Museo Bagatti Valsecchi, Milano

 

Nascosto tra le vetrine luminose della Milano bene, solitario e un po’ appartato, si cela il bellissimo museo Bagatti Valsecchi. Lo visitai nel tardo pomeriggio ed essendo molto buio, sebbene il museo così cupo non mancasse di un certo fascino, era difficile fare foto.

Al contrario del vicino museo Poldi Pezzoli, in gran parte ricostruito perché purtroppo distrutto durante la II guerra mondiale, il Bagatti Valsecchi è uno straordinario esempio di casa museo perfettamente conservata. Ci consente di conoscere il gusto della colta e ricca borghesia aristocratica, in pieno periodo post-unitario, un gusto eclettico, passatista e tipico di quell’ottocento nozionistico e nostalgico che tanto mi piace.

Fausto e Giuseppe
La casa museo Bagatti Valsecchi è uno di quei rari casi in cui l’arredo è rimasto intatto nella maniera in cui la crearono i proprietari, i due fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi. Nati a Milano, rispettivamente nel 1843 e nel 1845, entrambi laureati in giurisprudenza, si appassionarono all’arte e soprattutto all’architettura, tanto da occuparsi della progettazione di numerose costruzioni ed in primis a quella delle loro due case ai numeri 10 e 7 in via Santo Spirito a Milano. Il culto delle cose d’arte sembra gli venisse dal padre Pietro (1802-1864), pittore a cui son dovute numerose pitture su vetro.

Amanti del Rinascimento
Benestanti abbastanza da potersi dedicare unicamente al loro divertissement, lavorarono sempre insieme e fecero delle loro dimore le case ideali, l’una ispirata al tardo Cinquecento e l’altra al Quattrocento lombardi e che alla fine unirono in una casa unica. Fu questa la loro opera più importante, che arredarono in modo più fedele possibile ad una dimora d’epoca. Qui raccolsero anche la loro collezione di dipinti, sculture, armi, vetri, oreficerie, ceramiche, tessuti, libri, oggetti d’artigianato appartenenti all’intero ciclo del Rinascimento lombardo e italiano.
Veri e propri amanti dell’arte lombarda furono loro, nel 1901, a finanziare il restauro della solariana chiesa di Santa Maria della Pace, che venne adibita a sala da concerti con il nome di “Salone Perosi” ( in seguito restituita alla pratica religiosa) e anche, nel 1906, il ripristino della porta detta “dei Carmini” del Castello Sforzesco milanese, attrezzata con il ponte levatoio.

Il gusto corrente
Il gusto per il rinascimento italiano era in linea con il programma culturale varato dalla monarchia sabauda all’indomani dell’Unità d’Italia; proprio nel Rinascimento essa individuava il momento cui guardare per la costruzione di una nuova arte nazionale. Nello stesso periodo, ovvero gli ultimi decenni del XIX secolo, era ben diffusa anche la rivalutazione dei puristi quattrocenteschi (tanto amati da Venturi) e ancora si strascinavano echi dello stile medievaleggiante tardo romantico (sono gli anni della costruzione del castello medievale di Torino). E’ questo lo sfondo che creerà il pastiche eclettico architettonico con un personaggio leader come Boito e poi Beltrami. Rispetto però all’architettura del tempo, dominata dal più confuso e tormentato eclettismo e ansiosa di creare uno stile nuovo nato dalla mistione, i fratelli Bagatti Valsecchi, estranei all’agone professionale, mecenati e collezionisti, appassionati e sapientissimi conoscitori dei vecchi stili, preferivano pittosto riprodurli fedelmente, evitando al contempo la freddezza accademica.

