Anastasis, Agostino Arrivabene a Mantova

La mostra di Agostino Arrivabene a la casa del Mantegna a Mantova, da poco conclusasi, si presenta come una piccola retrospettiva in una delle più belle sedi. La presenza nella sala iniziale di due delle opere più antiche di Agostino ovvero Athena Parthenos (1993-94) e I sette giorni di Orfeo (1996), insieme all’acquerello preparatorio, sono utilissimi termini di paragone per il visitatore che percorre la mostra fino alle opere più recenti. In quadri come questi, che io avevo visto durante la visita allo studio dell’artista, sono più che mai evidenti l’esasperato tecnicismo e il paradossale surrealismo nella costruzione delle figure che hanno come più prossimi referenti i dipinti degli inglesi Burne Jones, Holman Hunt, Simon Solomon e i Preraffaelliti. I dipinti degli ultimi anni invece mostrano una evidente evoluzione nella pittura di Arrivabene, che col tempo tende alla concentrazione verso un sola figura pittorica di cui aumenta l’intensità. E’ il caso per esempio della riflessione quasi metafisica di Corona Santa (2008) o del ritratto femminile L’Annunciata (2016), il cui disegno preparatorio è un chiaro omaggio al disegno della vergine di Leonardo conservato al Gabinetto dei disegni degli Uffizi. I quadri degli inizi hanno ormai lasciato spazio a figure più distese, riflessive e nel guardarle vediamo anatomie perfette e sofferte, visi fiamminghi dolcissimi, ramificazioni floreali di sangue che assomigliano a escrescenze di Ernst Haeckel.

Adesso le reminiscenze preraffaellite si accordano ad influenze recentissime nella storia dell’arte e che potremmo non aspettarci in un artista apparentemente tradizionale come Agostino. L’interesse materico per la superficie e gli interventi sulla tela come in Cercine di stagno o gli Angeli del Versamento o anche in un quadro come Martyrii Corona (2016), si collegano alle più recenti esperienze di artisti dell’Informale materico. E questo è ciò che fa di Agostino Arrivabene un artista pienamente contemporaneo e non passatista, sebbene lavori nella tradizione.
Interessante infatti anche l’intervento nella scultura, che già recentemente l’artista aveva sperimentato. In questa mostra abbiamo Maphorion (2016), in legno di tiglio, una donna velata completamente chiusa nel dolore ed arriva a concepire una scultura quasi istallazione, di duchampiana influenza, Simulacrum (2016) in cui evidenti sono i richiami a concetti alchemici che da sempre hanno affascinato l’artista.

La mostra si configura come una sorta di piccola personale, che parte dal 1993 fino ad oggi, e ripercorre il lavoro recente di Agostino Arrivabene, grazie alla curatela congiunta di Alberto Mattia Martini e Gianfranco Ferlisi, entrambi autori dei testi in catalogo e grazie alla produzione della Galleria Giovanni Bonelli di Milano. Particolarmente felice è la sede scelta, la casa del sommo pittore Andrea Mantegna, oggi vuota ma i cui spazi severi e razionali si integrano perfettamente con la profondità che le opere ispirano. Una rassegna importante per una città come Mantova che proprio quest’anno è stata nominata Capitale italiana della Cultura e inaugurata proprio in coincidenza con il Festivaletteratura.

