La Villa

Il sontuoso complesso scenografico di Villa della Regina si innesta perfettamente in una posizione naturalmente teatrale. Situata alla base della collina che guarda sul Po e su Torino, è posta sullo stesso asse che parte dalla Gran Madre di Dio. Introdotta da un lungo viale d’accesso in salita, il complesso architettonico tipicamente seicentesco è preceduto da una piazza-terrazza ellittica, il Gran Rondeau. Al suo centro una fontana tonda, con una statua di Nettuno al centro, affiancata da due scalinate che portano alla terrazza superiore. Il grande giardino emiciclico su 3 livelli si svolge, invece, tutto sul retro e termina con un  Belvedere. Le foto che corredono l’articolo sono state fatte in occasione del mio recente viaggio a Torino. Sicuramente le foto del giardino durante l’inverno, quando non è nemmeno visitabile, non rendono giustizia alla meraviglia che questo spazio pieno di giochi d’acqua e siepi labirintiche.

La Storia

La Villa della Regina deve il suo nome a Anna Maria d’Orléans, nonna materna di Luigi XV. Sin dal suo matrimonio con Vittorio Amedeo II, aveva scelto questa villa come sua residenza prediletta a Torino, tanto che qui morì nel 1728. Anna Maria l’aveva ereditata da Ludovica di Savoia, la quale aveva sposato nel 1649 suo zio il cardinale Maurizio di Savoia, nonché fratello di Vittorio Amedeo I, per il cui volere fu costruita intorno al 1615. Anche i due moriranno nella villa, che in origine si chiamava proprio Villa Ludovica. Fu il cardinale a volere la struttura sul modello delle ville romane, completa di giardini, teatro d’acqua, vigne e boschi. Anche se il progetto fu iniziato dall’architetto romano Ascanio Vitozzi, lo stesso del Palazzo Reale di Torino, sarà però realizzata dagli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte (padre e figlio). Dopo Anna Maria, la Villa passò ad un’altra regina, Polissena d’Assia-Rheinfels (1706-1735), seconda moglie di Carlo Emanuele III, salito al trono nel 1730. E’ proprio in questo periodo che Filippo Juvarra, all’epoca architetto regio, chiuse i loggiati realizzando il salone centrale. La Villa prosegue il suo destino di residenza reale ospitando Maria Antonia Ferdinanda di Spagna (1729-1785), che nel 1750 sposa Vittorio Amedeo III (1725-1796), allora duca di Savoia e dal 1773 re di Sardegna.

Con la raggiunta Unità Italiana nel 1861 e il trasferimento della corte sabauda al Palazzo del Quirinale a Roma, molti mobili ed opere d’arte, tra cui la libreria dall’ebanista Pietro Piffetti, furono traslocati a Roma e la Villa della Regina spogliata. La Villa cessa di essere una proprietà privata della casa Reale quando nel 1869, donata dal re Vittorio Emanuele II, divenne la sede dell’Istituto Nazionale delle Figlie degli Ufficiali che combatterono durante le Guerre di indipendenza italiane. L’adattamento della Villa ad uso dell’Istituto comporta delle modiche all’interno delle stanze, anche se non sostanziali. Gravi danni invece la Villa subisce durante il secondo conflitto mondiale, quando furono abbattute le scuderie e altri edifici di servizio. Dopo la guerra la villa entrerà in periodo di lento degrado e abbandono che cesserà solo nel 1994, quando fu consegnata alla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte che ha curato il progetto di restauro e che ha consentito la riapertura della villa nel 2006. La Villa è tutt’oggi visitabile e, oltretutto, ad ingresso gratuito.

Sources: le foto degli interni, laddove non  firmate Rocaille.it, provengono da torino.repubblica.itconsultaditorino.it. Le descrizioni delle stanze provengono dal sito ufficiale villadellaregina.org

panorama da Villa della Regina (con mongolfiera sullo sfondo)

Incisione da Theatrum Sabaudiae, quando era ancora chiamata Villa Ludovica

Gran Rondeau

Villa della Regina, seconda metà del XV secolo in un disegno pervenuto al Castello di Racconigi.

pianta del primo piano

Il salone (1):

Il salone che disimpegna gli appartamenti del Re e della Regina fu disegnato intorno al 1733 da Filippo Juvarra, che ridefinì il rapporto con i giardini trasformando i loggiati allestiti dal cardinal Maurizio in vestiboli illuminati da grandi finestre. La decorazione fu affidata a Giuseppe Dallamano, autore delle quadrature architettoniche, Giuseppe Valeriani, responsabile del Carro di Aurora nella volta, perduto nei bombardamenti del 1943, e a Corrado Giaquinto, cui spettano l’Apollo e Dafne e la Morte di Adone sulle pareti; a Giovanni Battista Crosato si devono le Stagioni nelle volte dei vestiboli. L’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari utilizzò il salone come sala di ricevimento e le due gallerie soprastanti come laboratori di cucito e disegno per le allieve.

