Libri e frammenti

Gabriele Cruillas, Il figlio non riconosciuto da d’Annunzio – Franco Di Tizio
Ianieri Editore
sito web: ianieriedizioni.com

Molti amano d’Annunzio come personaggio, come esteta e come scrittore, ma pochi hanno raggiunto la specializzazione di Franco di Tizio, autore già di numerosi e importantissimi libri su d’Annunzio, soprattutto in relazione alla sua vita abruzzese. Nel suo ultimo libro Di Tizio mette insieme per la prima volta tutte le informazioni relative a Gabriele Cruillas (1897-1978), uno dei due figli che Gabriele d’Annunzio ebbe da Maria Gravina Cruyllas; l’altra era Renata ‘Ciciuzza’, che d’Annunzio nomina nel Notturno chiamandola Sirenetta, la quale lo accudì durante il periodo di cecità forzata nella Casetta Rossa di Venezia.

Cruillas, fu egli stesso personaggio singolare, non per questo emule del padre. Tutta la sua vita fu una continua dimostrazione, a sé stesso prima che agli altri, per confermare in qualche modo di essere degno figlio di un padre tanto eccezionale. Fu soldato, scrittore, esperto spadaccino o forse solo un temperamento focoso, che non manca però di sue eccentricità. Da giovane rimase anche invischiato in uno scandalo dalle tinte rosa, in cui la sua amante tentò di uccidere a colpi di pistola un suo pretendente. Scrisse anche lui dei romanzi e saggi e si distinse tra gli scrittori di epoca fascista. Alla fine della II Guerra Mondiale, a capo delle Camice Verdi, fu comandante del Settimo Settore del fronte miliare clandestino della Resistenza. Compì numerose azioni sensazionali durante la guerra, che gli valsero vari riconoscimenti. Dopo la guerra fondò il Partito Nazionale Italiano e, nel 1952, l’Associazione Legionari Fiumani, della quale divenne presidente a vita.
Tenne sempre in gran conto la sua discendenza, non solo da parte di padre, dagli anni ’50 in poi preferì farsi chiamare Gabriele di Normandia, in quando sua madre era Sua Altezza Reale Principessa Maria Gravina Cruyllas di Ramacca e di Normandia Sicilia. Per questo e per la legge di successione normanna, si ritenne in diritto di poter aspirare ai troni di Catalogna e Sicilia ed effettivamente il titolo di Principe gli fu riconosciuto sia dalla Monarchia sia dalla Repubblica.

Ma il libro di Di Tizio non è solo la biografia di un personaggio minore, perché lascia alla fine un interrogativo aperto. Fu Cruillas veramente il figlio di d’Annunzio o fu il figlio che Maria Gravina ebbe da un servitore abruzzese Rocco Pesce? Cruyllas si dichiarò sempre figlio di d’Annunzio il quale, sembra, lo riconobbe come tale quando si incontrarono a Fiume nel 1920. La testimonianza resta non ancora accertata e il dubbio rimane aperto. L’autore dedica il libro a Giordano Bruno Guerri, Presidente del Vittoriale, e confida che la decisiva risposta venga dall’auspicato esame scientifico, oggi possibile, sul DNA di entrambi.

La Ianieri Editore è specializzata in letteratura e critica dannunziana a cui ha dedicato una collana apposita.
Un grazie a Franco di Tizio per la dedica.

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D’Annunzio, la Francia e la cultura europea – Mario Cimini
Carabba Editore Lanciano, 2016
Sito web: editricecarabba.it

Il libro che propone Mario Cimini non è per dilettanti: si tratta di un insieme di saggi specialistici riguardanti il rapporto che d’Annunzio ebbe con la cultura europa e in particolare con quella francese. L’autore mostra una conoscenza capillare della questione letteraria e inizia con l’annosa questione dei plagi, di cui il Vate veniva accusato già all’epoca verso scrittori francesi. Sebbene sia innegabile il debito verso scrittori d’oltralpe, spesso ripresi parola per parola, Cimini riabilita questa pratica spiegando i motivi della ripresa dannunziana.