Il nucleo più potente è costituito dal tema della morte del Cristo, pensato appositamente per questa mostra alla casa del Mantegna, autore di uno dei più importanti capolavori del Rinascimento italiano, il famoso “Cristo morto”. Agostino si confronta con il grande capolavoro, partendo da interpretazioni più recenti come quella di Alessandra Borsetti Venier & Carlo Fabre a Firenze, che ne avevano tentato una ricostruzione in chiave teatrale. Quella di Agostino è anch’essa una ricostruzione dei momenti distinti di passione, morte e risurrezione. E’ in mostra nella stessa sala di questi dipinti un taccuino in cui il pittore mostra di aver studiato e riflettuto a lungo sui momenti della morte di Cristo.
La riflessione sul sangue, che già si preannuncia nella mostra con i quadri Angelo del Versamento II e III in cui arriva addirittura a far concretizzare il sangue fuori dalla tela, ha il suo culmine in Sangue Sacro. Il cuore pulsante del Cristo affiora dal corpo fino a rendersi vivo e palpitante, per irrorare dolorosamente il petto dalla pelle bianchissima. Il dolore costringe ad abbassare il volto, ma la bellezza suprema fiorisce dalle stimmate, in un dettaglio di rara delicatezza. Questo è il dipinto più pieno di pathos, gli altri sono invece già oltre la morte e non hanno traccia di sofferenza. Rispetto al coinvolgimento emotivo di Sangue Sacro, i dipinti Resurrectio Christi (trittico) e Anastasis sono pieni di intima riflessione. Agostino mi dice che in realtà il trittico è un dipinto che aveva iniziato nel 2011, ma che inspiegabilmente aveva tenuto nascosto. In Resurrectio Christi il corpo visto dal basso è disteso in tutta la sua lividezza in mezzo allo sfondo nero: è un dipinto statico in cui il movimento è dato soltanto dall’illusione dell’uscita dell’anima dal corpo data tramite quest’effetto della scomposizione dei colori teorizzata da Isac Newton. L’andamento triadico, che potrebbe ricordare Francis Bacon, sembra impegnare il pittore nel figurare la disfatta carnale del corpo nel momento della sublimazione. L’anima vince, ma deturpa il corpo con la morte.
Se nel trittico il movimento è orizzontale, è in Anastasis che l’ascensione diventa verticale. L’enorme tela che conclude la mostra aggiunge qualcosa al trittico precedente, lo sforzo dell’anima che si distacca dal corpo, questa volto singolo e frontale, si ricompone verso l’alto per formare un’aura luminosa dalle fattezze della sindone. Non c’è nessun effetto sul corpo, che rimane nella sua bellezza quasi intatto. E’ questa l’Anastasis, che come nota giustamente Gianfranco Ferlisi nel suo testo per il catalogo, è diversa da anabasis. L’anabasis è un processo dinamico di risalita, l’anastasis è un affiorare, un essere in alto in maniera ferma, statica, il trionfo definitivo. Ed è con questo grande telero che Agostino conclude la sua riflessione sulla morte di Dio, dopo aver mostrato il mistero della resurrezione dell’anima e del corpo.

ANASTASIS
Agostino Arrivabene
dal 7 settembre prorogata all’ 8 ottobre 2016
Casa del Mantegna via Acerbi, 47 Mantova
casadelmantegna.it

rocaille-blog-lisa-agostino-arrivabene-anastasis-mostra-mantovada sinistra a destra: Michele Sesta, amico e collezionista del pittore, io e Agostino Arrivabene

rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (2)acquerello per “I sette giorni di Orfeo”, 1996
rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (3)I sette giorni di Orfeo, 1996 (dettaglio)
olio su legnorocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (4)Athena Parthenos, 1993/94
olio su legnorocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (5)Corona Santa, 2008
olio su linorocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (6)L’Annunciata, 2016
olio su legno
rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (8)La vergine delle ombre, 2016
olio su legno
rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (9)Studio per “Maphorion”, 2016
olio, vernice d’oro su ottone e legno

rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (7)Maphorion, 2016
smalto oro, bolo armeno, bruciatura su legno di tiglio
rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (12)Cherub, 2012
olio su linorocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (26)Simulacrum, 2016
bronzo e interventi pittoricirocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (13)rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (14)rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (15)Mi-Kha-El, 2015
olio su linorocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (10)Lo psiconauta, 2007
olio su linorocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (11)Fulcro del martirio, 2014-16
olio, oro su linorocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (16)Angelo del Versamento III, 2016
olio, foglia oro e cera su legno
rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (17) rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (18)Angelo del Versamento II, 2016
olio, foglia oro su legnorocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (19)Cercine di stagno, 2016
olio, tempera, stagno su legnorocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (20)Resurrectio Christi (trittico), 2011
olio su linorocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (27)Studio per “Resurrectio Christi”
materiali fotografici con interventi pittorici a tempera su taccuino Moleskinerocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (21)Sacro Sangue, 2016
olio su legno anticorocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (22) rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (23) rocaille-blog-agostino-arrivabene-mostra-anastasis-casa-mantegna-mantova (24)Anastasis, 2011
olio su lino (cm 320 x 300)


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