Altre opere
I fratelli Bagatti Valsecchi non si limitarono alla dimora milanese, ma apportarono importanti rifacimenti e miglioramenti, verso la fine del secolo, alle loro ville di campagna: a Cardano sopra Menaggio in provincia di Como, e specialmente a Varedo in provincia di Milano.
In quest’ultima località essi realizzarono un insieme villa-giardino-corti coloniche quasi integralmente nuovo, nella scia della tradizione barocca lombarda; nel parco della villa, inoltre, nel 1884, ricomposero alcune campate del lazzaretto di Milano, ivi trasportate all’epoca della malaugurata distruzione di quel notevole complesso rinascimentale. Ancora a Varedo essi costruirono il complesso parrocchiale con chiesa ed edifici annessi in stile gotico lombardo. Lo stesso stile secondo il quale, su progetto del solo Fausto, fu eretta la parrocchiale di Verderio nel 1902, mentre Giuseppe adottò lo stile rinascimentale per quella di Senago (19o8-1913).
Fra le opere destinate all’uso religioso vanno comprese diverse cappelle funerarie (lista completa qui).

Stranezze 
Sembrano davvero due ricchi mecenati che dedicavano il loro tempo e denaro all’arte e alla sua conservazione, ma non per questo si disinteressarono della vita civile, anzi, ricoprirono varie cariche di enti o istituzioni a carattere filantropico. Basti ricordare che Giuseppe, sopravvissuto al fratello morto alla vigilia della prima guerra mondiale, si arruolò già settuagenario, come infermiere volontario dell’ospedale mobile della C.R.I., e in seguito come vedetta antiaerea alla periferia di Milano.
Particolarmente singolare fu la vitalità di tutte e due i fratelli nell’ambito sportivo: precursori dello sport ciclistico, figurando tra i fondatori del “Veloce Club” di Milano, si cimentarono anche in altre originali passioni sportive quali l’equitazione, le ascensioni in pallone aerostatico e il velocipede.

Ultimi anni 
Alla morte dei due fratelli, avvenuta nel 1914 per Fausto e nel 1934 per Giuseppe, la casa resterà ai loro eredi, i cinque figli di Giuseppe nati dal suo matrimonio con Carolina Borromeo, celebrato nel 1882. Finché Pasinio, uno dei figli di Giuseppe, nel 1974 decise costituire la Fondazione Bagatti Valsecchi, alla quale donò il patrimonio delle opere d’arte raccolto dai suoi avi. Nel 1994 apriva al pubblico il Museo Bagatti Valsecchi.

Infos&sources: Dizionario Biografico degli Italiani;  museobagattivalsecchi.org

Scalone d’ingresso

Dalla biglietteria del Museo si accede, tramite una scala con una bella ringhiera in ferro lavorata a racemi e fiori, al piano nobile del Palazzo. Dal ballatoio si accede al primo ambiente dell’appartamento di Fausto: sebbene i locali di rappresentanza fossero comuni, ambedue i fratelli disponevo di alcuni ambienti personali, che creavano all’interno della loro dimora due aree private.

Sala dell’Affresco

Un vestibolo funge da anticamera alla Sala dell’Affresco, la quale deve il proprio nome all’opera datata 1495 del pittore bergamasco Antonio Boselli raffigurante la Madonna della Misericordia già nella chiesa parrocchiale di Ponteranica, in provincia di Bergamo. Questa prima stanza dell’appartamento di Fausto è esemplare dell’articolata ed elegante rievocazione del Rinascimento che caratterizza casa Bagatti Valsecchi. In occasioni particolari, l’ambiente fu impiegato dalla famiglia quale cappella privata in cui celebrare matrimoni o battesimi.

Sala Bevilacqua

La Sala Bevilacqua fungeva da elegante salottino privato di Fausto Bagatti Valsecchi. Insieme al grande Salone, è l’unica stanza della casa che conserva ancora la preziosa tappezzeria originale realizzata alla fine dell’Ottocento. Tra le opere allestite in questo ambiente, spicca la preziosa tavola polimaterica della Madonna col Bambino, opera di fine Quattrocento del pittore milanese Ambrogio Bevilacqua.