Si passa quindi ad una serie di casi specifici come per L’Innocente, le tragedie La città morta e La figlia di Iorio, per poi passare in analisi temi come il superuomo, il rapporto con Pascoli e le posizioni della critica letteraria tra Thovez e Croce. Interessantissimo il capitolo “Il bisogno del sogno”, in cui l’autore inquadra perfettamente l’azione di D’Annunzio, scrittore Vate, all’interno della nascente società di massa. Di fatto d’Annunzio si pone il problema della posizione del poeta e della letteratura nel mondo moderno: ” La folla conserva pur sempre la tendenza ad elevarsi, per mezzo della finzione […] L’arte dunque, che nelle sue forme rimane un godimento di pochi, risponde in realtà ad un bisogno diffuso.” Il bisogno del sogno.

La storica casa editrice Carabba, abruzzese, ha stampato spesso libri di argomento dannunziano; recentemente ha anche ristampato l’edizione anastatica di Primo Vere.

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Il Sole a Occidente, Orlando Donfrancesco
Historica Edizioni, 2016
sito web: historicaedizioni.com
facebook: Il Sole a Occidente

Il Sole a Occidente è un titolo evocativo, che non può non suscitare curiosità verso chi è imbevuto di letteratura decadente. Il romanzo, il primo dell’autore, è una storia che ha come protagonista un pittore che si rifugia “nella sua torre d’avorio a Venezia e fa della propria esistenza un’opera d’arte, elevando l’estetismo a etica di vita al di là del bene e del male.” Una trama di evidente ascendenza huysmaniana-dannunziana, così come è innegabile la presenza della cultura decadente di fine secolo, di cui il romanzo si configura come omaggio, ma la scelta dell’autore di ambientare la storia ai giorni nostri è più intelligente. Né il romanzo è statico, ma anzi la storia si snoda in modo dinamico, quasi un ansioso movimento di evasione dall’Italia poi all’Europa e infine all’india. Colpisce un afflato tutto italiano nello scegliere come base Roma, la capitale decaduta, e Venezia, città del Carnevale. Le città decadenti per eccellenza sono teatro delle azioni dei personaggi, quattro i più importanti, che animano dialoghi, creano scene ampie e si ambientano in descrizioni attentissime di luoghi e monumenti.

Il tema è la Bellezza, intesa come Bello e come Piacere, aldilà del bene e del male e come l’Arte sia connessa alla Vita (tema prettamente dannunziano) e soprattutto alla vita moderna. E come ogni piacere svanisce per lasciare la noia, così anche il Bello è irraggiungibile e non rimane che riflettere sul senso di Fine. La storia esistenziale dei protagonisti si incastra in modo credibile ad una riflessione più ampia della decadenza dell’Occidente, che si collega giustamente con una visione dell’Oriente. Le vicende si snodano su una struttura formidabile, con rimandi sottilissimi da capitolo a capitolo, con citazioni, frasi d’opera e fatti di storia. Ma la lettura è apparentemente scorrevole anche per chi non è interessato a nessuno di questi temi, perché l’autore non ha lasciato nulla al caso e di fatto costruisce due chiavi di lettura che corrono parallele.

Il lettore attento non vedrà il romanzo come problema perché all’autore non interessa filosofeggiare, certi temi sono sfiorati ma non è questo il fine del libro, che invece si presenta come un modo, un tentativo, appunto una ricerca inutile che parte dal pretesto di un ricordo. Non c’è soluzione in realtà, non ci sono risposte. E’ statico oppure è ciclico. Però lascia spazio ad un altro romanzo.

orly

Interverrò con l’autore Orlando Donfrancesco alla presentazione del libro che si terrà questo sabato 12 Marzo alla libreria Cultora di Roma.

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il vestito preferito di questo periodo

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Una rarità: il catalogo della mostra su Ettore Petrolini del 1982

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Tomaso Buzzi, Il principe degli architetti 1900-1981
Uno dei pochi libri sull’estroso e geniale architetto Tomaso Buzzi, di cui ho visitato la follia architettonica La Scarzuola.

Arturo Nathan, capolavori da una collezione privata (Galleria Torbanera)
Un libro, in realtà catalogo di mostra, sul misconosciuto pittore triestino Arturo Nathan, con testi di Gillo Dorfles.
Grazie David!

Processed with VSCOcam with acg presetio in una strada di Roma in cui è perennemente autunno


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