Appartamento del Re, Camera verso levante detta del trucco (10):

La denominazione settecentesca deriva dalla presenza del “Trucco”, tavolo da gioco simile al biliardo. Divenuta sala da pranzo (1819) venne poi trasformata in aula scolastica dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari. Al tempo di Anna Maria d’Orléans risalgono la volta con il Trionfo di Davide del pittore di corte Daniel Seiter e la tela con la Veduta del castello di Saint Cloud, residenza dei duchi d’Orléans; si devono invece all’intervento di Juvarra e Baroni di Tavigliano la boiserie con motivi a grottesche e cineserie e i dipinti di Giovanni Battista Crosato, due dei quali trafugati nel 1979. Alle pareti si trovano ritratti del Cardinal Maurizio, di Anna d’Orléans, di Vittorio Emanuele II con in mano il programma dell’Istituto e della sua consorte Adelaide d’Asburgo-Lorena.

Appartamento del Re, Anticamera verso levante (7)

La sala, dedicata allo svago, nel Settecento ospitava tavoli da gioco e accessori per giochi di società; sulle pareti erano esposti dipinti di vari formati e soggetti. La sala si presenta come il risultato di successivi interventi commissionati da Anna Maria d’Orleans e da Carlo Emanuele III. Alla prima fase risale la volta in stucco, alla seconda le boiserie e le tele raffiguranti Giochi di putti di Giovanni Battista Crosato; sono invece perdute le sei tele con episodi mitologici. Risalgono al periodo dell’Istituto per le Figlie dei Militari il Ritratto di Umberto I e la lapide in bronzo che riporta il bollettino con cui il generale Armando Diaz comunicò la fine della Prima Guerra Mondiale nel 1918.

Appartamento del Re, Gabinetto verso Levante alla China (8)

Gli inventari settecenteschi descrivono nel “Gabinetto alla China” tessuti e tende in taffetas, ma non la boiserie con pannelli simulanti carte cinesi e la volta, realizzati da Pietro Massa e bottega fra il 1732 e 1735 circa nell’ambito del progetto di Juvarra e Baroni di Tavigliano. La boiserie, trasferita nel 1868 al castello di Moncalieri, fu spedita a Roma nel 1888 per decorare la camera da letto negli Appartamenti Imperiali nel palazzo del Quirinale. Dopo il 1890, il Gabinetto venne utilizzato come aula scolastica dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari. Un progetto in collaborazione con il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, realizzato da Giorgio Rolando Perino, ha consentito di rievocare la collocazione originaria dei pannelli oggi al Quirinale.

Appartamento del Re, Gabinetto della Libreria verso mezza notte (9)

Il progetto di Juvarra prevedeva qui una sala “della Libreria” (1734-1740), composta da una preziosa boiserie, sculture in legno dorato e vasi di maiolica all’orientale; completavano l’arredo una consolle, sei sgabelli e due sputacchiere, oggi a Palazzo Reale. Restano la volta, decorata da Giovanni Francesco Fariano con Minerva che scaccia i giganti tra grottesche e arabeschi, e il pavimento in legno di noce intarsiato; la boiserie fu infatti trasferita nel 1876 a Roma per arredare il palazzo del Quirinale. L’Istituto per le Figlie dei Militari utilizzò il Gabinetto come studio della vicedirettrice e in seguito come aula. Oggi il ricco arredo originario è evocato da una proiezione, resa possibile dal sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.

Appartamento del Re, Gabinetto verso mezza notte, e Ponente alla China (5)

Questo ambiente era chiamato nel ‘700 Gabinetto alla China per i pannelli e le boiseries che simulano soggetti e tecniche di arredi creati in Oriente per la committenza europea. L’insieme decorativo, completato sulla volta da motivi “a grotteschi” e “alla China” entro delicati stucchi attribuiti a Giovanni Maria Andreoli, è frutto dell’ideazione di Filippo Juvarra con Baroni di Tavigliano e della straordinaria abilità dell’atelier di Pietro Massa, “pittore alla chinese” attivo a Palazzo Reale e nei quattro gabinetti della Villa. Dal 1868 il gabinetto, perduti i tavoli dipinti con “figure, ed ornamenti alla China”, venne trasformato in parlatorio della direttrice dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari.

Appartamento del Re, Camera del letto verso ponente (4)

La stanza è il risultato di successivi interventi decorativi. Il primo fu affidato a Filippo Juvarra dalla regina Anna Maria d’Orléans e vide, tra il 1718 e il 1720, la realizzazione della volta con stucchi e dipinti di Claudio Francesco Beaumont raffiguranti le Stagioni e il Carro di Apollo. Un secondo invece, da situare a partire dal 1730, va riferito alla committenza di Carlo Emanuele III e Polissena d’Assia e vide il coinvolgimento di Baroni di Tavigliano. Boiserie e specchiere erano completate da tappezzeria e letto in taffetas “alla China” e da tele con Storie di Enea di Corrado Giaquinto. La tappezzeria, ricollocata ai lati della specchiera, è evocata in copia fotografica su tessuto ignifugo sulle restanti pareti.
Dal 1868, dopo il distacco e il trasporto delle sei sovrapporte di Giaquinto al Quirinale – sostituite oggi da copie fotografiche – la sala prese il nome dai ritratti dei sovrani Umberto I e Margherita, qui raffigurata da Luigi Biagi nel 1879.