Biblioteca

La Biblioteca, ideata per offrire un ambiente adatto allo studio e alla concentrazione, è raccolta entro il compatto fronte degli armadi in legno che ne adornano le pareti. La sua decorazione pittorica, realizzata nel 1887 da Luigi Cavenaghi, si ispira ai cinquecenteschi  affreschi del Bergognone nella sala capitolare di Santa Maria della Passione a Milano. Una preziosa coppia di globi datati al 1579 – uno terrestre, l’altro celeste – è allestita su piedestalli ottocenteschi mentre il lungo tavolo centrale ospita antichi manufatti in avorio, cofanetti e strumenti scientifici.

Camera del Letto Valtellinese

Nonostante le sue dimensioni piuttosto raccolte, la Camera da letto di Fausto accoglie alcune delle opere più importanti della collezione Bagatti Valsecchi: tra queste, il cinquecentesco polittico della Vergine col Bambino e Santi del Giampietrino e il letto adorno di virtuosistici  rilievi lignei proveniente da Palazzo Visconti Venosta a Grosio, in Valtellina. Alla raffinatezza dell’ambiente contribuiscono la cura e l’originalità dei dettagli: il pavimento in marmo simula un tappeto adorno di frange, mentre nei lacunari del soffitto neorinascimentale le lettere del nome “Faustus” si alternano agli stemmi Bagatti Valsecchi.

piccolo vestibolo

Sala da Bagno

Un piccolo vestibolo conduce alla Sala da Bagno. Questo ambiente apparentemente spoglio  interpreta al meglio la filosofia di casa Bagatti Valsecchi: l’amore per il passato e l’arte del Rinascimento sposato alla ricerca di comodità moderne. A dispetto delle apparenze antiche, il lavamano in bronzo e la vasca in marmo sono infatti sanitari ad acqua corrente, rivelandosi dotazioni particolarmente all’avanguardia per la fine dell’Ottocento.

Stanza del Labirinto

Questo ambiente deve il proprio nome alla decorazione del soffitto, ispirata alla cinquecentesca Stanza del Labirinto nel Palazzo Ducale di Mantova. Sul tavolo ottagonale è allestita una collezione di piccoli attrezzi e oggetti d’uso antichi, tra cui chiavi, lucchetti e posate: l’attenzione collezionistica dei fratelli Bagatti Valsecchi spaziava dai dipinti antichi sino ai più semplici manufatti d’arte applicata, nella convinzione che questi oggetti d’uso fossero particolarmente adatti al loro collezionismo di impronta domestica e che potessero offrire validi motivi di ispirazione ai moderni artigiani ottocenteschi.

Galleria della Cupola

La Galleria della Cupola deve il proprio nome alla cupola con lucernario che la sovrasta. Come la parallela Galleria delle Armi, questo ambiente fiancheggia il grande Salone e svolge una funzione di raccordo tra i due corpi del Palazzo, mettendo in comunicazione l’appartamento di Fausto Bagatti Valsecchi con quello del fratello minore Giuseppe.  Sui lunghi tavoli addossati alle pareti sono allestite alcune delle ceramiche più importanti della collezione Bagatti Valsecchi, tra le quali spicca un grande vaso firmato da Ippolito Rombaldoni e datato al 1678.

Sala della Stufa Valtellinese

La stanza rappresenta il primo ambiente dell’appartamento di Giuseppe Bagatti Valsecchi e della moglie Carolina Borromeo; fungeva da salotto e deve il proprio nome al rivestimento in legno applicato lungo le pareti già in un locale della stufa di un’antica casa di Sondrio. Sopra al camino una scritta in latino liberamente ispirata a una frase di Sant’Agostino mette in guardia quanti pensassero di approfittare di una sosta dinanzi al fuoco per fare pettegolezzi: “Chi ama dir male degli assenti, sappia che questo focolare gli è precluso”.

Camera Rossa

Nella camera matrimoniale di Carolina Borromeo e Giuseppe Bagatti Valsecchi troneggia il grande letto siciliano in ferro battuto decorato a foglia d’oro. L’insieme fastoso della stanza offre il degno sfondo alla bella raccolta di tavole quattro-cinquecentesche disposte lungo le pareti: tra queste, spicca la Santa Giustina di Giovanni Bellini databile verso il 1470. Tra gli arredi di questo ambiente si segnala un gruppo di antichi mobili per bambini, quasi a voler alludere ai cinque figli nati dal matrimonio di Giuseppe e Carolina.

Camera Verde

Questo ambiente, adiacente alla stanza matrimoniale, era la camera da letto di Giuseppe Bagatti Valsecchi, il quale, secondo l’uso delle famiglie aristocratiche del tempo, disponeva anche di una propria stanza privata. Sui tavoli sono allestiti, tra gli altri, alcuni oggetti liturgici quali ostensori e reliquari quattro-cinquecenteschi, che concorrono a ribadire l’atmosfera raffinata e preziosa di questa camera da letto.

Salone

Il grande Salone è l’ambiente più vasto di casa Bagatti Valsecchi: per rendere più maestosa questa stanza,  vero e proprio luogo di rappresentanza della dimora, i due fratelli concepirono un ambiente a doppia altezza e ne adornarono il soffitto con  importanti cassettoni lignei abbelliti da pigne dorate. Un articolato impianto di illuminazione fa rifulgere la stanza in tutta la sua sontuosità: al grande lampadario centrale si affiancano otto torciere e, negli angoli della stanza, quattro lampade a piedistallo. Inizialmente alimentati a gas, questi lampadari furono tutti precocemente convertiti all’alimentazione elettrica. Casa Bagatti Valsecchi fu infatti una delle prime dimore private di Milano a dotarsi di corrente elettrica, ribadendo l’interesse di Fausto e Giuseppe per le innovazioni tecnologiche e per le più avveniristiche invenzioni della propria epoca.

 Sala da Pranzo

Il rivestimento di questo ambiente è formato da quattro grandi riquadri ricavati da una coppia di arazzi prodotti a Bruxelles verso il 1570, raffiguranti episodi della vita del re persiano Ciro. A sinistra del grande camino, una porta oggi chiusa conduceva all’office, dove, attraverso un montavivande, arrivavano i pasti preparati nella sottostante cucina al piano terra. Sul tavolo centrale e nei quattro mobili vetrina sono allestiti antichi manufatti in vetro e ceramiche rinascimentali.

Galleria delle armi

In questo lungo ambiente simmetrico alla Galleria della Cupola i due fratelli esposero le armi e le armature della loro raccolta. Come nel resto della dimora, esemplari antichi si affiancano a manufatti in stile o integrati, così da dare l’impressione di trovarsi in un’antica sala d’armi: spade e alabarde sono disposte nelle rastrelliere lungo le pareti, gli elmi sono allestiti su antichi cassoni mentre le armature fanno bella mostra di sé ricomposte su piedestalli. Questo ambiente completa l’articolata scenografia di casa Bagatti Valsecchi e celebra la grande passione per le armi antiche, uno dei tratti distintivi del collezionismo lombardo. Oltre che da strumenti difensivi come scudi e armature, la raccolta è composta pressoché esclusivamente da armi bianche, ovvero armi complete di lama; agli occhi dei due fratelli esse apparivano,  rispetto a quelle da fuoco, più funzionali all’evocazione del Rinascimento che andavano perseguendo.


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3 Commenti a “Museo Bagatti Valsecchi, Milano”

  • carpewebem

    As a mathematician I should one day study the symbolics of polyhedrons.

    The shell over the door reminded me of the one you use at the beginning of your blog post title and for your Facebook page 🙂

    • Annalisa P. Cignitti
      Rocaille

      Yes, you noted that too. The shell is definitely my symbol. Maybe, as a mathematician, you should study the proportions of it 🙂

      • carpewebem

        You’re telling this to the one who already intended to buy a half Nautilus shell next time he goes to Deyrolle 🙂

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