proprio all’inizio della raccolta, subito dopo l’entrata, si può vedere la sezione degli studi sull’uomo con la raccolta di feti umani a diversi stadi di sviluppo, importanti a livello didattico per gli studi sulla generazione, e un pene eretto.

Palazzo dei Musei

Dopo la collezione Spallanzani, il Palazzo dei Musei cominciò ad accogliere, secondo il modello tipicamente ottocentesco di museo monumentale, altri nuclei collezionistici. Si aggiunsero quindi le raccolte di: Gaetano Chierici, le raccolte naturalistiche di zoologia di Antonio Vallisneri, di anatomia e botanica, a cui si affiancano le raccolte di etnografia. Nei decenni del Novecento, si ampliano e completano le collezioni ottocentesche e se ne aggiungono di nuove come la Galleria Antonio Fontanesi, le raccolte numismatiche ed epigrafiche, le sculture, i mosaici, i frammenti di architettura, ceramica, oreficeria e arti minori.

Al piano terra, dopo il museo Spallanzani, la visita prosegue con le raccolte zoologiche che comprendono tre nuclei collezionistici: raccolte zoologiche ottocentesche e del primo novecento, ordinate in modo sistematico nelle vetrine perimetrali della sala; la raccolta di fauna africana del barone Raimondo Franchetti e una sezione dedicata alla fauna del territorio reggiano.
Molto vasta è la sezione dedicata all’anatomia, anch’essa costituita da materiali raccolti nel corso dell’ottocento e dei primi decenni del novecento. Questa comprende preparazioni tassidermiche e osteologiche, reperti conservati in liquido e modelli didattici. Particolare attenzione è dedicata alla teratologia, sia umana che animale, con diversi esemplari di ‘gemelli siamesi’.
Dopo aver percorso tutte queste sale dedicate alla scienza si esce nel luminoso portico dei marmi e nel chiostro, ricoperto di lapidi e frammenti scultorei. Il percorso continua con le numerose collezioni archeologiche, divise per regione, terminanti con l’atrio dei mosaici che coincide con l’ingresso del museo. Qui sono stati posti, tra il 1910 e 1920, frammenti musivi di origine romana e medievale.

Ai piani superiori si possono visitare le collezioni archeologica e artistica, che però al momento della mia visita erano chiuse per via di lavori di riallestimento e saranno riaperte nel 2018.
Inaugurata da poco invece è la galleria all’ultimo piano “Tutto quadra – Pittura dal 900 a oggi nelle collezioni dei Musei”. Qui 500 dipinti, provenienti dai depositi dei Musei Civici di Reggio Emilia, vengono presentati in una particolare esposizione, allestita nella Manica Lunga progettata nel 2014 da Italo Rota, in cui le opere sono suddivise in base agli anni che vanno dal 1929, data dell’inaugurazione della Pinacoteca Fontanesi, ad oggi. La rigida suddivisione cronologica ha la pecca di porre il nome dell’artista in secondo piano, ma al contempo mostra la completezza della raccolta del museo.

 

Palazzo dei Musei fa parte dei Musei Civici di Reggio Emilia
Sito ufficiale: www.musei.re.it

Ringrazio per la visita speciale il comune di Reggio Emilia ed i Musei Civici cittadini, nella persona di Patrizia Paterlini e Silvia Chicchi.

Museo Lazzaro Spallanzani:
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Raccolta zoologica e antropologica:

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Portico dei marmi:

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Collezioni archeologiche:rocaille-blog-reggio-emilia-museo-lazzaro-spallanzani (68)rocaille-blog-reggio-emilia-museo-lazzaro-spallanzani (67)

Atrio dei mosaici:
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Galleria “Tutto quadra”:rocaille-blog-reggio-emilia-museo-lazzaro-spallanzani (73) rocaille-blog-reggio-emilia-museo-lazzaro-spallanzani (74) rocaille-blog-reggio-emilia-museo-lazzaro-spallanzani (76) rocaille-blog-reggio-emilia-museo-lazzaro-spallanzani (77) rocaille-blog-reggio-emilia-museo-lazzaro-spallanzani (78)la coppa d’oro nella Sezione archeologica

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