Appartamento del Re, Anticamera verso Ponente (3)

Gli inventari settecenteschi attestano la presenza in questa anticamera di oltre ottanta dipinti fra ritratti, nature morte, scene mitologiche e paesaggi, oggi quasi interamente perduti. La volta presenta una decorazione a stucco databile al primo soggiorno di Anna Maria d’Orléans, mentre l’allestimento delle pareti risale al progetto di Juvarra e Baroni di Tavigliano, elaborato per Carlo Emanuele III e Polissena d’Assia-Rheinfels (1730–1735). Alle pareti è stata riallestita la tappezzeria in taffetas chiné à la branche di manifattura francese della metà del Settecento, con motivi decorativi a girali vegetali, cornucopie e uccelli. Divani e poltrone furono qui collocati nel 1868, quando la Villa divenne sede dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari.

Appartamento della Regina, Anticamera verso Ponente (11)
La stanza, che gli inventari settecenteschi indicano come “Anticamera” contenente oltre ottanta dipinti di vario soggetto e formato, è il risultato di successivi aggiornamenti decorativi: per Anna Maria d’Orléans fu decorata la volta con stucchi e dipinti “a grotteschi” e una tela di Daniel Seiter raffigurante Il Tempo e la Fama; al progetto juvarriano appartengono lo zoccolo, le specchiere, le sovrapporte con Rovine architettoniche riferite a Giovanni Domenico Gambone e il paracamino.
Risale infine al periodo napoleonico la decorazione delle pareti con “ornemens, arabesques, et figures”, creata da Carlo Pagani (1811) per uniformarsi alla volta preesistente “sur le gout d’Erculan, et chinois”. Dal 1868 la sala fu trasformata in aula scolastica dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari.

Appartamento della Regina, Gabinetto verso Mezzo Giorno e Ponente (13)
La sala, dove gli inventari settecenteschi descrivono tavolini, servizi da tè, caffè, cioccolata, porcellane e argenterie, unisce il gusto della cineseria alla meraviglia degli specchi, montati tra le porte, nelle sovrapporte con monogrammi dorati di Polissena d’Assia-Rheinfels nelle specchiere angolari. Sulla volta entro una ricca cornice in stucco dorato e nei pannelli dello zoccolo sono personaggi esotici e scene alla orientale realizzati dall’atelier di Pietro Massa su progetto di Juvarra e Baroni di Tavigliano (1730-1735): alle pareti vi era in origine un “taffetà alla China con fiori, ed ucelli” perduto nel 1942. Dispersi i tavolini sotto le specchiere angolari e la console, resta il mobile a due corpi con decorazioni in “lacca povera” (1740 circa). Dal 1868 il gabinetto diventa “Camera da letto per la direttrice” (1890) poi “Salottino d’angolo” (1931).

Appartamento della regina, Gabinetto verso Mezzo Giorno e Ponente alla China (17)

Gli inventari settecenteschi descrivono tende in taffetas “alla China” e una ricca suppellettile in porcellana orientale e occidentale (Guanyin, Cani di Fo, Budai) oggi in parte individuata in Palazzo reale, completata dall’Ottocento da quattro“Pagode”, statue in scagliola dipinta tuttora collocate sui supporti angolari.
L’ambiente è il risultato del progetto unitario per volta e boiserie riferibile a Juvarra e Baroni di Tavigliano e realizzato dall‘atelier di Pietro Massa con pannelli a fondo rosso inseriti in una complessa struttura lignea con decori a fondo nero con tecniche alla orientale derivate dalla trattatistica europea. Con l’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari Italiani l’ambiente è adibito a studio della Direttrice (1890), come salotto di ricevimento.

Appartamento della Regina, Gabinetto verso Levante detto “delle Ventaglyne” (16)

Gli inventari settecenteschi identificano la stanza come “Gabinetto delle Ventaglyne” per la presenza nella boiserie di oltre trenta ventagli dipinti e incorniciati. Le “ventaglyne” rappresentavano temi mitologici, scene di genere e “alla Chinese” ed erano intervallate da una ventina di ritratti in miniatura raffiguranti membri di casa Savoia e di famiglie reali europee ad essa imparentate. Il restauro ha rimesso in luce tracce degli ornati che incorniciavano le opere, successivamente occultate da strati di carte di rivestimento, rendendo riconoscibile il progetto decorativo originario del prezioso Gabinetto.
Con l’insediamento dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari, perduti i ritratti e le “ventaglyne”, la stanza venne destinata a studio della direttrice.

Backyard Garden: